di Tonino Pinto*

 

Ad Hollywood  lavorava e progettava i suoi film che sono entrati nella leggenda nello stesso bungalow che la potente Universal gli aveva messo a disposizione negli ultimi anni, gli stessi che dopo la sua scomparsa furono  occupati, ancora lo sono, dagli eredi da Dino De Laurentiis il famoso produttore più volte premio Oscar che tutte le volte che un ospite nuovo andava a trovarlo con orgoglio mostrava il bagno, il bagno nel suo studio, si il bagno del Capitano c’è scritto che cosa sopra Captain,  così chiamavano i collaboratori più stretti Alfred Hitchcock. Oggi il mondo intero del cinema e non solo, ricorda l’anniversario della scomparsa del grande maestro del brivido.  Di lui si conoscono naturalmente i film su tutti quell’ “Intrigo internazionale” del 1959 con Cary Grant ed Eva Marie Saint universalmente considerato una delle opere migliori del regista inglese e nel 1998 ricordano le agenzie informatissime e  l’American Film Institute l’ha inserito al quarantesimo posto della speciale classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.  L’anno scorso a Montecarlo per un’intervista con Enrico Pinacci, un giovane dinamico produttore che ha riportato a girare in Europa John Savage, ricordate “Il cacciatore” per una serie di film di successo dedicato al mondo dei giovanissimi, una brevissima costumista che vive da anni a Montecarlo mi raccontava lo stretto rapporto di amicizia che ha legato alla vita anche dopo lo storico matrimonio con il principe Ranieri di Grace Kelly ed Hitchcock, con il quale aveva girato “La finestra sul cortile” con James Stewart e per” Caccia al ladro” proprio con Cary Grant, che poi durante le riprese fece da cupido tra la Kelly e il principe Ranieri che la incoronò poi principessa e lei abbandonò Hollywood.

Ma non Hitchcock che le prospettava, le proponeva, la chiamava quasi ogni giorno senza desistere, nuovi progetti e nuovi film.  Insomma un’amicizia che vedeva spesso Hitchcock a Montecarlo ospite della principessa attrice e la Kelly che è stata una delle attrici più presenti nell’intera filmografia di Hitchcock.  Dei film di Hitchcock ricordiamo “Delitto perfetto” del 1954 al fianco di Ray Milland, tante le opere iscritte nel registro degli indimenticabili firmati dal maestro del brivido, quando in Italia uscì nelle sale ricordo molto bene questo episodio quando uscì “Psycho”, fuori dai cinema sostava sempre un’ambulanza per soccorrere gli spettatori più sensibili al pathos del film stesso.  In occasione dei 40 anni della scomparsa, uno dei più importanti giornali american,i considerata la Bibbia del cinema, ricorda i film che hanno conquistato le platee di tutto il mondo comprese le interviste in un famoso libro del grande Francois Truffaut che sdoganò definitivamente Hitchcock dalla lista tutta americana che lo considerava un cineasta commerciale, inserendolo fra i grandi autori del cinema. Chi non ha letto quel libro ne prenda nota il titolo è “Il cinema secondo Hitchcock”, che descrive anche tutta l’opera del regist, svelando anche alcuni segreti che hanno caratterizzato qui film stessi, compresi famosi cammei che lui stesso fuggevolmente inserito nel film come comparsa di lusso. Sir lo fece diventare la regina Elisabetta e chissà quante risate si facevano lui e la principessa Grace Kelly in  Ranieri quando si vedevano a Montecarlo per parlare di film,  di ricordi e di progetti.

Hollywood come spesso è distratta non lo premiò mai con un Oscar. Aldilà degli annunci più disparati e delle giuste critiche ai suoi film, critiche sulle varie tecniche di riprese e i contenuti spesso storici ma anche ironici, Hitchcock ci ha lasciato in eredità una filmografia davvero straordinaria di pellicole immortali che a distanza di quasi 90 anni, pensate ben 90 anni dalla loro prima uscita, ancora oggi non smettono di tenerti legato allo schermo fino alla fine o alla poltrona di casa se il film lo vedete in  televisione.  Nel cuore ci restano tutti quei film in particolare “La finestra sul cortile” certo,  “Psycho” certo,  “Il pensionante”, pensate un film muto, l’opera prima tutta  in bianco e nero,  “Intrigo internazionale”  e certamente “Caccia al ladro”,  “L’uomo che sapeva troppo” del 1956 con James Stewart e Doris Day, celebre  quella famosa scena, film di spionaggio naturalmente, dove viene rapito il figlio dei due protagonisti  con Doris Day che canta è una famosa cantante e nell’ambasciata russa dove questo bambino è chiuso dentro una stanza e lei per farsi riconoscere canta la bellissima canzone.  Frai tanti film ricordiamo “Gli uccelli” del 1963 forse l’ultimo grande film di Hitchcock, un vero capolavoro che coinvolge lo spettatore nel terrore e dove i protagonisti si perdono di fronte alla minaccia della natura.  E poi come dimenticare “Notorious – L’amante perduta” con Cary Grant sempre e Ingrid Bergam bellissima, bellissima anche la storia,  una storia d’amore tra due agenti segreti. Insomma in questi giorni sui giornali e nelle televisioni che proiettano i suoi film, si sprecano gli aggettivi e le note critiche.  A noi è piaciuta moltissimo il pensiero di Dario Argento il nostro indiscusso re del brivido cinematografico che ha detto: “Hitchcock è stato certamente un grande inventore del terrore, giocando la sua arte con grande anglosassone ironia.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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