Dalla nuova commedia al duro attacco di Aurelio De Laurentiis al ministro Giuli, fino alla rivoluzione degli Oscar: il cinema tra identità, mercato e cambiamento globale
Carlo Verdone, erede artistico di una generazione di grandi interpreti che hanno reso celebre la commedia italiana, nonché figlio dello storico del cinema Mario Verdone, si conferma come uno degli osservatori più acuti della realtà contemporanea. Attraverso personaggi indimenticabili, storie e volti tratteggiati con raffinata ironia, ha saputo raccontare vizi e virtù dell’Italia contemporanea con uno stile unico.
Dopo il successo della serie Vita da Carlo, torna sul grande schermo con Scuola di seduzione, in uscita al cinema dal 1° aprile. Un nuovo capitolo che promette di coniugare comicità e sguardo critico, nel segno inconfondibile del suo cinema.
Si tratta di una commedia che mette al centro le fragili relazioni del nostro tempo, sempre più condizionate – se non soffocate – da social network, smartphone e media pervasivi. La storia ruota attorno a una “love coach” che insegna l’arte del corteggiamento a un’umanità varia e disorientata: influencer ossessionati dal sesso, uomini schiacciati da figure materne ingombranti, single frustrati in cerca di riscatto emotivo. Accanto a Carlo Verdone, la protagonista è Karla Sofía Gascón, attrice transgender premiata al Festival di Cannes 2024 e candidata all’Oscar 2025 per il film Emilia Pérez di Jacques Audiard.
Nel cast figurano anche Lino Guanciale, Beatrice Arnera – nei panni di un’influencer ipersessualizzata – Euridice Axen, che interpreta una libraia lesbica dal carattere cupo e disincantato, e Vittoria Puccini nel ruolo di un’infermiera trascurata dal marito, interpretato da Romano Reggiani, alle prese con profonde insicurezze personali.
Carlo Verdone veste invece i panni di Clemente, un musicista in pensione dal fascino ancora intatto, che approda al corso di seduzione per una ragione che il pubblico scoprirà solo in sala. Un ritorno alle origini per il regista romano, da sempre sagace indagatore delle fragilità umane, qui alle prese ancora una volta con personaggi sospesi tra ironia e malinconia.
Il film, scritto da Carlo Verdone insieme a Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, è prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis, produttore e presidente del SSC Napoli. Proprio Aurelio De Laurentiis, riflettendo sullo stato di salute del cinema italiano, ha dichiarato senza mezzi termini, in una lettera aperta all’attuale ministro della Cultura Giuli: «Se hai a disposizione 650 milioni all’anno a sostegno del cinema e non sai suddividerli per competenze differenziate, è meglio che tu non faccia il ministro. Bisognerebbe fare un po’ di scuola a Giuli per gli errori che ha commesso il Ministero dei Beni e delle Attività culturali».
E ancora: «Insomma, ministro, vuoi fare il “prenditore” o l’imprenditore? Nel primo caso, niente soldi pubblici! Perché non viene a dirci come pensa di risolvere i problemi di un’imprenditoria italiana che deve essere considerata con grande rispetto? Non bisogna far produrre a dei macellai film che non escono neanche nelle sale né sugli schermi televisivi, e questo con tutto il rispetto per i macellai!»
Ma, caro presidente Aurelio De Laurentiis, alla luce delle recenti notizie giornalistiche e alla vigilia degli scioperi del settore, c’è da chiedersi se l’attuale ministro della Cultura, Alessandro Giuli, riuscirà a rispondere al suo grido d’allarme. Giuli, infatti, è anche a capo del ministero che sovrintende alla tutela della prestigiosa Accademia dei Lincei, dove il prossimo 14 aprile, nella cornice di Palazzo Corsini a Roma, verrà celebrato come neo dottore in filosofia, alla presenza del presidente dell’Accademia Roberto Antonelli.
Al centro dell’incontro, l’ultima edizione del volume Venne la Magna Madre (I riti, il culto e l’azione di Cibele Romana). Un appuntamento che sembra spostare l’attenzione su ambiti ben lontani dalle urgenze del cinema: tra box office incerti e richieste di sostegno mirato al settore audiovisivo, il dibattito resta aperto.
Intanto, dalle agenzie arriva un’altra notizia significativa: il gala dei prestigiosi Premi Oscar lascerà Hollywood dopo quasi un quarto di secolo. A partire dal 2029, la cerimonia – i cui diritti televisivi sono detenuti da ABC News – si sposterà dallo storico Dolby Theatre, sulla Hollywood Walk of Fame, al Peacock Theater, all’interno del complesso LA Live, dove ogni anno si svolgono gli Emmy Awards, considerati l’equivalente degli Oscar per il piccolo schermo.
Il nuovo accordo tra l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences e AEG, società proprietaria della struttura, sarà valido fino al 2039. Sempre dal 2029, la cerimonia verrà trasmessa anche in streaming globale su YouTube, con l’obiettivo di rilanciare un evento che negli ultimi anni ha registrato un calo negli ascolti televisivi.
Una vera e propria rivoluzione, dettata non solo da esigenze produttive, ma anche dalla necessità di sperimentare nuovi linguaggi e confrontarsi con spazi e modalità di fruizione sempre più in evoluzione.





