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Fede o follia? Il dilemma di Giovanna Dark

Intervista a Sabrina Sacchelli che con e con profondità e introspezione ci racconta cosa significa interpretarla.

L’enigma di Giovanna d’Arco torna dal 9 al 19 aprile al Teatrosophia. Con Giovanna Dark della DarkSide LabTheatre Company, la regia di Matteo Fasanella mette in scena la dicotomia del dubbio e il mistero e le contraddizioni di una giovane donna che dal nulla sbucò nella Storia per condurre eserciti e guidare re, raccogliendo straordinarie inspiegabili vittorie, salvo essere poi giustiziata dalla Chiesa Cattolica per eresia, arsa viva sulla piazza del Mercato vecchio a Rouen e molto tempo dopo proclamata santa.

A interpretarla in questa stagione è un’attrice che si rivela particolarmente affine per la capacità di emanare innocenza e candore e allo stesso tempo forza trainante e determinazione irreprensibile in una miscela di fierezza, trasporto impulsivo e purezza che evoca quell’alone di santità e misticismo invisibile eppure così tangibile.

Sabrina Sacchelli abbraccia ancora una volta il ruolo di Giovanna d’Arco e ne veste il travaglio umano esistenziale. In questa intervista Sabrina ci parla della Pulzella d’Orlèans, delle luci che ne illuminano il mito e delle ombre che la rendono un personaggio tridimensionale e quanto mai vivo e attuale, ma anche delle origini del suo amore come attrice per la recitazione e dell’approccio che la lega ai propri personaggi.

Cosa rappresenta per te Giovanna d’Arco e cosa ti colpisce di più della sua figura?
Giovanna d’Arco rappresenta una delle incarnazioni più potenti del coraggio individuale contro l’impossibile. Per me è il simbolo di una fede incrollabile, sia religiosa che interiore. Era giovanissima, non aveva formazione militare né potere sociale, eppure è riuscita a guidare eserciti e a cambiare il corso della storia. Quello che colpisce di più della sua figura è la tensione tra fragilità e forza. Non è solo un’eroina, è una giovane donna che porta un peso immenso senza poterlo condividere fino in fondo. Per questo Giovanna è anche profondamente sola; costantemente attraversata da una certezza interiore che nessun altro può verificare davvero. Infine, mi colpisce il suo rapporto con il corpo: un corpo femminile che si fa strumento di guerra, di visione, di sacrificio. Giovanna non nega la sua identità, ma la trasforma in qualcosa che rompe le regole del suo tempo. Questo la rende ancora oggi modernissima.

La recitazione per te è stata una sorta di vocazione e se sì quando e come è nata?
Ho ricordi sfocati di quando avevo circa sei anni. Andavo alle elementari e durante l’intervallo giocavo raramente con gli altri bambini. Perlopiù mi divertivo ad inventare e narrare storie, ad un pubblico immaginario. Anche a casa lo facevo e mia sorella (più piccola di me) quasi mi odiava perché non stavo mai zitta. Recitavo e cantavo tutto il tempo. Ho sempre sentito che questa sarebbe stata la strada che avrei percorso e sono stata fortunata nell’avere una famiglia che mi ha lasciata libera di scegliere.

Vedi la religione più come oppio dei popoli o risveglio della coscienza?
Beh mi viene da rispondere che dipende da chi la utilizza… può essere un mezzo per il risveglio della coscienza oppure uno strumento di controllo e sottomissione. Nel caso di Giovanna, poi si crea un conflitto molto interessante: la stessa voce interiore può essere vista come verità o illusione, liberazione o condanna. La domanda che si pongono gli altri personaggi (così come potrebbe fare il pubblico) è : sta vedendo più lontano degli altri… o sta precipitando da sola?

Qual è il tuo approccio alla recitazione e al personaggio?
Quando mi viene affidato un personaggio da interpretare, parto sempre dall’analisi del testo. Ho bisogno di capire quali siano le sue necessità e cosa renda ogni sua azione inevitabile. Importantissimo poi è non giudicare né il personaggio né le sue scelte, ma cercare di “ascoltare” e comprendere. Nel caso di Giovanna ho sentito il bisogno di fare un lavoro in più; per me era importante riuscire a darle una tridimensionalità. Non è solo un simbolo, una leggenda. È prima di tutto una donna, fragile e sola, che deve fare i conti con una vastità di ostacoli per poter portare avanti, con coraggio la propria missione, in cui crede più di ogni altra cosa.

Con questa interpretazione quali conflitti principali volevi trasmettere?
Con questa interpretazione mi interessava dar luce ai conflitti interiori, più che esterni. Il primo è quello tra certezza e dubbio: Giovanna è guidata da una fede fortissima, ma proprio per questo vive in una condizione di grande solitudine, perché nessuno può davvero verificare ciò che lei sente. Un altro conflitto centrale è tra umano e trascendente. Da una parte è una giovane donna, con un corpo, con paura, con fragilità; dall’altra è attraversata da qualcosa di più grande che la spinge ad andare oltre i propri limiti. C’è poi un conflitto con il potere e con le regole del suo tempo: Giovanna rompe gli schemi, non chiede il permesso di esistere in uno spazio che non le sarebbe concesso. E questo la rende inevitabilmente una figura scomoda, quasi pericolosa. Infine, mi interessava lavorare sul conflitto tra voce interiore e giudizio esterno: ciò che per lei è verità assoluta, per gli altri può essere follia o eresia. E credo che questo cortocircuito sia ancora molto contemporaneo. Più che dare risposte, volevo che questi conflitti restassero aperti, vivi, in modo che il pubblico potesse entrarci dentro e interrogarsi.

Come hai tradotto e concepito in termini sia interpretativi che concettuali la tensione guerriera di Giovanna?
La tensione guerriera di Giovanna l’ho concepita non tanto come aggressività, ma come urgenza. Non è una guerriera nel senso tradizionale: non combatte per conquista o per gloria, ma perché sente di non avere alternativa. Dal punto di vista interpretativo, ho cercato di lavorare su una forza che nasce da dentro, quasi verticale, più che esplosiva. È una determinazione che attraversa il corpo e lo tiene in una direzione costante, anche nei momenti di quiete. Non è mai rilassata davvero: c’è sempre qualcosa che la spinge in avanti. La battaglia, inoltre non è solo esterna, ma anche interiore: ogni azione è allo stesso tempo un atto militare e un atto di fedeltà a quella voce che sente.

Foto di copertina: ©Nicolò Berti

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