Intervista alla Direttrice artistica Federica Pugliese.
Dal 18 al 25 luglio 2026 Revine Lago, in provincia di Treviso, ha ospitato la XXII edizione del Lago Film Fest, festival indipendente dedicato al cinema di ricerca. Da oltre vent’anni la manifestazione guarda al futuro del linguaggio cinematografico partendo dal cortometraggio, spazio privilegiato di sperimentazione e libertà espressiva. L’edizione di quest’anno ha offerto uno sguardo sul cinema contemporaneo attraverso opere che affrontano temi come identità, migrazioni, appartenenza, memoria, corpo, relazioni, ambiente, conflitti e trasformazioni sociali, intrecciando documentario, fiction, animazione, cinema sperimentale, videoarte e linguaggi ibridi.

A raccontarci il senso di questa scelta è la direttrice artistica Federica Pugliese. Per questa edizione ha preferito mettere al centro la forza della programmazione nel suo insieme, più che il richiamo dei singoli autori, costruendo una selezione che restituisce l’idea del cinema come pratica profondamente collettiva, nata dall’incontro di sguardi, sensibilità e visioni.
Lago Film Fest, un Festival di Cinema Indipendente longevo, giunto alla sua XXIIesima edizione e che nel tempo è cresciuto sempre di più. Cosa è cambiato negli anni e in che modo si è rinnovato in questa ultima edizione?
Il festival si reinventa ogni anno, un po’ per necessità e un po’ per la volontà del team di sperimentare e migliorare certi aspetti riguardanti la logistica, la fruizione e l’esperienza delle persone lo vivono. A livello di spazi, quest’anno abbiamo riportato uno schermo all’interno del borgo inaugurando il Cinema Sasso, uno spazio intimo e magico nel quale è stato davvero bellissimo presentare i film. A livello di contenuti, per la prima volta accanto agli schermi abbiamo allestito un’area per la VR; non sapevamo se avrebbe funzionato ma ha avuto un grandissimo successo col pubblico. In un certo senso però, la cosa sorprendente di Lago è che nonostante sia un festival in continuo cambiamento, la magia del festival rimane inalterata ogni anno, e anche il programma di film, che è passato in mano a diverse persone nel corso degli anni, è sempre rimasto guidato dalla volontà di ricercare un cinema di qualità, radicale nella forma e nel pensiero, che sa rischiare e si allontana dalle forme più convenzionali, per avvicinare e far ragionare tutto il pubblico, dai cinefili ai semplici curiosi.
Tra le iniziative più originali di questa edizione figura “Caro Kevin Bacon”, un esperimento collettivo che ha coinvolto il pubblico e gli autori. Da quale idea è nato e quali esiti ha restituito?
È partito tutto dalla teoria dei sei gradi di separazione, inventata anni fa da alcuni studenti americani, che dice che ogni persona nel mondo è collegata all’attore Kevin Bacon da massimo sei conoscenze. Di conseguenza, ognuno è collegato a chiunque nel mondo attraverso solamente sei persone. L’idea quindi era quella di lanciare una call di aiuto per realizzare un sogno che poi è diventato collettivo, ossia di aiutarci ad arrivare a Kevin Bacon. Il punto però, non è mai stato portare Kevin Bacon a Lago, ma dimostrare, con questo esperimento, il potere della comunità e della collettività. E infatti ha funzionato: siamo stati contattati da centinaia di persone tramite mail e social, sia amici che sconosciuti, che dicevano di conoscere qualcuno che conosceva qualcuno…che ci avrebbe aiutato ad arrivare a lui. È stato bellissimo vedere così tante persone mobilitarsi per un obiettivo comune. Siamo sicuramente riuscite nel dimostrare che una comunità può costruire qualcosa di grande anche partendo dal piccolo, e che la forza della collettività può salvare anche il cinema indipendente.
Il Lago Film Fest continua a richiamare un pubblico numeroso e trasversale. Qual è, a tuo avviso, il tratto distintivo che lo rende un appuntamento così riconoscibile?
Credo che la formula vincente di Lago Film Fest sia la varietà delle attività che attrae il pubblico, che magari viene per un film o un concerto in particolare e poi scopre tutta una serie di eventi che si possono vivere all’interno del festival. Il festival infatti, mantiene il cinema al centro del programma ma accanto a questo sviluppa un percorso nel quale si possono apprezzare performance di danza, concerti musicali, laboratori per bambini ed adulti, lezioni di yoga e ginnastica, installazioni e molto altro. Il tutto ad un prezzo davvero accessibile, il che è raro per un evento del genere.
Dietro ogni selezione c’è un lavoro di ricerca e di confronto. Come avete costruito il programma di questa XXII edizione e quali sono stati i principi che hanno orientato le vostre scelte?
Il lavoro di selezione per i film del concorso inizia circa 9 mesi prima del festival, verso ottobre. Con un gruppo di una dozzina di programmer e una ventina di preselector abbiamo guardato quasi 3000 cortometraggi, dai quali abbiamo poi selezionato i film che abbiamo diviso nelle 6 categorie del concorso. Parallelamente al lavoro del concorso, abbiamo ragionato su alcune tematiche, geografie e cinematografie che ci interessava esplorare nel programma del fuori concorso, cercando per quanto possibile di creare una sinergia e far comunicare tutti gli elementi del programma.
A conquistare il Concorso LAGO26 è stato Ping Pong di Tianji Yu. Quali qualità lo hanno reso, a vostro giudizio, il film più significativo di questa edizione?
Siamo molto felici che la giuria abbia premiato quest’opera. Il regista è molto giovane e solo all’inizio di un percorso secondo noi molto promettente. Ping Pong è un film modesto ma intelligente che contiene diverse riflessioni e livelli di lettura, e affronta in modo molto saggio temi all’intersezione tra IA, amicizia ed ideali politici.
Il Lago Film Fest viene spesso definito “un grande progetto che nasce da un sogno condiviso”. Guardando alle prossime edizioni, quali sono le prospettive e le sfide che immagini per il festival?
Se il festival continua ogni anno, è solamente per la volontà di un piccolo gruppo di persone che ci crede davvero e che sogna di farlo succedere. Quindi intanto ci auguriamo di riuscire ancora una volta a portare avanti il lavoro in un panorama, quello italiano, molto complesso a livello di fondi, e di continuare a sorprendere le persone che vengono a vivere quest’esperienza, che sia per la prima volta o per la decima – dagli ospiti al pubblico allo staff. La crescita in termini di pubblico non è necessariamente l’obiettivo principale; sicuramente il festival lo facciamo per il pubblico, ma lo facciamo anche per noi stessi. Lavoriamo tutto l’anno con pochissime risorse per fare qualcosa che ci renda felici e soddisfatti, e che ci permetta di stare insieme e di supportarci a vicenda con l’obiettivo comune di fare il festival insieme.
Da osservatrice privilegiata del cinema contemporaneo, come valuti l’attuale momento del cinema italiano? Su quali aspetti sarebbe oggi più urgente intervenire?
Come dicevo, la situazione a livello di fondi pubblici è davvero critica. La mancanza di supporto reale genera una piattezza nell’originalità delle produzioni, e una mancanza di diversità nelle crew e nelle persone che fanno e possono permettersi di fare cinema. Questo è deleterio per l’arte. Fortunatamente, continuano ad esserci eccezioni e figure interessanti nel panorama indipendente; quest’anno abbiamo visto passare da Lago un sacco di giovani autori italiani con molto entusiasmo e molte idee. Credo che anche i festival come Lago possano giocare un ruolo importante nel supportare questi autori, dando visibilità ai loro lavori e offrendo un luogo per stimolare nuove connessioni, creando una rete di supporto; proprio per questo motivo quest’anno abbiamo ampliato lo spazio per registi italiani, dando spazio a loro con diversi programmi sia all’interno del concorso che del fuori concorso, ed anche tantissime occasioni di fare rete e presentare i loro progetti al pubblico durante i nostri industry days.

In un panorama sempre più ricco di festival cinematografici, quali ritieni siano gli elementi che oggi fanno davvero la differenza per una manifestazione culturale?
Quest’anno durante il festival abbiamo fatto un incontro per affrontare questa tematica; ci sono moltissimi festival e tante rassegne cinematografiche che nascono ogni anno, anche in contesti periferici o poco sviluppati culturalmente, e con esiti vari. Noi crediamo che questi festival rispondano sicuramente ad un’urgenza o un’esigenza, di chi li crea prima ancora che del pubblico; sia per portare cultura in un luogo che non ne offre (o che non offre alternative al mainstream), sia per creare comunità, condivisione e benessere. Dall’altro lato, credo che esistano molti festival ed eventi che hanno idee poco chiare su cosa siano e su quale sia la loro funzione. Credo sia molto importante per tutti coloro che fanno festival continuare a chiedersi perché lo fanno e per chi: qual è il loro pubblico di riferimento, per chi scelgono i film, a chi si rivolgono, cosa vogliono promuovere. Questo è forse il modo più efficace per farsi guidare nel proprio lavoro.





