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Serata Preljocaj: il trittico tra sacro, memoria e rito

Al Teatro Nazionale una serata dedicata al coreografo francese con tre opere simbolo del suo repertorio: “Annonciation”, “La Stravaganza”, “Noces”.

Non è, questo, il primo appuntamento che il Teatro dell’Opera dedica al coreografo Angelin Preljocaj. Il loro è un sodalizio ormai consolidato: il coreografo francese non è più un ospite d’eccezione, ma una presenza familiare; il che testimonia un forte legame artistico con la compagnia romana.

© Fabrizio Sansoni

La serata, che porta il suo nome (Serata Preljocaj), riunisce tre lavori del suo repertorio coreografico, delineando un percorso evolutivo (sia nella narrativa che nello stile e tecnica) che unisce spiritualità, memoria e ritualità. 

Ad aprire la serata, un “cult” del suo repertorio (proposto già nel 2022 sul palco del Teatro Costanzi): Annonciation, un pas de deux al femminile, che per la prima (ed unica, direi) volta nel panorama coreutico mette in scena un tema cardine dell’iconografia occidentale. Parliamo dell’Annunciazione, ovvero della rivelazione dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria. 

E qui, la domanda: come mai il coreografo dà ad una danzatrice anche il ruolo dell’Arcangelo? La scelta di affidare ad un interprete femminile questo ruolo non è una scelta formale; ma una scelta drammaturgica precisa, destinata a diventare chiave di lettura dell’intera performance. 

L’Annunciazione – dalle Scritture all’iconografia sacra – non si esaurisce nell’atto della rivelazione: è un toposspirituale che racchiude un universo emotivo complesso e dualistico. Nella presenza corporea della Vergine emergono sentimenti ed emozioni contrastanti (paura, timore, sbigottimento, meraviglia, sorpresa, collera, felicità) che trovano un riflesso speculare nella presenza materica dell’Arcangelo. 

Qui, fragilità e forza; innocenza e austerità si intrecciano in un linguaggio coreutico essenziale, ma dirompente. Dinamico e di profonda fisicità. Un contrasto celestiale che si riflette anche sul piano musicale: da un lato le sonorità elettroniche di Stéphane Roy; dall’altro la solennità e l’intimismo barocco del Magnificatdi Vivaldi. Una dicotomia sonora che non accompagna semplicemente l’azione, ma la amplifica. A rafforzare ulteriormente questa tensione interviene anche un impianto illuminotecnico giocato sul chiaroscuro, capace di restituire visivamente il conflitto interiore.

Il trittico, poi, prosegue sul piano memoriale con La Stravaganza, un ensembleche trasfigura il fenomeno migratorio come processo di trasformazione e ridefinizione dell’identità collettiva (se in Annonciationla trasformazione si inscriveva nel corpo individuale, qui si espande su un piano corale). Sul piano coreutico, Preljocajopera una fusione di linguaggi – dal neoclassico al contemporaneo – per rappresentare le dinamiche che scaturiscono dal flusso migratorio. E qui, ci ritroviamo una forte componente autobiografica: non solo nella storia familiare del coreografo; ma anche nella sua cifra stilistica costruita proprio sull’incontro e la contaminazione di linguaggi differenti. 

Ne La Stravaganza, i corpi si incontrano, si respingono, si avvicinano, si confrontano e… da un’iniziale distanza nasce un progressivo dialogo in cui passato e presente si intrecciano, dando forma ad una nuova realtà. Il passato, tuttavia, non si dissolve: si rinnova continuamente, rimanendo parte attiva del processo identitario. Un connubio che, ancora una volta, si rinnova anche sul piano musicale, costruendo un dialogo sinergico con l’azione coreutica: le sonorità barocche di Vivaldisi alternano e si fondono con ritmi contemporanei, generando una tensione dinamica che accompagna e sostiene la trasformazione scenica. 

Ed arriviamo ai titoli di coda di questo viaggio evolutivo che si conclude nella sfera rituale, dove individuo e collettività si riflettono, si incontrano e si scontrano. Sulle musiche di Igor Stravinsky, dalle sonorità balcaniche, Preljocajcostruisce un ensembleispirato ai riti matrimoniali della tradizione dell’Europa Orientale. Un rituale, in cui – più di altri – si manifesta la profonda tensione tra individuo e collettività; tra desiderio e vincolo condizionale. Tensione rafforzata, inoltre, da un’ironica e giocosa interpretazione coreografica (vedasi l’interazione con i fantocci-sposa), da cui emerge in controluce la drammaticità intrinseca del cerimoniale. 

Si conclude, così, un trittico di profonda indagine (all’inverso) antropologica e sociologica, in cui si indaga l’individuo nella sua interiorità e, al contempo, come parte integrante di una collettività; per poi manifestarsi – nella sua interezza e complessità – nel rituale. Le tre fasi attraversate non si susseguono semplicemente, ma si richiamano e si sostengono in un sistema di relazioni interdipendenti. A tenerle insieme è una matrice stilistica riconoscibile, cifra distintiva di Angelin Preljocaj: pur nel passaggio dal neoclassico al contemporaneo, emergono con coerenza la tecnica Cunningham (tra bounces e torsioni) e un’elegante espressività gestuale (richiamo di un’esperienza formativa con il Teatro Nō).

© Fabrizio Sansoni

A questo si affianca, come ulteriore elemento unificante, un uso consapevole e ricorrente del chiaroscuro, capace di amplificare visivamente le tensioni che attraversano l’intero percorso. La risultante, pertanto, è un’opera coreografica che – pur muovendosi entro coordinate di astrattismo coreutico – non rinuncia a un profondo e sotteso lirismo narrativo: una tensione costante tra forma e significato, in cui l’essenzialità del gesto si fa veicolo di una narrazione densa, stratificata e intimamente umana.

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Serata Preljocaj. Coreografie di Angelin Preljocaj. Assistenti alla coreografia, Claudia De Smet e Natalia Naidich. Interpreti: Alessandra Amato, Susanna Salvi, Federica Maine, Giorgia Calenda, Marta Marigliani, Annalisa Cianci, Claudio Cocino, Michele Satriano, Gabriele Consoli. Annonciation. Musiche, Antonio Vivaldi e Stéphane Roy. Costumi, Nathalie Sanson. Luci,Jacques Chatelet. La Stravaganza. Musiche, Antonio Vivaldi, Evelyn Ficarra, Robert Normandeau, Åke Parmerud. Scene, Maya Schweizer. Costumi, Hervé Pierre. Luci, Mark Stanley. Noces. Musiche, Igor Stravinskij. Costumi, Caroline Anteski. Luci, Jacques Chatelet. Teatro dell’Opera di Roma (Teatro Nazionale), 14-19 aprile 2026

Immagine di copertina: © Fabrizio Sansoni

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