Ricostruito l’intero percorso dell’artista piemontese dagli esordi alla stagione futurista, fino alla produzione più tarda, tra pittura, moda, design e arti applicate
Per capire davvero Giacomo Balla bisogna forse smettere, almeno per un momento, di pensarlo soltanto come uno dei protagonisti del Futurismo. Al Mart di Rovereto, dove fino al 18 ottobre 2026 è aperta Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna, l’artista emerge, infatti, nella complessità di una ricerca che non si esaurisce nella pittura e che, nel corso degli anni, attraversa la moda, il disegno, l’arredo, il tessuto, l’oggetto e la progettazione. È proprio questo continuo sconfinamento tra linguaggi a costituire il centro della mostra curata da Beatrice Avanzi e Fabio Benzi, che presenta, nella sua interezza, la raccolta di opere di Balla appartenente alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna. Sono circa 240 testimonianze, tra dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti, messe in dialogo con opere e materiali d’archivio del Mart.

Laura Biagiotti ritratta al chiostro del Bramante per l’inaugurazione della mostra “Giacomo Balla. Futurismo tra arte e moda”
L’esposizione ha, dunque, il merito di allargare lo sguardo. Non propone soltanto una nuova occasione per incontrare alcune delle immagini più note del Futurismo, ma restituisce la continuità di una ricerca che parte dagli esordi divisionisti e arriva alla produzione degli anni Trenta e Quaranta. Il percorso cronologico è articolato in cinque sezioni, Divisionismo, Futurismo, La moda futurista, Ricostruzione futurista dell’universo, Una nuova figurazione moderna, e accompagna il visitatore attraverso trasformazioni stilistiche e sperimentazioni differenti, senza rinunciare a mostrare i legami che uniscono le diverse stagioni dell’artista.
Tra le opere che introducono alla vicenda di Balla c’è Autospalla, del 1903, appartenente alla Collezione Laura Biagiotti. È un’opera che appartiene alla fase iniziale della sua ricerca e che consente di entrare nel clima del Balla divisionista, prima della svolta futurista. La mostra non salta, dunque, direttamente alla velocità, alle linee di forza e alla scomposizione dinamica: sceglie di partire da un artista già impegnato nella ricerca sulla luce e sulla percezione, restituendo il terreno culturale dal quale nasceranno le successive sperimentazioni.
È un passaggio importante perché permette di leggere il Futurismo non come una frattura improvvisa, ma come una trasformazione progressiva del linguaggio. Opere come Linee di forza di paesaggio maiolicato del 1917-1918 e Linee di spazio e velocità del 1922 mostrano l’interesse di Balla per la costruzione di immagini nelle quali forma, colore e movimento sembrano entrare in rapporto secondo nuove regole. La ricerca sulla luce e sulla dinamica, già centrale nella stagione futurista, si apre così a una progressiva autonomia delle forme, fino a diventare un vocabolario che può essere trasferito anche fuori dalla pittura.
Ed è proprio qui che la mostra acquista una delle sue caratteristiche più interessanti. Balla non considera più sufficiente il confine tradizionale tra le arti. Il suo universo creativo comprende tele e disegni, ma anche oggetti, mobili, arazzi, paralumi e progetti legati all’abbigliamento. In esposizione si incontrano studi per sciarpe, cravatte, cappelli e ricami, insieme a testimonianze di quella produzione applicata che accompagna una parte significativa della sua attività. Non si tratta, quindi, di elementi marginali rispetto alla pittura: sono la conseguenza concreta di un’idea di arte capace di intervenire nell’ambiente e nella vita quotidiana.
Il punto teorico di questa trasformazione è rappresentato dal rapporto tra due documenti fondamentali del Futurismo. Da una parte il Vestito Antineutrale, manifesto futurista del 1914, il cui manoscritto originale fu acquistato da Laura Biagiotti e oggi è esposto al Mart; dall’altra il manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo, firmato nel 1915 da Balla e Fortunato Depero e appartenente ai fondi del museo. Accostati nello stesso percorso, i due documenti permettono di comprendere come l’idea di rinnovamento futurista investa progressivamente anche il modo di abitare, vestirsi e percepire gli oggetti che circondano la quotidianità.
Il tema della moda, alla luce della mostra, assume un rilievo tutt’altro che secondario. Balla considera l’abito non come un semplice elemento dell’abbigliamento, ma come una vera e propria superficie da trasformare attraverso il colore, il ritmo e la composizione. È parte di quella ricerca che mira a portare l’arte fuori dai suoi confini tradizionali, investendo anche gli oggetti e i gesti della vita quotidiana. In mostra, tra gli altri materiali, è presente il Gilet futurista, datato 1924-1925 e ricamato con motivi ispirati al nome “Balla”: un esempio concreto della volontà dell’artista di trasferire il proprio linguaggio nella dimensione del costume. L’abito diventa così uno spazio di sperimentazione visiva, nel quale moda e arte finiscono per coincidere.
È una prospettiva che aiuta anche a comprendere la particolare sintonia tra Balla e Laura Biagiotti. La storia della collezione comincia nel 1986, quando la stilista visita, alla Galleria Chimera di Roma, una mostra dedicata a Balla e alle figlie Elica e Luce. Da quell’incontro nasce una passione destinata a durare per tutta la sua vita. Insieme al marito Gianni Cigna, Biagiotti avvia un’opera di acquisizione e valorizzazione che porta alla formazione di una delle maggiori collezioni private monografiche dedicate all’artista. Le opere raccolte nel primo decennio, fino al 1996, anno della morte di Cigna, appartengono oggi alla Fondazione Biagiotti Cigna; la raccolta è poi cresciuta attraverso ulteriori acquisizioni.
La storia della collezione aggiunge così un ulteriore livello alla mostra. Non si tratta soltanto di mettere in fila opere importanti di Balla, ma di rendere leggibile una precisa idea di collezionismo: quella di Laura Biagiotti non si concentrò esclusivamente sulle immagini più celebri della stagione futurista, ma comprese dipinti, studi, bozzetti, oggetti e opere appartenenti a momenti differenti della carriera dell’artista. Particolare attenzione fu dedicata anche alla produzione figurativa degli anni Trenta, che secondo il Mart era stata fino ad allora meno valorizzata.
La raccolta era stata presentata al pubblico per la prima volta nel 1996 al Museo Puškin di Mosca, mentre, negli anni successivi, una selezione di opere era stata esposta anche a Londra. La tappa al Mart rappresenta, invece, la prima presentazione italiana dell’insieme della collezione, in un museo che possiede una relazione storica e scientifica particolarmente forte con il Futurismo e con la figura di Fortunato Depero. Il dialogo tra il patrimonio Biagiotti e quello del Mart permette così di inserire Balla in una rete di relazioni artistiche che trova a Rovereto un contesto particolarmente significativo.
Tra i nuclei più importanti dell’esposizione spicca Genio Futurista, del 1925, appartenente alla Collezione Laura Biagiotti. È un enorme olio su tela d’arazzo, largo circa quattro metri e alto quasi tre, presentato a Parigi all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne del 1925. Il Mart lo indica come la più grande opera realizzata da Balla. La sua scala monumentale rende particolarmente evidente il passaggio dalla dimensione della tela a quella dello spazio: il colore e le forme non sono più soltanto elementi di una composizione da osservare, ma diventano materia capace di occupare fisicamente l’ambiente.
Accanto a Genio Futurista, il percorso permette di seguire altre direzioni della ricerca dell’artista. Progetto per tappeto (Fiori + spazio), datato intorno al 1930, porta la composizione sul terreno dell’arte applicata; Autobalsettanta, del 1948, appartiene, invece, alla fase tarda e testimonia quanto il percorso di Balla non possa essere chiuso dentro gli anni del Futurismo. Anche Risveglio di primavera, indicato dal Mart con la datazione 1918, e lo Studio per il manifesto della mostra personale alla galleria Bragaglia, dello stesso anno, contribuiscono a documentare la varietà di tecniche e direzioni presenti nella raccolta.
La presenza delle opere tarde è particolarmente significativa. La mostra evita, infatti, di costruire un racconto nel quale Balla raggiunga il proprio punto culminante con il Futurismo per poi semplicemente concludere la propria vicenda artistica. Al contrario, la produzione degli anni Trenta e Quaranta viene inserita nel percorso come parte integrante della sua storia. È una scelta che coincide con la particolare attenzione riservata da Laura Biagiotti a questa fase e che permette di restituire un artista in trasformazione, ancora impegnato a interrogare il rapporto tra realtà, forma e immagine.
In questo senso, il titolo Lo stile dell’avanguardia risulta particolarmente efficace: non indica semplicemente una corrente artistica, ma suggerisce un modo di concepire la modernità. Per Balla l’avanguardia non coincide soltanto con una nuova maniera di dipingere; diventa una ricerca che può tradursi in un tessuto, in un mobile, in un progetto decorativo o in un abito. La mostra rende visibile questa continuità attraverso materiali che, accostati alle tele, permettono di comprendere il passaggio dall’opera all’ambiente e dall’immagine all’oggetto. È anche il motivo per cui l’esposizione del Mart può essere letta come una riflessione sul rapporto tra arte e moda, senza ridurre Balla a un semplice precursore del design contemporaneo.
La questione è più radicale: riguarda il tentativo di mettere in discussione la separazione tra arti maggiori e arti applicate e di costruire un linguaggio capace di attraversare esperienze differenti. Il manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo rappresenta il riferimento teorico di questo progetto, mentre gli oggetti e i materiali presenti nelle sale ne mostrano alcune concrete applicazioni.
Anche la scelta del Mart come sede della mostra contribuisce a rafforzare questa lettura. Il patrimonio del museo, fortemente legato al Futurismo e in particolare alla figura di Depero, offre, infatti, un naturale termine di confronto con la ricerca di Balla. La presenza di opere e materiali del Mart accanto alla raccolta Biagiotti Cigna costruisce un dialogo che non ha soltanto valore documentario, ma permette di osservare come le diverse esperienze dell’avanguardia italiana abbiano condiviso l’ambizione di modificare il rapporto tra arte e vita.
Alla fine del percorso, ciò che rimane è soprattutto l’immagine di un artista difficilmente contenibile in una sola definizione. Il Balla divisionista di Autospalla, quello delle ricerche dinamiche di Linee di spazio e velocità, il progettista di abiti e oggetti, l’autore di Genio Futurista e l’artista della produzione più tarda appartengono alla stessa vicenda creativa. La mostra del Mart non cancella il Futurismo, ma lo ricolloca dentro una storia più ampia: quella di un artista che ha cercato per tutta la vita nuovi rapporti traluce, movimento, forma e spazio.
Ed è forse proprio questa la ragione per cui la mostra risulta interessante anche per chi crede di conoscere già Balla. Le sue opere più note non vengono isolate come icone, ma inserite in un percorso nel quale dipinti, disegni, manifesti, abiti, arredi e progetti mostrano la continuità di un pensiero. L’avanguardia, nelle sale del Mart, non appare soltanto come una stagione storica del Novecento: diventa un metodo di lavoro, una tensione verso la sperimentazione, la volontà di portare l’arte oltre i confini che tradizionalmente le erano stati assegnati.

Giacomo Balla, Linee di forza di paesaggio maiolicato, 1917-1918, Fondazione Biagiotti Cigna
Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna offre così una possibilità preziosa: guardare nuovamente a uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento senza fermarsi all’etichetta di “futurista”. Attraverso circa 240 opere, la mostra racconta la complessità di una ricerca e, nello stesso tempo, la storia di una collezione nata da una lunga relazione tra arte, moda e cultura. Una storia nella quale Balla torna a essere soprattutto ciò che fu: un artista inquieto, sperimentatore e difficilmente classificabile, per il quale la modernità non era soltanto qualcosa da rappresentare, ma un territorio da inventare.
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“Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna” a cura di Beatrice Avanzi, Fabio Benzi – immagine in evidenza/di copertina: Giacomo Balla, Genio futurista, 1925, Collezione Laura Biagiotti – Mart di Rovereto da sabato 16 maggio 2026 a domenica 18 ottobre 2026





