di Paola Tiriticco

Anche una piccola piattaforma può essere un sogno di indipendenza, libertà e volontà di costruire un mondo più giusto. Se poi questa piattaforma si trova in mezzo al mare, davanti alla costa romagnola, ma in acque internazionali, e se l’anno è il 1968, ecco che questa strana storia vera diventa un film che racconta un’utopia quasi realizzata e un desiderio che prima o poi tutti abbiamo accarezzato.

Parliamo ovviamente del film “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose” diretto da Sydney Sibilia (Smetto quando voglio) e con un grande cast, a cominciare dal protagonista, l’ingegnere Giorgio Rosa (Elio Germano), e poi Gabriella (Matilda de Angelis), Giovanni Leone (Luca Zingaretti), Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio), W.R. Neumann (Tom Wlaschiha). Il film ha da poco debuttato su Netflix e in pochi giorni è diventato uno dei titoli più popolari in Italia.

Dicevamo un’utopia, pensata e realizzata dallo stravagante Ing. Rosa, bolognese, che costruisce una piattaforma in acciaio di 400 metri quadri, e la posiziona sei miglia marine al largo di Rimini, proclamandola Repubblica Esperantista Dell’Isola delle Rose, con tanto di lingua ufficiale, l’esperanto, di moneta, il Mill, e di un inno nazionale, L’Olandese Volante di Richard Wagner. Presto l’isola avrà anche un abitante, Pietro Bernardini, approdato dopo un naufragio e rimasto come custode.

Il film non indugia sulla parte politica, sulle rivolte del ’68, ne evoca le atmosfere rimanendo ugualmente sempre leggero e divertente, tracciando un ritratto di quel movimento culturale che avrebbe portato, di lì a poco, ad una rivoluzione dei costumi e della politica. Una generazione di visionari allegri e sopra le righe è quella che segue l’ing. Rosa nella sua utopia, nel credere che anche l’impossibile possa realizzarsi, salvo poi scontrarsi con la seriosità della politica, intimorita da ciò che non può controllare né prevedere.

Proprio quella politica polverosa e anacronistica è interpretata magistralmente da Luca Zingaretti, il primo ministro Giovanni Leone, che davvero ci appare estraneo a tutto quello che gli succede intorno, ai cambiamenti inarrestabili di una società che evolve, o il ministro Restivo (Bentivoglio) che urla minacce al telefono.  Tutto appare esagerato, sproporzionato ed un po’ ridicolo.

Anche fisicamente la contrapposizione è netta: i polverosi e fermi palazzi della politica in contrasto con gli elementi della natura, il mare, il vento, le onde, la musica e i balli sulla piattaforma in mezzo all’Adriatico.

È un film che mette allegria, ironico e divertente, accompagnato da una colonna sonora che sottolinea questa atmosfera a tratti goliardica, a tratti combattiva, firmata dal compositore romano Michele Braga che aveva già collaborato con Sybilia in Smetto quando voglio – ad honorem.  Le canzoni originali dell’epoca ci fanno poi fare un tuffo in quegli anni con l’iconico “Sognando California” dei Dik Dik e nel finale “Sole Spento” di Caterina Caselli.

Sappiamo che questo sogno è stato distrutto con l’esplosivo nel febbraio 1969, naufragando come tante altre utopie di quegli anni, ma è divertente ricordarela forza e la caparbietà trascinante di quelli che ci hanno provato, 55 giorni di leggerezza che hanno saputo però spaventare lo stato italiano e creare un paradossale scompiglio.

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