di Paola Tiriticco

 

Un viaggio esoterico nel parco più bello d’Italia e dentro noi stessi

 

Un’antica leggenda Indù narra che all’inizio di tutte le cose il dio Brahma , creatore del mondo, mise un grammo di divinità in tutti gli esseri viventi.

Ma dopo poco, Brahma si rese conto che l’uomo era l’unico a non essere degno di questo dono e chiese agli dei minori di togliere quel grammo di divinità e di nasconderlo dove gli uomini non potessero trovarlo mai più.

Questi proposero quindi di scavare una buca fino al centro della terra o di seppellirlo sotto le acque dell’oceano o magari di nasconderlo nel cielo più alto.

Ma Brahma non fu soddisfatto: “Conosco gli uomini, sono troppo intelligenti e prima o poi finirebbero per ritrovare la scintilla divina.”

Gli dei si arresero, chiedendo a Brahma di trovare una soluzione.

“Ecco ciò che faremo della divinità dell’uomo – sentenziò Brahma- la nasconderemo nel profondo del suo cuore , l’unico luogo dove non la cercherà mai”.

Comincia così la visita guidata alla Villa Durazzo Pallavicini di Genova Pegli, con una guida straordinaria che ci fa anche un’altra impegnativa promessa “ Se avrete la pazienza di seguirmi in questo viaggio esoterico, alla fine di questo percorso vi porterò a ritrovare quel grammo di divinità perduto”.

La guida non è una persona qualunque, si tratta dell’Architetto Silvana Ghigino, direttrice della Villa Durazzo Pallavicini e professoressa di restauro del giardino storico, presso la facoltà di Architettura dell’Università di Genova.

Si devono a lei, ai suoi 40 anni passati a studiare la Villa  e alla sua incredibile energia e passione, i restauri straordinari che ci permettono oggi questa inaspettata passeggiata.

Con queste impegnative promesse cominciamo un viaggio che è insieme godimento per gli occhi, una lezione di botanica , di architettura dei giardini, di storia di una delle famiglie più potenti di Genova e del suo tempo, e per chi ne avesse voglia anche una riflessione filosofica e un viaggio all’interno di se stessi.

La Villa Pallavicini fu infatti fortemente voluta e realizzata da due amici fraterni, che condividevano anche una profonda cultura e l’appartenenza alla Massoneria: il Marchese Ignazio Alessandro Pallavicini (1800-1871) e l’architetto Michele Canzio (1788-1868), primo scenografo del Teatro Carlo Felice.

I lavori iniziarono nel 1840 e si conclusero nel 1846, permettendo ad Ignazio di mostrare orgoglioso la sua creatura prima agli amici e poi di aprire il Parco alla cittadinanza.

Comincia così a delinearsi un mondo affascinante che merita di essere approfondito e studiato, quello di un mecenate che ha lasciato alla città una sua idea di sviluppo,  non vivendo isolato nei suoi possedimenti ma al contrario inserendosi nel tessuto sociale, ponendo ad esempio come condizione irrinunciabile, che la neonata ferrovia si fermasse proprio davanti alla sua villa , trasformando così Pegli in una rinomata stazione di villeggiatura e dando lavoro a centinaia di persone.

Impose ai frati della vicina chiesa di San Martino la demolizione del campanile per costruirne un altro che potesse integrarsi meglio con la scenografia del parco, ma lo fece a sue spese e obbligò i suoi eredi a farsi carico della manutenzione (cosa che ancora avviene).

Ma torniamo alla visita, gli 8 ettari di giardino furono concepiti da Canzio come un melodramma teatrale, dove il visitatore si sposta per vedere le diverse ambientazioni, dando vita ad una vera e propria pièce teatrale. La storia si divide in 3 atti, ognuno composto da 4 scene più un prologo, un antefatto e un esodo finale.

Fin dal 1846 furono redatte guide per i visitatori che ci permettono di seguire l’intento ludico di Ignazio e Michele.

Un viaggio che ci porta nella cultura dell’epoca, tra castelli medievali, un parco divertimenti ingegnosamente dotato di meccanismi sofisticati, la ricostruzione di una guerra con tanto di tombe gotiche per i guerrieri caduti e poi il lago con i giochi d’acqua, incredibili grotte ricostruite così fedelmente che si stenta a credere che non siano naturali.

Il tutto immerso in un giardino all’inglese dove ogni ramo ha la sua funzione estetica.

Ma nascosta, forse neanche troppo,  c’è anche un’altra chiave di lettura, meno palese, anzi decisamente celata  (essere massoni era infatti punito con l’arresto), ed è quella esoterica.

È proprio questo il viaggio che la Professoressa Ghigino ci permette di fare, non senza ironia, momenti di riflessione personale e intima, spunti e spiragli sulla cultura dell’epoca e la storia di quegli anni, in una visita che dura più di 4 ore (ma si vorrebbe non finisse mai).

Si tratta di un percorso iniziatico pieno zeppo di simboli, di riflessioni, di studi e di filosofia che è impossibile, anzi controproducente, riassumere in poche righe.

Tutto è talmente ben nascosto che ci sono voluti anni di studi e l’apertura delle casse contenenti i documenti di Ignazio, per capire questo doppio piano di lettura.

Improvvisamente tutto ci sembra più chiaro, anche lo sforzo che deve aver richiesto la costruzione di un simile parco, sbancando l’intera collina, riportando il terreno per formare terrapieni dove c’era solo il dirupo.

Tutto questo lavoro serviva a mostrarci la strada verso quel grammo di divinità così ben nascosto nel nostro cuore e per godere dell’ordine perfetto del creato.

Villa Pallavicini è davvero un gioiello tanto che nel 2017 è stato nominato “Parco più bello d’Italia” (il camelieto è il più esteso e antico d’Italia e la sua fioritura tra febbraio ed aprile è spettacolare).

In più ci sono gli scorci di Genova, del suo mare e della Lanterna in lontananza, la fascinazione per uomini che hanno segnato un’epoca, e infine la gratitudine verso questa appassionata studiosa che con inesauribile energia porta avanti il suo progetto e trova anche il tempo di farcene partecipi.

Silvana Ghigino, lontana dall’essere soddisfatta da quanto finora realizzato, ha in mente mille progetti e mille restauri, si mette in gioco anche con la sua interiorità, sempre attenta a che noi turisti distratti non si calpesti il prato,  “l’erba non sopporta di essere calpestata”, poi si china rapida a raccogliere una foglia secca che turba l’equilibrio, proprio come faremmo noi sul balcone di casa nostra, e in questo gesto è raccolto tutto l’amore verso la Villa Durazzo Pallavicini.

 

n.b. Molte sono le informazioni interessanti che non hanno trovato spazio in queste righe, quindi per approfondire due piccoli suggerimenti :

 

www.villadurazzopallavicini.it

 

Il Parco Nascosto. Villa Pallavicini a Pegli di Silvana Ghigino

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