A Palazzo Bonaparte dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, le opere di colui che “liberò il colore per farne emozione pura”
Il pomeriggio del 1° luglio scorso, Palazzo Firenze, sede della prestigiosa Società Dante Alighieri, è apparso quasi troppo piccolo per contenere l’entusiasmo della stampa e degli addetti ai lavori. La conferenza di presentazione della mostra dedicata a Vassily Kandinsky – che ha visto al tavolo delle relatrici Iole Siena, Presidente di Arthemisia, Angela Lampe, curatrice della mostra e Francesca Villani , storica dell’arte che ha curato la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi – ha visto un’affluenza eccezionale: due sale gremite, partecipanti in piedi e persino nell’adiacente giardino per seguire, tramite gli impianti audio, l’annuncio di quello che si profila come l’evento culturale dell’anno. La Capitale si prepara infatti a riabbracciare il padre dell’astrattismo dopo un’assenza durata ben 25 anni e lo fa con una mostra che porterà a Roma, oltre settanta capolavori.

Da sinistra: Francesca Villanti, Iole Siena, Angela Lampe
Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, Palazzo Bonaparte ospiterà una retrospettiva antologica di rarissima potenza, prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi. Proprio la “metamorfosi” dell’istituzione francese – attualmente impegnata in una lunga chiusura per restauri fino al 2030 – ha permesso il trasferimento a Roma di oltre settanta capolavori. Si tratta di un nucleo di opere inestimabile che Nina Kandinsky, moglie e custode della memoria del maestro, volle donare al museo parigino acché l’eredità del marito rimanesse intatta e fruibile al mondo.
L’operazione non è solo artistica, ma anche profondamente diplomatica. Come sottolineato con passione dalla consigliera culturale dell’Ambasciata di Francia, la mostra celebra i 70 anni del gemellaggio Roma-Parigi e si inserisce nel solco del Trattato del Quirinale, trasformando i rapporti istituzionali in una cooperazione culturale concreta. Se i parigini oggi “piangono” la chiusura temporanea del Beaubourg, i romani potranno gioire per un’opportunità irripetibile che conferma la città come palcoscenico di rilievo internazionale.
La curatela, affidata come scritto ad Angela Lampe – conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne e massima esperta mondiale del pittore – garantisce un rigore che va oltre la semplice esposizione di quadri. Il percorso, suddiviso in cinque sezioni che occupano i due piani di Palazzo Bonaparte, non si limiterà a mostrare le tele, ma condurrà il pubblico nel peculiare percorso umano di Kandinsky. È la storia di una transizione radicale e anomala: quella di un avvocato in Giurisprudenza ed Economia moscovita che, attorno ai trent’anni, folgorato dalla visione dei Covoni di Monet e dall’ascolto del Lohengrin di Wagner, decide di abbandonare una promettente carriera accademica per inseguire la “vibrazione dell’anima” attraverso il colore.
Il fulcro della rassegna è proprio il percorso che ha condotto Kandinsky all’astrattismo, inteso non come un freddo esercizio formale, ma come “emozione pura”. Attraverso capolavori iconici come Gelb-Rot-Blau (1925) e L’Arco nero (1912), la mostra testimonia come per Kandinsky un colore potesse avere il suono di una melodia e una linea la forza di un sentimento. Il visitatore potrà ripercorrere l’evoluzione del genio: dagli anni di Monaco e del Blaue Reiter, alla Russia rivoluzionaria, fino all’esperienza fondamentale al Bauhaus e all’ultima stagione parigina. Il tutto arricchito da una sala immersiva dedicata alle teorie sul rapporto tra forma e musica e dalla presenza di documenti intimi provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky e dalla collezione di vinili dell’artista.
Un elemento di straordinario valore critico, evidenziato con orgoglio da Iole Siena è la sezione dedicata a Gabriele Münter. Definita una “mostra nella mostra”, questa iniziativa mira a restituire dignità e autonomia a un’artista immensa, per troppo tempo rimasta nell’ombra della fama ingombrante del compagno. Münter non fu solo la partner di Kandinsky per oltre un decennio, ma una co-fondatrice del movimento Der Blaue Reiter e una delle esponenti più significative dell’Espressionismo tedesco; vederne le opere esposte per la prima volta a Roma, intrise di “grazia e passione”, è un atto di giustizia storica necessaria.

Da sinistra: Francesca Villanti, Iole Siena, Angela Lampe
La mostra di Palazzo Bonaparte, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, promette di essere un’esperienza “avvolgente e straordinaria”. Non è solo l’omaggio a un rivoluzionario del Novecento, ma il racconto di come l’arte possa liberare l’uomo dalla rappresentazione del reale per condurlo verso territori interiori inesplorati. Un appuntamento che, data l’altissima qualità curatoriale e l’eccezionalità dei prestiti, si preannuncia già come un trionfo, capace di catalizzare l’attenzione del pubblico proprio come avvenuto durante la affollatissima anteprima a Palazzo Firenze.
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Kandinsky – presentazione alla stampa della mostra, in copertina da sinistra Francesca Villanti, Iole Siena, Angela Lampe, Palazzio Firenze 01 luglio 2026
Foto ©Grazia Menna





