Un concerto-racconto che fa della tradizione della chanson il punto di partenza per una riflessione sul tempo e sull’identità scenica
Il tour italiano di Ute Lemper ha toccato Roma come seconda tappa. All’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in Sala Petrassi, l’attrice e cantante tedesca presenta Paris Paris, un programma dedicato all’esaltazione della chanson française attraverso i ricordi della vita parigina che l’artista ha condotto tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90: partendo da questi ricordi, Ute costruisce una riflessione sulla memoria, sui rimpianti che uno può avere rispetto al proprio passato, e sul tempo che passa, anche sul proprio corpo.

Ute Lemper di vite sembra averne vissute mille: classe 1963, si forma come cantante e attrice tra Colonia e Vienna, e in questa stessa città debutta nel musical Cats; in seguito si afferma nella scena berlinese e parigina con Cabaret, che le vale il Premio Molière. Interprete iconica del repertorio di Kurt Weill e della chanson francese, ha calcato i principali palcoscenici internazionali, da Brodaway al West End di Londra. Nel corso di una carriera poliedrica tra musica, teatro e cinema, ha pubblicato oltre 30 album e sviluppato un percorso artistico internazionale, vivendo e lavorando tra Europa e New York.
“Roma, questa è la tua sorella”: nel settantesimo anno del gemellaggio tra le due capitali, Lemper rende omaggio a questa unione portando nella Città Eterna la bellezza della sua sorella francese attraverso gli occhi di Ute, che insieme a Vana Grierig al pianoforte, Giuseppe Bassi al contrabbasso e Ludovic Beier alla fisarmonica, ha interpretato i brani dei grandi della chanson française, da Jacques Brel, a Léo Ferré, da Barbara a Édith Piaf, intramezzati da recitativi, tra cui poesie di Jacques Prévert. Attraverso le parole e la musica, Lemper si addentra nella propria memoria legata a Parigi e a questi artisti, dall’incontro con uno dei compositori Édith Piaf, alla telefonata con l’immensa Marlene Dietrich, grande icona del cabaret e del cinema europeo, della quale Ute Lemper è oggi considerata una delle eredi. Dai ricordi parigini Lemper scivola sempre di più nella sua memoria più intima: la costante riflessione sul passare del tempo e sul guardare indietro verso il proprio passato, riaffiora il burrascoso rapporto con sua madre, dalla quale Ute si è allontanata per seguire la propria strada.
Ma la strada che doveva prendere la vita di Ute Lemper non poteva essere che questa: con Paris Paris la Lemper si riconferma ancora una volta come una delle più grandi artiste sulla scena teatrale e canora. La naturalezza con cui conduce una performance da oltre novanta minuti interpretando brani così tecnicamente complicati, e la fluidità con cui passa dal cantato al recitativo è strabiliante, e la chanson française le consente di dispiegare una vocalità rara e preziosa, capace di emergere con intensità e precisione fuori dal comune. La qualità esecutiva e interpretativa del concerto consolida Ute Lemper come una straordinaria showgirl ancora oggi, nel vero senso del termine.
Paris Paris porta a casa con sé un aspetto meno convincente, non per la performance in sé, quanto al contesto in cui si è trovata: un concerto cantato e recitato quasi totalmente in francese – seppur con qualche passaggio in inglese e in italiano – non ha reso lo spettacolo molto facile da seguire per chi non mastica bene la lingua; c’è da supporre che chi è venuto a sentire Ute Lemper in uno spettacolo che omaggia la musica francese molto probabilmente se lo aspettava, ma, nonostante ciò, diversi spettatori hanno lasciato la sala prima della fine del concerto. Si può ipotizzare che sia stata proprio la barriera linguistica a influire anche sulla scorrevolezza della narrazione che doveva fare da fil rouge tra un brano e l’altro: si può ipotizzare che l’intenzione di Ute Lemper fosse quella di traspormare il proprio vissuto in una serie di riflessioni condivisibili, ma, se questa era l’intenzione, il risultato non appare del tutto riuscito, in quanto la percezione era quella di assistere a una narrazione autobiografica dell’artista difficile da seguire, sia per la non linearità che, come appena accennato, per una questione linguistica.

In conclusione, questo concerto è stato sicuramente una grande occasione per far conoscere meglio Ute Lemper dal pubblico italiano, per assistere a un momento di una qualità performativa incredibile, che per aver creato uno spazio di riflessione sul passare del tempo e sul rimpianto, argomento che logora le anime di tanti, e di quanto sia liberatorio, dopo un grande lavoro su sé stessi, dire – con la canzone con la quale Ute Lemper chiude la serata – “Non! Rien de rien Non! Je ne regrette rien”.
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Paris Paris – voce e performer: Ute Lemper – Pianoforte: Vana Grierig – Contrabbasso: Giuseppe Bassi – Fisarmonica: Ludovic Beier – A cura di: Fondazione Musica per Roma – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Sala Petrassi, 20 aprile 2026, Roma.





