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Tra corpo e simulacro: il suono che plasma e che salva

La musica come metafora dell’esistenza, e strumento di salvazione dinanzi al delirio del mondo

Vi è una singolare curiosità nell’osservare una forma latente, una sagoma occultata da un qualsiasi materiale che ne dissimuli i contorni: se ne ipotizza l’organicità, la dimensione; ma fin quando essa non si disvela, rimane per l’osservatore cosa ignota, approssimazione, motore per immaginazione.

Lino Musella e Iaia Fiastri

Ancor più insolito è riscontrare tale fenomenologia a teatro dove siamo soliti trovarci davanti all’estensione rossa del sipario, al muro disteso che separa il prima dal dopo; riscontriamo invece una deformazione della parete, una sporgenza, come se un corpo fosse rimasto intrappolato nell’incudine liminale tra due spazi, tra la scena e la vita.

È da un testo inedito di Fabrizia Ramondino, sapientemente declinato dalla regia di Mario Martone che nasce Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo in scena al Teatro Vascello di Roma dal 14 al 19 aprile.

Mai ho composto seguendo un filo conduttore! – la voce appartiene a quel corpo, prima celato ora visibile per metà, un mezzobusto appoggiato a una dormeuse, circondato dal tendaggio vermiglio, un personaggio ancora scisso dal suo contesto.

La parola si dispiega prima che il luogo prenda forma, la parola figura il delirio del mondo, il terrore per l’immaginazione che unisce i sé dai non sé, si srotola e s’arrampica seguendo il flusso di coscienza, poi si arresta: è tempo che vi presenti gli orchestrali! – e si spalanca il sipario.

Un tripudio di quadri e mobilia d’ogni foggia circonda gli strumenti presenti al centro dello spazio, i personaggi sono voci, estensioni sonore della memoria, simboli della composizione umana che è l’esistenza. Non esiste confine tra musica e vita, l’una sfocia e completa la materia dell’altra.

Il compositore improvvisa un pezzo al pianoforte, si perde in un mordace soliloquio teso ad indagare la discriminante tra sinfonia e attacco, compiutezza e risolto. Il monologo non ha mai fine, altre voci subentrano innestandone la variazione di tono, si interrompe, si fa strada tra le presenze. Poi riparte, fluviale com’era iniziato.

Il suono crea la forma, il simulacro; al punto da vanificare il confine tra presenza e suono. Una madre ingombrante, una donna- la sua chimera- e ancora, una figlia troppo identica o troppo differente da lui. La domanda rimane aperta, su quanto quelle incursioni abbiano una natura organica, su quanto invece siano esasperate figurazioni dell’immaginario, evocazioni del suono.

Persiste, nella mente del protagonista un suono inudibile, una voce interna, che senza riserve va a collidere, ad incendiarsi dinanzi al cruciale interrogativo dell’esistenza: qual è la mia vera collocazione?

Ora trepidante, ora atterrito di fronte al mistero dell’esistenza, il compositore dialoga con i suoi fantasmi: tutto il suo spazio è affettivo, non importa che l’usuraio venga a riscuotere quadri, poltrone o lampadari, non conta l’assenza degli oggetti.

India Santella e Lino Musella

Progressivamente la stanza si svuota, privata del suo sfarzo, nuda; rimane solo la famiglia orchestrale, le loro sagome stagliate tra fondale e proscenio. Una lampadina sospesa, intorno solo buio. C’è spazio forse per un’ultima sinfonia: suono e sono solo per voi!

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Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo – Testo inedito di Fabrizia Ramondino, regia e scene Mario Martone, con la collaborazione di Ippolita di Majo, con Lino Musella, Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella, Matteo De Luca; costumi Ortensia De Francesco; luci Cesare Accetta; con i contributi di Ernesto Tatafiore (strumenti musicali), Pasquale Scialò (sinfonia degli attacchi), Anna Redi (tango); assistente alla regia Totò Onnis; assistente alle scene Mauro Rea; assistente ai costumi Federica Del Gaudio; direttore di scena Domenico Riso; macchinista Nunzio Romano; fonico Italo Buonsenso; elettricista Samos Santella; sarta Roberta Mattera; foto di scena Mario Spada; i diritti dell’opera sono concessi da Zachar International, Milano; si ringrazia per la collaborazione Pietro Tatafiore; produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale – Teatro Vascello di Roma dal 14 al 19 aprile 2026

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