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Truculentus: la farsa del fascismo tramite Plauto

Il copione di Tito Maccio Plauto, modernizzato da Vincenzo Zingaro, porta in secondo piano le trame sentimentali, in favore di inflessioni dialettali e parodie del fascismo

Anni trenta, un imprecisato villaggio in Sicilia: tutti gli abitanti sono in fermento per l’arrivo del Generale, una figura di spicco in un regime che non si vede ma si sente. Obbiettivo del generale è rivedere Frenèsia, prostituta presso il bordello della madame Anastasia, la quale sta nel mentre architettando una manipolazione a suo danno, far passare per figlio suo il bambino di una compagna. 

Frenesia è soggetto del desiderio di altri due cittadini. Il primo è Capatosta, un giovane dai modi romantici, l’unico del quale la bella cortigiana ricambi le attenzioni. Il secondo, il signorotto noto come il Guercio, ha sistemi molto più bruschi per affermare i propri desideri contro ogni ostacolo – inclusa la comica stupidità del servo Favino, il cui più grande talento è recitare le tabelline. Ammira e commenta le loro vicende, a debita distanza, il barista Truculento. Lui con le fimmine non vuole averci a che fare.

Il copione originale di Plauto per il Truculentus combina topoi e scenari già spesso ricorrenti – dal soldato borioso al giovane innamorato, passando per i numerosi servitori che si avvicendano in scena e muovono gli eventi – con una qualità rara anche oggi. È una donna, e una lavoratrice sessuale per di più, a condurre la trama per i suoi desideri. Frenesia, allora Fronesio, è astuta e sfacciata e a tutto tondo, soprattutto per un autore più specializzato in personaggi-maschera. La rappresentazione di Vincenzo Zingaro mostra invece una struttura narrativa più tradizionale, meno ironica, e con concessioni al dramma romantico moderno poco plautine. 

Ciò che vediamo in questo Truculentus non sono infatti le macchinazioni di una giovane astuta, che manovra il proprio destino per divertimento, ma un rapporto più puro osteggiato da un sistema marziale e crudele che divora chi ne fa parte. Il tono tende a rimbalzare da commedia a tragedia, e di nuovo alla commedia, a seconda dei personaggi che popolano lo schermo – un ping-pong non sempre impeccabile, ma solido abbastanza da sorreggere un finale tragico di cruda efficacia. La performance di Annalena Lombardi, che mette in scena anche un ottimo cantato, impreziosisce il tutto. 

Il resto della produzione presenta gli elementi di adattamento caratteristici delle produzioni diZingaro. L’ambientazione vintage, i costumi vistosi che definiscono immediatamente e a vista i personaggi, e a volte una localizzazione prettamente italiana. In questo Truculentus siamo in Sicilia, nel pieno del regime Fascista; l copione non contiene battute esplicitamente politiche, ma prende una posizione chiara ed encomiabile sul piano metateatrale.

I personaggi che attorniano Frenesia e Capatosta sono gigoneschi, caricaturali, dei pagliacci arroganti, e la loro natura fuori dalle righe è enfatizzata dalle inflessioni dialettali che caratterizzano le loro battute. Come il Podestà (Maurizio Casté), figura di perfetto anticarisma, e la pappona romagnola Anastasia (Laura de Angelis), che si perde in ossequio e devozione per l’arrivo del Zenerale.

Il soldato stesso (Giovanni Ribò), che possiede una posizione di rilievo militare poco importante per l’originale plautino, è una caricatura spietata dell’ideale mascolino marziale. Tutto pose impettite, frasi fatte, minacce alla patria nascoste in ogni angolo. Il fatto che i cittadini siano così devoti a lui è una critica, prima che a loro, all’intero sistema che lo ha portato in cima al mondo.

La sceneggiatura, un altro estro di Vincenzo Zingaro, è fissa su due ambienti – il bordello di Anastasia e il bar di Truculento – che diventano un mondo intero a seconda di chi li abita. I costumi sono stilizzati e vistosi, ciascuno ben cucito al suo personaggio, e la scenografia ridotta è usata con sapienza e precisione. 

Ne emerge un Truculentus moderno, molto distante dalla sua fonte originaria, e con un nucleo ideologico forse distante da Plauto. Ma una buona intelaiatura è sufficiente per una rappresentazione piacevole, e per un messaggio che non bisogna mai smettere di mandare. 

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Truculentus – di Tito Maccio Plauto – adattamento e regia Vincenzo Zingaro – con Annalena Lombardi, Piero Sara, Giovanni Ribò, Rocco Militano, Laura de Angelis, Fabrizio Passerini, Maurizio Castè, Paolo Oppedisano – musiche Giovanni Zappalorto – Costumi Emiliana di Rubbo – scene Emilio Ortu Lieto e Vincenzo Zingaro – disegno luci Giovanna Venzi – scenotecnica Lorenzo Zapelloni – tecnico Massimo Sugoni – organizzazione Barbara Gai Barbieri – promozione Elisabetta Martinelli – Teatro Arcobaleno dal 6 al 29 marzo

Foto: ©Enzo Maniccia

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