Iscriviti alla NewsLetter
Cerca

“Under 30 Bombe Nemiche” – un’ora serrata dentro il caos dei trentenni

Allo Spazio Nous, Filippo Beltrami costruisce un monologo fisico e vorticoso che racconta paure, fragilità e smarrimenti della generazione under 30

E se la guerra smettesse di essere una notizia lontana, presente solo dentro lo schermo di uno smartphone o nel flusso senza sosta di immagini social, e bussasse improvvisamente alla porta di casa? È da questa domanda, feroce quanto destabilizzante, che prende forma “Under 30 Bombe Nemiche”, monologo scritto e interpretato da Filippo Beltrami, con la drammaturgia di Stefano Baronchelli, andato in scena – in prima romana – lo scorso 16 maggio allo Spazio Nous nell’ambito di “Inventaria – La Festa del Teatro OFF 2026”.

Filippo Beltrami

Lo spettacolo sceglie un ritmo, come arma principale della rappresentazione, che non concede tregua allo spettatore. Beltrami entra in scena e da quel momento il fiato sembra sospeso per tutta la durata della performance: un flusso continuo di parole, immagini, pensieri, allucinazioni contemporanee e derive emotive che si accavallano con una velocità quasi febbrile. In scena non c’è praticamente nulla, solo un’asta con microfono, una sedia capovolta – che ben rappresenterà la “trincea” dietro cui combattere e ripararsi –  un elmetto e lui, l’ attore chiamato a sostenere da solo il peso dell’intera architettura narrativa. Ed è proprio qui che il lavoro trova la sua forza più evidente.

La prova attoriale di Beltrami è intensa, fisica, nervosa, costantemente in tensione. Si passa attraverso  registri teatrali diversi con impressionante rapidità, dalla comicità surreale a momenti di inquietudine più cupa, senza perdere il controllo del palco neppure per un istante. Il monologo assume così i tratti di uno storytelling psichedelico, sopra le righe, volutamente eccessivo, che utilizza l’assurdo come lente deformante per osservare una generazione sospesa tra apatia e paura.

La guerra, in fondo, rimane quasi un pretesto narrativo. Non interessa tanto il conflitto in sé quanto ciò che quel conflitto rivela: la fragilità emotiva degli under 30, il senso di smarrimento permanente, i sogni evaporati troppo presto, il nichilismo che serpeggia sotto una superficie iperconnessa – tanto iperconnessa da teorizzare una guerra costruita ad arte dall’AI e da questa completamente gestita – ma spesso incapace di affrontare la realtà concreta. Lo spettacolo si interroga continuamente su quanto una generazione cresciuta dentro la tecnologia, protetta da una bolla virtuale fatta di notifiche e distrazioni, sarebbe davvero pronta a reggere l’urto della vita reale.

Beltrami racconta tutto questo con una scrittura irriverente e scoppiettante, capace di alternare sarcasmo e disperazione nel giro di poche battute. L’impressione è quella di assistere a un bombardamento continuo di immagini mentali e suggestioni, come se il protagonista fosse intrappolato dentro un gigantesco feed emotivo dal quale non riesce più a uscire.

Tra le figure che emergono con maggiore nitidezza c’è quella del nonno, presenza evocata più volte nel corso della drammaturgia. Un personaggio che rappresenta il legame con una dimensione familiare ancora concreta, imperfetta ma tangibile. Anche lui, però, è tutt’altro che rassicurante: colleziona esclusivamente i numeri uno delle riviste per costruire una sua improbabile arma artigianale, assemblata in modo precario e quasi grottesco. Una figura che diventa simbolo di una memoria distorta, di un passato che tenta ancora di offrire strumenti per sopravvivere al presente, pur rimanendo esso stesso profondamente disallineato.

Il pubblico dello Spazio Nous segue il monologo con attenzione costante. In sala si percepisce chiaramente quella sensazione di attesa continua, quasi di allarme, come se da un momento all’altro la narrazione potesse cambiare direzione improvvisamente. Ed è probabilmente proprio questo uno degli elementi più interessanti dello spettacolo: la capacità di trasformare il caos in motore scenico, mantenendo viva una tensione costante.

Eppure, nella sua “urgenza” comunicativa, “Under 30 Bombe Nemiche” rischia a tratti di voler contenere troppo. I temi affrontati sono numerosi: la guerra, la dipendenza tecnologica, il vuoto generazionale, la famiglia, la solitudine, la paura del futuro, il crollo delle aspettative sociali, il disagio emotivo contemporaneo. Tutti elementi estremamente attuali e potenzialmente potentissimi, ma che finiscono talvolta per sovrapporsi , sovraccaricando la mente e le sensazioni degli spettatori , senza trovare sempre un reale spazio di approfondimento.

Filippo Beltrami

La sensazione, soprattutto nella parte centrale del monologo, è quella di un accumulo incessante di stimoli che genera volutamente spaesamento, ma che in alcuni passaggi rischia anche di indebolire il filo conduttore della narrazione. Come se lo spettacolo, nel desiderio di raccontare il caos di una generazione, finisse per assorbirne anche la frammentarietà. Alla fine dello spettacolo, quando anche il suono degli ultimi applausi si è affievolito, resta la sensazione di trovarsi davanti ad un lavoro che ha scelto deliberatamente di stare dentro il caos del presente, senza filtri e senza facili appigli. La pièce colpisce soprattutto quando lascia emergere tutta la fragilità emotiva di una generazione costretta a convivere con paure nuove, aspettative disattese e un senso costante di precarietà. Uno spettacolo che travolge, ed a tratti disperde lo spettatore, ma conserva il merito di tentare un racconto sincero e profondamente contemporaneo, affidandosi quasi interamente all’energia della parola e alla tenuta scenica del suo interprete.

_________________________

Under 30 Bombe Nemiche di e con Filippo Beltrami, drammaturgia Stefano Baronchelli, Inventaria Festa del Teatro Off, in copertina Filippo Beltrami, Spazio Nous 16 maggio 2026

Foto ©Grazia Menna

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]