Il suggeritore del riso: la lezione spumeggiante di Giacomo Rizzo
«Ho riso fino alle lacrime, fino allo sgomento, fino al malessere. La platea era come soggiogata da una violenza fin quasi sadica, e sembrava che l’occasione della risata nel crescere su sé stessa come un labirinto in verticale non avrebbe avuto mai sosta. Per una magia di prestidigitazione una battuta ne lasciava fiorire un’altra, e poi un’altra, un’altra ancora e i quiproquo sfondavano via via i leggeri tralicci di carta velina che li separavano. Non si resisteva: letteralmente, non si resisteva. E si cercava di comprimere la risata per non perdere quel che il palcoscenico continuava a srotolare: un lungo, interminabile tappeto di buffoneria, e di una buffoneria che dava la vertigine e sembrava spingerci verso una zona tenebrosa della coscienza dove il riso si trasforma in esaltazione e in febbre».
Le parole di Enzo Siciliano – apparse sulle colonne del Corriere della Sera del 1985 e scritte in occasione della messa in scena della Francesca da Rimini di Antonio Petito – non sono solo un reperto letterario, ma la cronaca di un sortilegio che, a cinquant’anni dalla prima leggendaria versione dei fratelli Aldo e Carlo Giuffré (1976), torna a manifestarsi con intatta ferocia attraverso l’attuale edizione intitolata Ed ecco a voi…Francesca da Rimini al Teatro Totò di Napoli.
Questa commedia resta un prodigioso esempio di metateatro ante litteram: una compagnia di farsaioli, nel tentativo di sostituire dei tragici, tritura il testo di Silvio Pellico in un cortocircuito tra linguaggio ricercato e carnalità dialettale. È un’opera d’avanguardia che già nel 1867 anticipava le scomposizioni pirandelliane e la sintesi teatrale futurista; un meccanismo a pressione che produce risate a getto continuo seguendo i ritmi frenetici di una vera e propria rivoluzione comica. A farsi motore di questa edizione è Giacomo Rizzo, già complice dei Giuffré nelle edizioni storiche (1976/1977, 1979, 1985/1986), che veste i panni del suggeritore.
Rizzo, dall’alto dei suoi ottantasette anni, si conferma un animale da palcoscenico di specie rara, quasi in via d’estinzione. Nonostante il tempo, la sua presenza scenica resta spumeggiante, un concentrato di energia che non si disperde, ma si condensa in una mimica facciale che è di per sé narrazione, dove ogni ruga accompagna il gesto con la precisione di un orologio svizzero prestato alla causa del farsesco. La sua è una prova di assoluta bravura: quella flemma che l’età gli ha donato non è un limite, ma una raffinata scelta stilistica. Diventa la cassa di risonanza ideale per la sua vis comica, un contrappunto lento e sornione alla frenesia degli eventi che si rincorrono sul palcoscenico. Rizzo sa quando attendere, sa quando sospendere il respiro della platea per poi colpire con una battuta o un semplice sguardo, raccogliendo consensi che non sono solo tributi alla carriera, ma risate fragorose e autentiche che esplodono in un teatro gremito.
Al suo fianco, si stagliano le prove di Enzo Attanasio e Gianni Parisi, chiamati all’arduo compito di rivestire i panni di Don Gennaro e Don Anselmo. In quel solco tracciato un tempo dalla monumentale recitazione dei fratelli Giuffré, Attanasio e Parisi non si limitano alla citazione, ma rinvigoriscono i ruoli con una veemenza comica meticolosa. La loro alchimia scenica restituisce vigore a una macchina spettacolare che non accusa il peso degli anni, ma che anzi ritrova nelle loro interpretazioni una nuova, sferzante linfa. Il merito del successo, inoltre, va esteso a un’intera compagnia capace di muoversi con un affiatamento simbiotico. È un ingranaggio corale, congeniale allo spirito petitiano, dove ogni attore contribuisce a srotolare quel “tappetto di buffoneria” di cui scriveva Siciliano. Il risultato finale è un’esperienza teatrale esaustiva, un successo di ritmo e precisione che ha saputo restituire al pubblico il sapore autentico di un’arte popolare che riesce ancora a generare meraviglia e fragorosi applausi.
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Ed ecco a voi…Francesca da Rimini di Giacomo Rizzo, da Antonio Petito – Regia: Giacomo Rizzo – Con: Giacomo Rizzo, Gianni Parisi, Carla Schiavone, Enzo Attanasio, Ida Anastasio, Ivano Schiavo, Mario Arienzo e Peppe Miccio – Scene: Massimo Malavolta – Costumi: Anna Giordano –Teatro Totò di Napoli, dal 23 aprile al 3 maggio 2026.





