Apre all’Ara Pacis la retrospettiva sul celebre fotografo statunitense. Le forme della bellezza. Dai collage giovanili agli autoritratti, per conoscere il vero volto di un genio
Pensando a Robert Mapplethorpe, probabilmente la prima cosa che viene in mente sono le polemiche, i nudi audaci e quella New York trasgressiva degli anni ’80. Ma la mostra al Museo dell’Ara Pacis a Roma, visitabile dal 29 maggio e fino al 4 ottobre 2026, racconta un’altra storia. Il titolo, Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza, è già una promessa: l’obiettivo è far scoprire quanto questo fotografo fosse in realtà innamorato dell’ordine, della luce e della perfezione quasi scultorea.

Robert Mapplethorpe – “Thomas and Dovanna” (particolare), 1986, silver gelatin
Bisogna dimenticare per un attimo le etichette da “artista maledetto”. Qui va in scena una retrospettiva che copre vent’anni di carriera, dal 1968 al 1988; la mostra è curata da Denis Curti, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte, organizzata da Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York.
Il corpus di opere esposte è un’occasione per capire che, per Mapplethorpe, fotografare un corpo, un fiore o un volto era esattamente la stessa cosa: un modo per “scolpire” l’immagine e renderla eterna. Un diario lungo vent’anni: dai collage agli autoritratti
Il percorso parte dalle origini, con opere non conosciutissime al grande pubblico: piccoli collage e assemblaggi fatti a mano utilizzando ritagli di giornale o immagini d’archivio. Sono lavori istintivi, nati per colpire chi guarda. Proseguendo, ci si imbatte in una delle parti più intense: gli autoritratti. Mapplethorpe ha usato se stesso come un laboratorio, documentando i propri cambiamenti e la propria identità con una sincerità che arriva dritta allo stomaco.
Non mancano ovviamente i ritratti di chi ha fatto la storia della cultura pop. E allora la lunga carrellata di icone come Yoko Ono, David Byrne, Richard Gere e molti altri. Ma il vero cuore della mostra è la sezione dedicata a Patti Smith. Il loro non era solo un rapporto d’amore o di amicizia, ma una complicità creativa totale nata ai tempi del leggendario Chelsea Hotel. Mapplethorpe l’ha fotografata in mille modi, catturando quella grazia selvaggia che l’ha resa un mito. Accanto a lei, troverete anche gli scatti dedicati alla culturista Lisa Lyon, dove i muscoli diventano vere e proprie architetture di carne.
La tappa romana, di questa mostra che si è sviluppata negli spazi museali di Venezia e Milano, riserva una chicca per chi pensa di conoscere già tutto di lui: una serie di opere inedite realizzate proprio nel nostro Paese. Si tratta di foto scattate tra Capri e Napoli. Mapplethorpe arrivò in Italia su invito del gallerista Lucio Amelio dopo il terribile terremoto del 1980 per partecipare al progetto Terrae Motus. In queste immagini si scopre un legame intimo con i nostri paesaggi e le nostre città, dove l’artista sembra respirare l’arte non solo nei musei, ma direttamente nelle strade.
L’aspetto, forse, più affascinante di questa esposizione è il “faccia a faccia” tra la fotografia contemporanea e l’antichità. Grazie alla collaborazione con i Musei Capitolini, in una sala centrale del percorso espositivo, sono state collocate due statue classiche: la Statua di Afrodite e la Statua di atleta. Guardando i corpi immortalati da Mapplethorpe accanto a questi marmi millenari, ci si accorge che la tecnica è la stessa: la ricerca dell’equilibrio perfetto, della simmetria e di una luce che trasforma tutto in monumento. È qui che cade il “malinteso” della provocazione fine a se stessa: Mapplethorpe non voleva scioccare, voleva rendere sacro ogni corpo umano.

Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza
Questa mostra è un invito a guardare con occhi diversi. Oltre ai nudi maschili che lo hanno reso celebre , e qui indagati come se fossero blocchi di marmo scolpito, la sezione riguardante una serie incredibile di fiori e nature morte, permettono di ampliare la conoscenza del lavoro fotografico di colui che viene, a ben ragione, indicato come un maestro della fotografia. Sono immagini dove ogni petalo è studiato con una cura maniacale per la geometria, ogni squarcio di luce “è la luce giusta che produce l’ombra giusta”. L’Ara Pacis regala così, a chi vorrà ammirarlo, un Mapplethorpe inedito, un artista che ha cercato la bellezza ovunque, anche nei posti più difficili da raccontare.
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Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza – Mostra monografica , opere di Robert Mapplethorpe, Museo dell’Ara Pacis dal 29 maggio al 4 ottobre 2026
Foto ©Grazia Menna





