di Tonino Pinto*

 

Era il 1969, l’anno del grande successo del film di Luigi MagniNell’anno del Signore”, durante l’annuale serata d’onore al Brigadoom di Roma sulla via Aurelia, per “Una vita per il cinema” dedicata da Alessandro Ferrau in onore  dei film e delle Società Italiane Cinematografiche che si erano distinte con attori, registi, produttori e tecnici durante la stagione, quando le migliaia di sale sparse per l’Italia incassavano miliardi di vecchie lire,  collocando in Europa il nostro paese fra quelli più redditizi (bei tempi…). Quella sera c’erano con le migliori società di distribuzione anche i produttori  del film “Nell’Anno del Signore”,  i conti Cicogna mecenati veneti che avevano creato la Euro International Film, il regista Luigi Magni e parte degli attori protagonisti da Enrico Maria Salerno ad Alberto Sordi da Claudia Cardinale a Ugo Tognazzi, Britt Ekland e Nino Manfredi, interprete versatile ed incisivo tra i più’ validi ed apprezzati protagonisti di quel cinema Italiano  considerato insieme a Gassman, Mastroianni e Sordi, uno dei più grandi interpreti della commedia all’italiana,  apprezzata  nel mondo. Quella sera c’era anche il sottoscritto come ufficio stampa della Mega Film di Ugo Santalucia, il produttore di Ludwig di Visconti. Il film premiato per qualità artistica e anche dal box office, era proprio “Nell’Anno del Signore” e con il film anche gli attori e fra questi Nino Manfredi, il popolare protagonista di film come “Soliti Ignoti”, ”Gli anni ruggenti”, ”Riusciranno i nostri eroi..”, ”Straziami ma di baci saziami “e “Vedo nudo”, che sono solo una parte dei cento titoli portati al successo.  Alzandosi in piedi sorridendo e con la “Vittoria di Samotracia” in mano disse: ”Altro che nell’anno del Signore”, è proprio il caso di dire nell’anno dei conti Cicogna, rendendo omaggio ad una coppia prolifica come Bino e Marina Cicogna, grandi industriali insieme a produttori come Angelo Rizzoli, Dino De Laurentiis, Carlo Ponti e Goffredo Lombardo, che avevano contribuito con i loro film al successo dell’intera industria del cinema italiano.

Oggi, in occasione del centenario dalla nascita di Nino Manfredi, viene presentato un bel documentario dal titolo “Uno, Nessuno, Cento Nino” diretto dal figlio Luca Manfredi.

Un documentario che ripercorre la vita teatrale, cinematografica e anche umana, di un attore straordinario. Un documento ricco di inediti, di curiosità e interviste, laddove il titolo richiama i tanti personaggi interpretati e sarà’ programmato il 22 marzo, il giorno dell’anniversario a 100 anni dalla sua nascita su Rai 2 e Sky Arte. ”Finora” ha dichiarato l’autore, “questo materiale assolutamente inedito, era destinato solo ad uso didattico, riservato agli studenti di cinema  e racchiude una carriera lunga sessant’anni”. Sulla sua torta quando compì ottant’anni” aggiunge ancora Luca, “c’era scritto Tanto pe’ cantà”, la canzone che Nino Manfredi portò a Sanremo, quando rivolgendosi al pubblico che gremiva la sala dell’Ariston disse: “Ho portato una canzone del paese nostro, si può’ cantare anche senza voce”.

L’anniversario, sarà’ corredato oltre al documentario, da un libro dal titolo “Un friccico ner core”, celebre verso di quella popolarissima canzone.

A chi come il sottoscritto, ha sempre vissuto e continua a vivere di cinema, restano i ricordi delle tante interviste fatte per i tg della Rai, soprattutto a Taormina ai bordi della panoramica piscina, di quello che era il suo albergo, il celebre Hotel Monte Tauro, a strapiombo sul mare in occasione del Festival del cinema Internazionale, quando a Taormina si attribuivano l’ultima sera al Teatro Greco anche i prestigiosi David di Donatello. ”Nel cinema ma anche in teatro se non vali, non ti regala niente nessuno” mi disse una volta.  “Il successo è difficile da conquistare, ma ancora più difficile è mantenerlo”.

Nino Manfredi non solo lo ha meritatamente ottenuto, ma lo conserva intatto ancora oggi.

Vincitore nel 1971 del palmares al festival di Cannes come autore regista per la migliore opera prima per il film “Per grazia ricevuta”, nove David di Donatello, nove Nastri d’Argento, quattro Globi D’Oro, tre Grolle d’oro, è stato anche nominato Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica il 30 settembre del 2005.  Ad Ostia gli è stato intitolato un teatro e a Roma nel 2006 addirittura un viale nel celebre Giardino degli Aranci, mentre l’osservatorio astronomico di Campo Catino nel 2007 ha ribattezzato con il suo nome un asteroide e il 21 giugno del 2014 il Comune di Castro Dei Volsci suo paese natale, ha intitolato col suo nome il modernissimo centro culturale.

Nino Manfredi è stato il grande protagonista anche in teatro dove ha legato il suo nome a quello di Giorgio Strehler che lo ha diretto nel “Riccardo III” di Shakespeare e a Renato Simone che lo volle protagonista nel “Giulietta e Romeo” con Orazio Costa ne “La dodicesima notte”. Tante le commedie musicali, quelle sul palcoscenico del Sistina di Roma in “Tre per Tre” di Marcello Marchesi, ”Festival” al Teatro Nuovo di Milano con la regia di Luchino Visconti, ”Un trapezio per Lisistrata” di Garinei e Giovannini con le musiche di Gorni Kramer al fianco di Delia Scala e soprattutto nel celebre “Rugantino” di Garinei e Giovannini con la sceneggiatura di  Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa e Luigi Magni.

Tanti i titoli dei film interpretati da Nino Manfredi, impossibile citarli tutti, fra questi l’ultimo girato nel 2003 dal titolo “La fine di un mistero” diretto da Miguel Hermoso e poi ”In nome del popolo Sovrano” di Magni, ”I Picari” di Monicelli, ”Nudo di donna” di Lattuada, ” Café Express” di Loy, ”Signori e signori, buonanotte” e ”Pinocchio” di Comencini, ”Pane e cioccolata” di Brusati,  ”Operazione San Gennaro” di Dino Risi,Il giudizio Universale” di Vittorio De Sica.

Quali erano gli amici fra i suoi colleghi”? chiede a Luca Manfredi una collega durante la presentazione del documentario “Era grato a Vittorio Gassman che lo aveva scelto in Accademia insieme a Tognazzi, con il quale era amico, ma litigarono quando Ugo si presentò sul set senza sapere le battute e papà, che era un soldato, fermò  la scena dicendo: “Chiamatemi quando il signore saprà la sua parte”. ”Fecero pace qualche tempo dopo, quando Ugo lo invitò a giocare una partita del famoso torneo di tennis che tutte le estati si svolgeva nella villaggio Tognazzi a Torvaianica. Fra i tanti registi che lo hanno diretto una volta Luigi Comencini per convincerlo a fare il suo Pinocchio gli disse: “Nino, credimi, sei l’unico attore che può’ parlare con un pezzo di legno”.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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