di Tonino Pinto *

 

Ha lasciato il grande schizofrenico circo umano a 94 anni Sidney Poitier, l’attore di colore (il più bello e certamente il più chic della storia del cinema), due volte premio Oscar, primo afro americano a conquistare la preziosa statuetta dopo Hattie McDaniel che interpretava la Mami in Via col Vento.  «È stato un onore averlo amato come mentore», ha detto Oprah Winfrey. Originario delle Bahamas, Sidney è stato un grande talento formatosi all’Actors Studio di Lee Strasberg.

 Conquistò Hollywood partendo da Broadway e nel cinema dopo tanta gavetta nel 1967 in una sola stagione girò due capolavori come “La calda notte dell’ispettore Tibbs di Norman Jewison e Indovina chi viene a cena diretto da Stanley Kramer al fianco di due “mostri” sacri come Katharine Hepburn Spencer Tracy nel ruolo di un padre borghese nell’America dei movimenti razziali che deve acconsentire al matrimonio della figlia con un giovane avvocato di colore e  che supererà  gli iniziali imbarazzi solo nell’ happy end, nonostante i genitori del fidanzato si dimostrino ancor più razzisti del padre della sposa. Rimasto celebre in quel film il monologo di Spencer Tracy: «Ci saranno 100 milioni di persone negli Stati Uniti che si sentiranno disgustate, offese, provocate da voi due e dovrete conviverci. Potrete sentire pietà’ per i loro pregiudizi,  la loro bigotteria. Ma quando sarà necessario dovrete  saper stare stretti l’uno all’altra e fare pernacchie a questa gente».

«Sidney Poitier è stato un pioniere, prima di lui a Hollywood gli attori afroamericani avevano solo ruoli secondari», ha dichiarato Jesse Jackson 80 anni, uno dei leader storici con Martin Luther King del movimento per la difesa dei diritti del “Black People”. Apripista a Hollywood di divi afroamericani come Morgan Freeman, Samuel Jackson, Denzel Washington, Will Smith, Forrest Whitaker Halle Berry. Unanime il cordoglio dell’universo cinematografico mondiale.

Figlio di agricoltori, Sidney, iniziò la sua folgorante carriera recitando a Broadway, poi. tanti film come Il seme della violenza, diretto da Richard Brooks dove interpretava il ruolo di un’insegnante in una scuola di studenti violentiPoi il film che gli regalò il suo primo Oscar, I gigli del campo di Ralph Nelson,  Porgy and Bess di Otto Preminger, Paris Blues di Martin Ritt e La vita corre sul filo di Sidney Pollack, sono solo alcuni degli oltre cinquanta film girati come attore. L’ultimo nel 2001 con L’ultimo fabbricante di mattoni di Gregg Champion, Non solo protagonista ma anche regista dietro la macchina da presa dirigendo attori del calibro di Gene Wilder e Bill Cosby,

Nel 1994 Harry Belafonte, ospite del Festival Internazionale del  Nuevo Cinema Latinoamericanoche  dal 1979 si tiene annualmente all’Avana, intervistato da me in qualità di inviato del TG3 della Rai mi disse a proposito di Sidney Poiter:  «Dovrà’ venire a conoscere da vicino questa grande realtà di libertà.  Lui è una vera icona dell’antirazzismo». In riferimento all’importante Scuola Internazionale di Cinema e TV a San Antonio de Los Baños, distante una trentina di chilometri dalla Capitale, fondata dal premio Nobel Garcia Marquez e dallo scrittore Fernando Birri su impulso di Fidel Castro, affinché raggiungesse altissimi livelli di istruzione e cultura da esibire davanti al mondo intero.

Rivedendo ancora oggi quell’Ispettore Tibbs, Poitier è un ispettore di polizia che si misura con i pregiudizi razziali come ancora accade oggi in alcuni Stati in America.

«Da bambino nero”, ha dichiarato il regista premio Oscar Spike Lee, ”mia madre negli anni sessanta mi portava a vedere i suoi film. Sidney era un uomo nero, orgoglioso di esserlo, bello e forte che finalmente era esploso sugli schermi di Hollywood».

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

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