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Riccardo e le sue regine: coro di ombre sul desiderio del potere

Il potere come ferita in “Riccardo, l’anarchia delle ombre” al Garage di Genova

Riccardo, l’anarchia delle ombre – uno studio sul potere, andato in scena alla Sala Diana del Teatro Garage di Genova, per la regia di Emanuela Rolla, si muove tra Shakespeare e una scrittura contemporanea che sceglie consapevolmente di spostare il baricentro della narrazione dall’ascesa del tiranno al coro di figure femminili che ne osserva, commenta e rifrange le azioni. È un’opera ambiziosa che dichiara fin dall’inizio la volontà di interrogare il potere come strumento simbolico e umano.

All’inizio della rappresentazione compare una figura vestita di bianco che, quando il sipario si apre, tende un filo che avvolge tutte le presenze in scena. Il gesto, fortemente evocativo, introduce subito un registro più metaforico che narrativo.

La scena è dominata da un impianto visivo essenziale ma fortemente suggestivo. I personaggi appaiono avvolti nel nylon come bozzoli trasparenti, corpi sospesi e imprigionati. La scelta scenografica affida gran parte della sua forza al valore simbolico del materiale, membrana che separa ed espone, superficie fragile che trattiene ed insieme rivela. Sullo sfondo, i giochi di luce costruiscono un’atmosfera instabile, mentre una corona sospesa sulle teste degli attori incombe come segno costante del potere.

Riccardo non è solo un corpo, ma una figura scomposta in tre interpreti: mente, ombra e materia agiscono simultaneamente, restituendo un potere multiplo ed instabile. Attorno a lui ruotano otto figure femminili, regine, madri, figlie, sorelle, che costituiscono il vero asse drammaturgico dello spettacolo. La loro presenza corale introduce uno sguardo laterale sugli eventi, più riflessivo e capace di trasformare il dramma storico in una meditazione sul trauma e sulla memoria.

I costumi rafforzano questa linea simbolica: le donne vestono di nero, attraversate da un unico segno rosso, accessorio che richiama insieme il sangue, la ferita e il desiderio. Nella scena finale, quell’elemento viene lasciato a terra come gesto di spoliazione, suggerendo una sottrazione possibile alla logica del dominio, più che una sua risoluzione.

Uno dei momenti più incisivi è quello in cui Lady Anna indossa la corona: il segno del potere si rivela immediatamente come strumento di violenza e la sua fronte comincia a sanguinare. La regalità appare quindi come lacerazione: la corona non consacra ma espone alla ferita. È in passaggi come questo che lo spettacolo trova una comunicazione diretta ed efficace, traducendo il messaggio in immagine concreta e immediata.

La figura vestita di bianco ricompare infine al termine della rappresentazione: attraversa ed esplora gli elementi rossi lasciati a terra, come tracce di una ferita collettiva, per poi uscire lentamente di scena. Il suo percorso chiude simbolicamente il cerchio aperto all’inizio, restituendo all’azione una dimensione di coscienza e di possibile scelta.

La forza dello spettacolo risiede soprattutto nella costruzione delle immagini e nel coro delle figure femminili; talvolta questa scelta comporta un andamento più contemplativo che drammatico, ma è una rinuncia consapevole, coerente con l’idea di uno “studio” sul potere più che di una sua rappresentazione lineare.  

Resta infine una possibilità fragile ma necessaria: quella della scelta. In un mondo dominato dalla messa in scena del potere, lo spettatore sembra suggerire che l’unico gesto davvero politico sia ancora quello di interrogare il desiderio che lo muove e la ferita che lo accompagna.

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Riccardo, l’anarchia delle ombre – uno studio sul potere – Regia: Emanuela Rolla – Drammaturgia: Edoardo Chiappino, Ambra Di Sciacca, Daniele Pesci, Emanuela Rolla – Con: E. Chiappino, R. Consoli, G. Guarnieri, A.Di Sciacca, F. Misley, Daniele Pesci, R. Piagneri – Teatro Garage di Genova dal 23 al 25 gennaio 2026

Foto di ©Donato Acquaro

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