di Sofia Chiappini

“Tradimenti” sono quelle pause tra i silenzi, quella foresta di amori che attraversiamo correndo, in una vita di impegni improrogabili, segnati a matita su agende cartacee stropicciate.

Si dice spesso che “Tradimenti”, nel suo spregiudicato perfezionismo drammaturgico, sia un testo che, date le evidenti ingerenze registiche imposte dall’autore, debba essere ‘solfeggiato’ più che recitato. Allo stesso modo in cui i musicisti leggono la musica e la cantano, scandendo semplicemente il ritmo e avendo come unico strumento il proprio corpo, così gli attori sono costretti a instaurare con questo testo un rapporto di fedeltà assoluta. Fondare la propria interpretazione sulla resa fedele della ritmicità interna a “Tradimenti” significa aver già superato uno degli ostacoli più importanti imposti da Pinter. Ed è proprio questo, d’altra parte, uno degli aspetti più lodevoli della messa in scena presentata al Teatro Basilica per la regia di Michele Sinisi.

Le ingombrati didascalie pinteriane diventano il simbolo di una borghesia colta e illuminata, la cui vita è, tuttavia, alimentata da ampi coni d’ombra. Campeggia al centro della scena di “Tradimenti” una parete luminosa simile a un cruciverba, che efficacemente segnala al pubblico il susseguirsi a ritroso degli avvenimenti. In questo cammino fra i ricordi molto si svela di ciò che sta al di sotto di questi emblematici personaggi, che hanno fatto dei loro vizi passati le cicatrici del loro presente. Due amanti e un marito tradito, due migliori amici e una moglie, due coppie di innamorati sventurati inscindibilmente legati da un immaginario corrotto dell’amore, che adesso faticano a dirsi la verità.

Stefano Braschi porta in scena un’interpretazione magnetica del personaggio di Jerry, mostrando così tutta la debolezza contenuta in quel genere di uomo che, compiacendosi nel suo ruolo di seduttore, scivola in un sentimento narcisistico d’innamoramento per l’altro.

Mentre quest’ultimo è continuamente assediato dal senso di colpa, Stefania Mendri fa del personaggio di Emma la vera protagonista di “Tradimenti” che con un glaciale senso di responsabilità confessa il peccato, pur non negandone mai l’intensità. Stefania Mendri mette a nudo nella sua interpretazione il lato più forte del femminile, tanto da far risultare eccessiva la sua effettiva – seppure sporadica – nudità sulla scena, che, tuttavia, ne esalta la figura esile e delicata a confronto con la tenacia e la caparbietà di Emma.

Michele Sinisi dà vita a una regia di “Tradimenti” in cui si ha voglia di osare con ironia, per superare e rileggere la lettera pinteriana. Ciò che è nato come postmoderno è ora tradito in virtù di una sua ulteriore evoluzione, che oscilla tra il drammatico e il giocoso, in una sfera del privato esoterica, potente, spregiudicata.

7 – 12 dicembre 2021
TRADIMENTI
di Harold Pinter

  • traduzione Alessandra Serra
  • regia Michele Sinisi
  • con Stefano Braschi, Stefania Medri e Michele Sinisi
  • scene Federico Biancalani
  • collaborazione artistica Francesco M. Asselta
  • aiuto regia Nicolò Valandro
  • produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
  • con il contributo di Next-Laboratorio delle Idee
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