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“The Invite – Il piacere è tutto nostro” o come sovvertire le regole per un matrimonio felice

Olivia Wilde dirige una cena tra vicini, quattro vite coniugali e tutto quello che la routine tiene sotto un tappeto molto pregiato. Dal 16 settembre in sala

La coppia è una cosa strana. Prima ci si conosce, poi ci si innamora, poi si va a vivere insieme e a un certo punto si finisce per sapere talmente bene cosa l’altro sta per dire da non ascoltarlo più.

È da qui che parte The Invite – Il piacere è tutto nostro, terzo film da regista di Olivia Wilde, che dopo La rivincita delle sfigate e Don’t Worry Darling si mette anche davanti alla macchina da presa insieme a Seth Rogen,Edward Norton e Penélope Cruz. In anteprima l’1 e il 2 settembre, e in sala dal 16, è il remake americano di Sentimental di Cesc Gay (adattamento cinematografico della piéce Los vecinos de arriba dello stesso Gay) già diventato in Italia Vicini di casa per la regia di Paolo Costella.

Joe (Seth Rogen) e Angela (Olivia Wilde) sono sposati e ormai consumati dalla routine. Sopra di loro abitano Hawk (Edward Norton) e Pina (Penelope Cruz), una coppia affascinante, rumorosa, sessualmente disinibita e apparentemente libera dalle regole convenzionali. Angela decide di invitarli a cena. L’intenzione è apparentemente innocua: trasformare un rapporto di vicinato irritante in una possibile amicizia. Ma l’arrivo dei due vicini fa saltare il fragile equilibrio della coppia e porta alla luce desideri, risentimenti, fantasie e soprattutto domande che Joe e Angela avevano smesso di farsi.

Una cena, dunque, che naturalmente va malissimo.

Il bello è che il film non ha bisogno di molto altro. Quattro persone chiuse in una casa e una quantità crescente di cose che non avrebbero mai voluto sapere l’una dell’altra. È un dispositivo teatrale, certo, ma funziona cinematograficamente proprio come hanno funzionato Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese e Carnage di Polanski (tratto anch’esso da un’opera teatrale): film che attraversano le idiosincrasie e ridicolizzano le fissazioni di persone apparentemente normali e perfettamente rispettabili, all’interno di uno spazio che agisce da camera di pressurizzazione.

The Invite manifesta il suo spessore soprattutto attraverso i dialoghi, scritti da Will McCormackRashida Jones, con il contributo di Rogen e Norton anche sul versante dell’improvvisazione. Le battute sono micce. Una frase produce una reazione, la reazione ne produce un’altra, qualcuno cerca di correggere e peggiora tutto. E nonostante una certa prevedibilità di azioni, la trama si srotola poco a poco senza correre il rischio di deludere. Siamo dentro il gioco quasi in tempo reale, come se fossimo in quel salotto e riuscissimo a vedere il pensiero formarsi prima ancora che arrivi la parola.

È una specie di ping-pong sentimentale. E mentre ridiamo, ci accorgiamo che stiamo guardando quattro persone che non riescono più a parlare senza condizionarsi. Joe e Angela sono sposati da abbastanza tempo da aver trasformato la convivenza in una disciplina olimpica. Ogni frase arriva con una nota a piè di pagina. Ogni litigio è il sequel di una tensione precedente.

È qui che The Invite sembra più riuscito: non tanto quando parla di sesso — e se ne parla abbastanza —, ma quando parla della costipazione da controllo.

Angela controlla perché ha paura. Joe si irrigidisce perché non sa più bene quale sia il suo posto. Lei è intrappolata nel ruolo di donna del focolare; lui in quello dell’uomo medio che dovrebbe sapere cosa fare e invece non ne ha la minima idea.

Olivia Wilde è la più riuscita forse proprio perché, là in mezzo, è la meno brava. Angela è naturalmente irritante, nevrotica, controllante, vulnerabile, continuamente sul punto di perdere il controllo mentre cerca disperatamente di dimostrare di averlo. Lei che vorrebbe caricare la lavastoviglie e contemporaneamente essere seducente. È una donna che ha fatto della gestione degli altri una forma di sopravvivenza.

Rogen è invece il solito Rogen: magnifico nel suo essere burbero, mediocre e un po’ sconfitto. Un uomo intrappolato nella parte dell’uomo. Ha ancora il fastidio, la rabbia e l’orgoglio del maschio tradizionale, ma non possiede più le certezze che rendevano quel modello così semplice.

E poi arrivano Norton e Cruz: il famoso giardino sempre più verde. Hawk e Pina sembrano avere tutto quello che manca agli altri due: libertà, sesso, curiosità, leggerezza. Ancora si guardano. Ed è forse questa la cosa più erotica che il film mette in scena.

Norton è straordinario nel sovvertire il ruolo che siamo abituati a vederlo occupare. Non c’è il solito Edward Norton tormentato, cerebrale, pronto a esplodere. Qui sembra quasi divertirsi a stare dall’altra parte: è morbido, caldo, sicuro, assurdo, seducente senza doverlo dimostrare.

Penélope Cruz, invece, entra in scena e mantiene esattamente ciò che promettono la fitta chioma bionda e le tette esplosive. Pina potrebbe facilmente essere una caricatura: la vicina sessualmente libera, psicoterapeuta e sessuologa, esotica, disinibita, venuta a destabilizzare il matrimonio borghese. Cruz le dà una naturalezza e un’indulgenza che la rende molto più pericolosa e, ovviamente, da tutti desiderata.

All’home tour, insomma, sembrano partecipare anche i peccati capitali. Si instilla l’appetito di consumare ciò che ci manca: esperienze, corpi, possibilità, la vita che immaginiamo facciano gli altri. E sopra tutto questo aleggia la superbia di chi pretende di avere ancora il controllo. The Invite poi sembra snocciolare la crisi d’inerzia soprattutto attraverso un’invidia scatenata dal fatto che noi non possiamo avere ciò che immaginiamo che l’altro abbia. E in questo caso il sesso, come intimo codice comunicativo, è l’aspetto più fragile perché emblematico e portatore di stigmi. Come se poco sesso, tanto sesso, pessimo sesso, faccia di una coppia un pessimo connubio.

Ed è proprio questo il punto su cui The Invite insiste: il problema di Joe e Angela è che hanno smesso di essere curiosi l’uno dell’altra, e finiscono con l’essere desiderosi o invidiosi del giardino accanto.

Quando si smette di essere curiosi, l’altro diventa una funzione, spesso definita attraverso gli stereotipi. Il marito. La moglie. Quello che non ascolta. Quella che rompe le palle. Il matrimonio, la convivenza, la vita adulta organizzano, regolano, prevedono, incasellano. Le responsabilità sono molto brave a uccidere la curiosità e il sesso, che della curiosità è un buon sintomo, qui è una sorta di termometro: quando scompare, qualcosa di intimo si è già rotto.

La cosa più interessante, però, è che The Invite non idealizza davvero i vicini. Hawk e Pina sono il giardino più verde perché noi non ci viviamo. Non sappiamo quale sia il capitale da investire per mantenerlo tanto florido.

Alla fine rimane una domanda molto meno sexy di quella con cui il film sembra partire: quanto di noi deve sopravvivere dentro una relazione perché quella relazione continui ad avere senso?

La commedia, nonostante il finale dolceamaro, sembra suggerire che il dolore non deve essere necessariamente condiviso e che, qualche volta, interrompere un percorso è meno crudele che continuare a percorrerlo soltanto perché ci abbiamo già investito troppo. Qualcosa che in psicologia assumerebbe il nome di fallacia dei costi irrecuperabili, tenetelo a mente.

The Invite è divertente e spiazzante perché non pretende di elargire una teoria rivoluzionaria sulla coppia. Ha quattro attori molto bravi, una casa molto bella, una situazione che si deteriora mentre noi ridiamo a crepapelle e dialoghi abbastanza buoni da farci dimenticare che stiamo guardando una storia costruita, perché, probabilmente, ne riconosciamo l’assoluta aderenza alla realtà.

Alla fine però non sappiamo se il giardino del vicino sia davvero più verde. Sappiamo soltanto che, privilegiando sempre quella prospettiva, dalla finestra di casa nostra, lo sembra davvero.

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The Invite – Il piacere è tutto nostro – Regia: Olivia Wilde, Sceneggiatura: Will McCormack, Rashida Jones, Cast: Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz, Edward Norton, Produzione: Ben Browning, Megan Ellison, David Permut, Fotografia: Adam Newport-Berra, Montaggio: Anthony Boys, Yorgos Mavropsaridis, Musiche: Devonté Hynes, Produzione: Annapurna Pictures, FilmNation Entertainment, Permut Presentations, Distribuzione: A24 / I Wonder Pictures – Anteprima 1 e 2 settembre e in tutti i cinema dal 16 settembre 2026

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