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“The Taming of the Shrew”: se fingere o amare.

Dal 6 al 8 marzo al Teatro Satiro Off la rivisitazione del testo shakespeariano.

La commedia The Taming of the Shrew, in italiano La bisbetica domata viene riproposta da Casa Shakespeare in occasione della rassegna Shakespeare 2026, la rassegna annuale di teatro, incontri e cultura che mette al centro la città di Verona e il suo rapporto con William Shakespeare.

Riccardo Caserta, Solimano Pontarollo, Viola Rizzardi Penalosa, Kelly Negro e Francesco D’Ippolito.

Padova, il ricco Battista Minola (Francesco D’Ippolito) ha due figlie, la figlia minore Bianca (Kelly Negro), dolce e mansueta e la figlia maggiore Caterina (Viola Rizzardi Penalosa), ben nota per il suo carattere scontroso.  Battista non vuole far sposare la tanto corteggiata Bianca fino a quando non troverà marito alla difficile primogenita.

La disperazione dei due innamorati di Bianca, Lucenzio ( Riccardo Caserta) e Ortensio ( Francesco D’Ippolito ) è forte ma ecco che in loro soccorso giunge Petruccio da Verona ( Solimano Pontarollo ) che, attirato dalla dote di Caterina, decide di volerla conquistare nonostante il noto carattere impossibile.

Dopo un corteggiamento difficile e un matrimonio assai frettoloso ha inizio per Caterina un vero e proprio incubo: Petruccio la porta nella sua casa di campagna dove inizia a sottoporla ad una serie di privazioni, dalla fame alla mancanza di sonno, il tutto fingendo di farlo per eccesso di amore nei suoi confronti. Il piano dell’uomo è quello di “addomesticare” la moglie per ammorbidirne il carattere e renderla una moglie devota e docile.

Casa Shakespeare decide di riproporre in scena, tra l’altro nei giorni della festa della donna, una commedia del Bardo che fa ancora oggi tanto discutere. Al centro le relazioni sociali durante il regno di Elisabetta I, in particolar modo le rigide gerarchie esistenti tra moglie e marito. L’obbedienza tacita che la moglie doveva al coniuge, la sua sottomissione, un carattere che doveva avere i tratti più favorevoli possibili, tutti elementi tipici di quel vivere sociale e qui amplificati nella commedia The Taming of the Shrew.

Caterina, come viene più volte citato nel testo originario, è “aspra” non dolce, una donna dal carattere indomabile e quindi il peggio di tutti i mali agli occhi maschili del XVI secolo.  Lungo lo svolgersi della commedia la “domatura” della donna da parte di Petruccio è crudele, violenta e manipolatoria, puntualmente ironizzata dal Bardo, un elemento oggi difficilmente apprezzabile. “Così si governa un falco affamato e vigile. Finchè non scende al richiamo. Non mangerà oggi, non dormirà stanotte. La ucciderò di gentilezza.” Queste le “amorevoli” attenzioni di Petruccio nei confronti della neo-moglie.

Il finale della commedia è evocativo in questo senso. La donna cede e piegata nel carattere si dimostra una moglie umile e devota al marito, questo reso ancora più esemplificativo con la scena finale, dove durante un banchetto Petruccio scommette con Lucenzio e Ortensio su quale delle loro rispettive mogli sia la più obbediente. A sorpresa la prima a presentarsi alla chiamata del marito è Caterina che esorta le altre mogli ad essere più devote e sottomesse.

Ed è proprio su questo cambiamento che Casa Shakespeare offre la sua rivisitazione.  La regia di Solimano Pontarollo qui ripresa da Lucia Messina e con l’adattamento dei testi di Andrea De Manincor, gioca con la commedia distaccandosi dalle credenze dell’epoca in cui questa è nata. Ecco allora che non muovendosi in difesa di un testo, inevitabilmente lontano da noi, ma cercando di adattare l’opera secondo un’altra tipologia di dinamica relazionale, si ha una rivisitazione del tutto adattabile ai giorni nostri.

La nuova domanda infatti da porsi è: quanto siamo disposti a fingere in una relazione? Quanto giochiamo con finzioni, ruoli, domini, bugie persino per noi stessi? Se la si guarda secondo questa prospettiva ecco allora che tutto diventa attuale e tutti si dimostrano almeno una volta nella vita “attori su un palcoscenico”.

Seguendo questa visione Messina aggiunge il suo sguardo femminile e contemporaneo agganciandolo all’iniziale regia di Pontarollo. Tutto ha inizio con la musica, il movimento, la frenesia: Lucenzio, Ortensio, Petruccio, poi Battista, Caterina e Bianca… tutti i personaggi si susseguono con ritmo e dinamismo.

Ritmo che non viene perso tra un cambio di personaggio e un cambio di scena: dove un accessorio o la diversa posizione di una o più sedie nella spazio si dimostrano favorevoli alla messa in scena e i relativi passaggi sequenziali.

La lingua è quella originale dell’inglese shakespeariano dell’opera, con l’aggiunta della scelta selettiva di alcuni sottotitoli tradotti in italiano e volti ad enfatizzare alcune delle battute tipiche del racconto. “Una donna agitata è come una fonte torbida. Nessuno desidera bere. Il marito è guida e custode. Chiede solo amore, sguardi sinceri e rispetto. Meglio piegarsi per pace che combattere per orgoglio.” Afferma con convinzione Caterina nel suo discorso finale.

Interessante notare anche la scelta dei colori dei costumi elisabettiani indossati dagli attori, rossi e vivaci in alcuni personaggi “trainanti” e poi “trainati” come Lucenzio, Petruccio e Caterina, chiara e delicata nei personaggi apparentemente più miti, come Battista e Bianca.

Viola Rizzardi Penalosa e Solimano Pontarollo.

Sotto uno sguardo che possiamo definire nuovo e attuale ecco allora che The Taming of the Shrew può assumere significati diversi nel 2026, dove la scelta tra finzione e verità è possibile. Proprio come dice al pubblico Lucenzio: “Noi siamo attori e non abbiamo scelta, siamo nati per indossare dei ruoli e fare della vita una serie di finzioni. Ma voi non avete questo intralcio, potete scegliere che cosa fare, se fingere o amare.”

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The Taming of the Shrew – Soggetto di William Shakespeare. Regia di Solimano Pontarollo ripresa da Lucia Messina. Adattamento testi di Andrea De Manincor. Con Solimano Pontarollo, Francesco D’Ippolito, Viola Rizzardi Penalosa, Kelly Negro e Riccardo Caserta. Produzione Casa Shakespeare e On View Experiences di Ornella Naccari – Satiro Off di Verona dal 6 al 8 marzo 2026

Foto e copertina: Casa Shakespeare

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