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Spazio Diamante presenta “Ci.Re.Ne”: si riaccende il dibattito sul nucleare

Dall’Agro Pontino ai disastri globali, uno studio teatrale che interroga la coscienza ambientale, nell’ambito del Festival inDivenire

Allo Spazio Diamante di Roma è in corso la settima edizione del Festival inDivenire, rassegna dedicata alla scoperta di nuove compagnie e nuovi linguaggi del teatro italiano contemporaneo. Un osservatorio prezioso, che offre al pubblico non spettacoli compiuti ma “studi”, ovvero creazioni ancora in fase di sviluppo, embrioni scenici che lasciano intravedere direzioni, poetiche e possibilità. La giuria del festival selezionerà i progetti più promettenti, premiandoli con l’inserimento nel cartellone della stagione 2026-2027 dello stesso Spazio Diamante.

Davide Benaglia, Giustina Testa, Nicola Ciaffoni

In questo contesto, la sera del 29 aprile scorso è stato presentato Ci.Re.Ne, studio teatrale prodotto da Caraboa  Teatro, firmato dalla regia e drammaturgia di Gioia Battista. In scena Nicola Ciaffoni, Giustina Testa e Davide Benaglia, sostenuti dalla partitura sonora originale di Giulio Ragno Favero e dall’impianto visivo – scenografie e costumi – di Guido Buganza. Trenta minuti “in nuce”, ma già densissimi per visione e coerenza.

Il lavoro si inserisce nel solco della ricerca portata avanti da Battista: un teatro che affronta con decisione le questioni ambientali, intrecciandole con memoria storica e immaginario collettivo. In questo caso il fulcro è il tema del nucleare in Italia, una ferita mai del tutto rimarginata. CI.RE.NE. – acronimo di “CIsse REattore a NEbbia” – rimanda a un reale reattore nucleare italiano, sviluppato nei pressi della centrale di Latina, a Borgo Sabotino. Un riferimento tutt’altro che casuale: l’Italia è stata protagonista, tra anni ’50 e ’80, di un’ambiziosa stagione nucleare, interrotta bruscamente dopo il referendum del 1987, sull’onda emotiva del disastro di Černobyl’. Un secondo referendum, nel 2011, ha definitivamente sancito l’abbandono di nuovi programmi nucleari, ma il dibattito resta aperto, soprattutto oggi, in un contesto globale segnato da crisi energetiche e transizione ecologica.

È proprio questa ambivalenza – tra fiducia nella tecnologia e paura delle sue conseguenze – che Battista porta in scena, interrogando lo spettatore su quanto sia mutata la percezione collettiva del rischio. Se negli anni ’80 il nucleare evocava scenari apocalittici immediati, oggi sembra riemergere come possibile soluzione, quasi normalizzato nel discorso pubblico. Ci.Re.Ne si inserisce in questa frattura, scavando nelle contraddizioni.

L’apertura è suggestiva: tre angeli dialogano nell’attesa dell’Apocalisse, che però tarda ad arrivare, come inceppata. Il rimando al film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders è evidente, non solo nella struttura dialogica ma anche nell’impianto sonoro, fatto di rumori urbani, traffico, clacson. Gli angeli osservano, sospesi, un’umanità che sembra aver rimandato la propria fine, o forse averla resa più lenta, più diffusa, meno spettacolare ma non meno devastante.

Da questa dimensione sospesa si scivola in una narrazione più concreta: le fasi preparatorie di una centrale nucleare, filtrate attraverso una figura di ingegnere. Ed è qui che emerge uno dei passaggi più riusciti della drammaturgia: la collocazione geografica e storica del reattore di Borgo Sabotino – denominato appunto CIRENE – viene evocata attraverso una voce fuori campo che riprende i toni della propaganda fascista sulla bonifica dell’Agro Pontino. Un cortocircuito potente, che lega progresso tecnologico e retorica del controllo del territorio, restituendo una stratificazione di senso che va oltre il dato documentario.

Il finale dello studio, proposto a Spazio Diamante,  è costruito come un elenco, quasi liturgico, di disastri ambientali: numeri, morti, sfollati. Non solo nucleare, ma alluvioni, cementificazione, incuria. Una litania che mette lo spettatore di fronte alla responsabilità umana, evitando facili moralismi ma lasciando emergere un senso di accumulo, di inevitabilità.

Nel breve incontro con il pubblico, la compagnia ha chiarito l’intento: interrogare la sensibilità contemporanea rispetto al nucleare e, al tempo stesso, riportare alla luce una memoria rimossa –  quella degli impianti italiani dismessi, spesso ignorati dalle nuove generazioni. Un’operazione necessaria, che trova nella scena una forma efficace e non didascalica.

Giustina Testa, Davide Benaglia, Nicola Ciaffoni

Ciò che emerge da questo lavoro è la compattezza del linguaggio: la regia e drammaturgia di Battista si muovono con sicurezza tra citazioni cinematografiche, suggestioni documentarie e risonanze storiche, senza mai perdere coerenza. Gli attori sostengono con precisione questo impianto, mentre musiche e scenografia contribuiscono a creare un universo riconoscibile e stratificato. Se questo è solo uno studio, le aspettative per l’opera compiuta sono inevitabilmente alte. Il materiale c’è, la visione anche. Resta il tempo della composizione, dell’incastro dei pezzi di un puzzle ambizioso. Che arrivi tra pochi mesi o tra un anno poco importa: ciò che conta è che questo percorso mantenga la sua forza e la sua lucidità, portando a compimento un discorso teatrale che già ora si impone per urgenza e qualità.

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CI.RE.NE. – Festival inDivenire , Studio Teatrale a cura di Caraboa Teatro, regia e drammaturgia Gioia Battista, con Nicola Ciaffoni, Giustina Testa, Davide Benaglia, composizione, musica e suono Giulio Ragno Favero, scenografia e costumi Guido Buganza, , Spasio Diamante 29 aprile 2026

Foto ©Grazia Menna

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