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Sconfinare tra le vestigia: luci e ombre della 25ª edizione di Letterature

Si è chiusa la rassegna allo Stadio Palatino con parole, musica e grandi voci internazionali

La 25ª edizione di Letterature Festival Internazionale di Roma si è conclusa nella serata del 21 giugno scorso, e il magnifico scenario dello Stadio Palatino – nel cuore dell’antica residenza imperiale di Domiziano – ha ancora una volta saputo restituire alla letteratura quella dimensione rituale e collettiva che poche manifestazioni culturali riescono a evocare con altrettanta forza. Il tema centrale di questa edizione è stato Sconfinare: un concetto declinato non soltanto come slancio verso l’oltre, ma anche come superamento di un silenzio imposto e come gesto fondativo di ogni forma di resistenza. La serata si è articolata attorno al titolo Le mappe invisibili. Il potere delle parole, una cornice pensata per riflettere sulla capacità della parola di decifrare il presente e l’identità, indagando temi come l’abbandono, la solitudine contemporanea e lo sgretolamento delle tradizioni familiari e culturali in un mondo sempre più spersonalizzato.

Concita De Gregorio, Marina Abramović

Avvolto tra le vestigia dell’antica Roma, tra strutture archeologiche che raccontano di storie millenarie, il pubblico ha riempito fino alla massima capienza lo spazio antistante il palco – come ormai accade da tantissimi anni – e molti sono anche rimasti in piedi ai bordi dell’area utilizzabile Ad accoglierlo, la performance musicale di Erica Mou, cantautrice poliedrica con sei album all’attivo e collaborazioni con Valgeir Sigurðsson e Davide Rossi, che per tutta la serata ha svolto il ruolo di “fil rouge” tra le letture e i talk con gli ospiti. Se l’atmosfera resta impareggiabile, non si può ignorare che, a fronte della sempre ed usuale massiccia affluenza degli spettatori, rilevabile dalla lunga fila che si snodava dall’ingresso del Palatino fin quasi all’inizio del Circo Massimo, all’interno dello Stadio, si è avuta la percezione che i posti disponibili fossero inferiori rispetto alle edizioni precedenti.

La conduzione è spettata a Eva Giovannini, che con il suo intervento di apertura ha chiamato sul palco l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio. Quest’ultimo ha ringraziato il pubblico presente e tutti coloro che hanno reso possibile la manifestazione: le curatrici Silvia Barbagallo e Anna Voltaggio, l’ufficio stampa e l’intero team che lavora dietro le quinte. Un elemento di novità di questa edizione è stato l’inserimento, per ogni serata, di due momenti di talk con alcuni degli autori invitati, una scelta che ha conferito alla rassegna un ritmo più dialogico e coinvolgente rispetto alle edizioni precedenti.

L’apertura della sezione degli inediti è spettata a Manuel Vilas: poeta e narratore spagnolo tra le voci più originali del panorama letterario europeo contemporaneo. Vilas collabora regolarmente con testate come El País ed è autore di una produzione che fonde con rara maestria poesia, narrativa e riflessione autobiografica, con echi di cultura pop, critica del capitalismo e un’intensa ricerca sul dolore e la bellezza del vivere. In Italia è conosciuto soprattutto grazie a In tutto c’è stata bellezza (Guanda, 2019) – tradotto in oltre venti lingue e vincitore del Prix Femina in Francia.

A seguire, Paolo Briguglia ha letto l’inedito di Yuri Herrera, al termine del quale Marco Damilano ha intervistato lo scrittore messicano. Herrera è uno degli autori più innovativi e riconosciuti della narrativa messicana contemporanea, la cui opera più iconica rimane La Trilogia della frontiera (La nuova Frontiera, 2026), raccolta dei romanzi Segnali che precederanno la fine del mondo, La ballata del re di denari e La trasmigrazione dei corpi.

Si è quindi ripresa la lettura degli inediti con il brano proposto da Concita De Gregorio, che ha attraversato il concetto della “memoria delle mani”. Il video scelto dalla De Gregorio per accompagnare la sua lettura ha avuto una potenza visiva straordinaria: si trattava della celebre performance artistica che vide protagonisti Marina Abramović e Ulay al MoMA nel 2010. La connessione tra testo e immagine ha rivelato come ogni parte del corpo sia un archivio di ricordi capace di attivarsi indipendentemente dalla mente. Nel video della Abramović, questo concetto si riflette nell’intensità di un incontro che è prima di tutto un “corpo a corpo” fisico: proprio come le mani di una pianista ritrovano la musica a occhi chiusi nonostante gli anni di silenzio, così i corpi dei due artisti riaccendono istantaneamente un’intimità profonda, dimostrando che il desiderio e l’attrazione restano impressi nella carne oltre ogni oblio.

Il successivo talk è stato condotto da Valentina Farinaccio, che ha intervistato Emmanuel Carrère – molto conosciuto in Italia sia per la sua produzione letteraria sia come sceneggiatore – in merito al suo ultimo lavoro Kolchoz, edito da Adelphi –  e agli aneddoti legati alla sua realizzazione. Alcuni passaggi del libro sono stati letti da Gaetano Bruno.

È poi toccato a due scrittrici di generazione e provenienza molto diverse portare i propri inediti sul palco. La prima è stata Kiran Desai, scrittrice indiana che  nel 2006 ha vinto il Booker Prize con Eredi della sconfitta (Adelphi), diventando all’epoca la più giovane autrice a ottenere questo riconoscimento. Dopo quasi vent’anni di silenzio narrativo, è tornata in libreria nel 2026 con La solitudine di Sonia e Sunny (Adelphi), romanzo monumentale che intreccia tre generazioni tra India e Occidente.

A chiudere il momento delle letture è stata Veronica Raimo, oggi una delle voci più riconoscibili e apprezzate della narrativa italiana contemporanea. Ha esordito nel 2007 con Il dolore secondo Matteo e ha costruito nel tempo un’opera caratterizzata da ironia tagliente, scrittura autobiografica e una lucidissima osservazione psicologica. Con Niente di vero (Einaudi, 2022) ha vinto il Premio Strega Giovani e il Premio Viareggio Rèpaci, ottenendo anche una candidatura all’International Booker Prize nella versione inglese Lost on Me. A Letterature Festival, Raimo ha portato un inedito incentrato sul tema della violenza e del linguaggio, un territorio che la scrittrice esplora con la consueta capacità di rendere universale il personale.

Dulcis in fundo“, la serata ha riservato al pubblico, rimasto fino all’ultimo, l’interpretazione magistrale di Neri Marcoré, che ha chiuso il Letterature Festival Internazionale di Roma con una performance dal titolo “Sconfinare: le città invisibili e il mondo nuovo“. L’attore ha letto una selezione di brani tratti dai due capolavori Le città invisibili di Italo Calvino e Il mondo nuovo (Brave New World) di Aldous Huxley: un finale poetico e visionario, perfettamente in linea con lo spirito di un festival che da venticinque anni trasforma le rovine dell’Impero romano in un palcoscenico per le voci più vive della letteratura mondiale.

Va evidenziato che l’introduzione dei talk, pur avendo conferito alla rassegna, come detto, un ritmo più dialogico, ha anche comportato un significativo allungamento dei tempi. L’attesissimo intervento di Neri Marcoré è infatti iniziato solo intorno alle 23:45, quando una parte del pubblico aveva già lasciato lo stadio. Un’ulteriore riflessione riguarda la collocazione temporale del Festival. Tradizionalmente programmato dopo l’assegnazione del Premio Strega che solitamente avviene agli inizi di luglio, quest’anno non ha potuto ospitarne i vincitori. Sebbene l’Assessore Smeriglio abbia annunciato una serata interamente dedicata al premio, resta da capire se tale appuntamento costituirà una naturale prosecuzione di Letterature o se rimarrà un evento autonomo. Analogo interrogativo riguarda la serata prevista all’Idroscalo di Ostia: sarà integrata nel Festival Internazionale o manterrà una propria identità?

Valentina Farinaccio, Emmanuel Carrère

In conclusione, nonostante la magistrale chiusura di Neri Marcoré dedicata a Calvino e Huxley, questa 25ª edizione sembra aver smarrito parte della vivacità e dell’eterogeneità che avevano caratterizzato quelle precedenti. Il confronto con l’edizione del 2023, dedicata a Italo Calvino e capace di intrecciare con successo letteratura, circo contemporaneo e musica, rende l’attuale proposta meno incisiva, pur lasciando intravedere ampi margini di crescita. L’auspicio è che il Festival sappia ritrovare un equilibrio più efficace nella gestione degli spazi e dei tempi scenici, continuando a onorare una tradizione che lo ha reso un punto di riferimento culturale di rilievo internazionale.

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Letterature Festival Internazionale di Roma 25° Edizione in copertina Neri Marcoré, Stadio Palatino 21 giugno 2026

Foto ©Grazia Menna

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