di Maria Ester Campese

Poco più che ventenne, il britannico Nathan Head ha saputo suscitare interesse nella costellazione dei fotografi artistici.
Dedicatosi alla moderna digital art fotografica ne ha tratto ispirazione e una personale traduzione. I suoi scatti dalla forte identità artistica riprendono, con occhio acuto, il mondo reale.

Dopo l’applicazione della tecnica Photoshop, da lui appresa come autodidatta, queste sue immagini restituiscono la proiezione di un mondo pieno di gioioso colore.

Il soggetto ricorrente nei suoi lavori è l’estate come fosse un altro modo di viaggiare “virtuale”. Tema quanto mai attuale se calato nel contesto che oggi ci è imposto dal periodo pandemico che ci impedisce di farlo realmente.

Ma anche soggetti come musei o metro vuote, scale mobili e contesti urbani rielaborati da lui prendono una valenza del tutto differente.

La sua comunicativa cromatica risulta di fortissimo impatto e riporta l’osservatore, come in un flashback, ai mitici anni 80. Quel decennio che fu un concentrato di moda, musica, colore e spensieratezza di cui molti hanno un nostalgico ricordo.

La cifra stilistica che ha sviluppato Head è dunque il colore, quasi la sua personale rivoluzione. Sa andare oltre il confine definito tra le “belle arti” e l’arte digitale, attraverso il mezzo dell’editing.

Lui stesso dichiara che dopo i primi passi fatti in campo pittorico ha trovato più congeniale la possibilità di esprimersi attraverso la fotografia. Lo fa con l’accezione personalissima che ha saputo creare, utilizzando colori psichedelici e cenni di pop art.

Diventano così indiscussi protagonisti i suoi colori fluo sovraesposti. Ambienti e superfici, talora bigi, si trasformano in un batter d’occhio in coloratissimi, intensi e irreali luoghi, e proprio per questo originali, suggestivi nonché affabulanti.

Una diversità che ci introduce questo giovane artista, attraverso la poetica della sua fotografia. Aggiunge così al rapporto quotidiano della realtà, quel tocco di magia derivante dalle texture e dai toni luminosi da lui utilizzati.

Un’ondeggiante insieme, un’ottica differente sulla scia di pixel colore arcobaleno, che diventa raffinata evoluzione visiva. L’applicazione di filtri conduce all’esplosione di colori quali fucsia, arancio, giallo e blu, con un’estetica che risulta comunque sorprendentemente calibrata nel suo eccesso cromatico.

Questo giovane artista appartiene ed è figlio del mondo moderno. Sa dunque abilmente utilizzare i vari piani comunicativi e i mezzi che le tecnologie offrono, tra cui i social. Ha saputo anche tradurre le sue riproduzioni fotografiche in oggetti di merchandising considerati cool. Ecco quindi che i suoi scatti fan capolino su stampe, arazzi, poster e cartoline.

Un’arte ben concreta e nel contempo immateriale che pur tuttavia offre una sorta di allegro ristoro per occhi e animo. Un modo alternativo di “visitare” suggestivi luoghi esotici in attesa di poter riprendere i reali viaggi in modalità tradizionale.

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