Prima di molti altri, anche noi siamo stati migranti: da cosa scappavamo? In “Non dirlo ad alta voce” troviamo qualche risposta. E tanti sogni dei nostri antenati
Roma, è la fine dell’anno 1899. Mentre il mondo si prepara a salutare l’arrivo del nuovo secolo, tre ragazzi — Peppe, Oreste e Cosimo — restano intrappolati nella perenne quotidianità di chi un vero futuro davanti non ce l’ha. Nati e cresciuti tra infelicità e miseria, si muovono come gli ultimi ingranaggi di una macchina sociale fondata su privilegi e soprusi, dove un umile servilismo è spesso l’unico modo per arrivare alla fine della giornata. Forse solo i sogni possono salvarli. Con la regia di Emiliano Guido, Non dirlo ad alta voce è in scena al Teatro Trastevere dall’11 al 15 marzo 2026.

L’atmosfera dello spettacolo si mantiene sapientemente in bilico tra veracità romana, sottotesto drammatico e improvvisi momenti di poesia sognante. I tre protagonisti, dai caratteri diversi, come da tradizione della miglior commedia si completano a vicenda: Peppe, giovane gravato dal lutto per la scomparsa della madre e dalla responsabilità di mandare avanti l’osteria da lei ereditata, conserva un animo avventuroso e incline all’azzardo che, se da un lato lo mette spesso nei guai, dall’altro sembra essere ciò che lo tiene vivo.
Accanto a lui c’è l’amico coi piedi ben piantati a terra, inchiodato al ruolo di lacchè di una nobildonna ultracentenaria e testardo come un mulo. Il terzo della compagnia è invece un fragile strillone, facile bersaglio delle bande di bulli dei vari quartieri; eppure proprio i giornali che vende gli aprono una finestra su quel resto del mondo che lo affascina e da cui rimane irrimediabilmente escluso. A fare da contraltare ai tre è l’ambigua e melliflua figura di Bartolo, detto “Er più de Roma”, borghesotto prepotente e probabile usuraio: i continui soprusi che esercita ai loro danni diventano paradossalmente il collante che cementa il legame tra i ragazzi.
La regia mantiene per tutta la durata dello spettacolo un ritmo equilibrato, con gli attori (Gianluca Bruni, Matteo Matronola, Simone Lilliu e Stefano de Stefani) capaci di alternare con naturalezza i momenti più leggeri a quelli di maggiore tensione emotiva. Anche l’uso del romanesco risulta sicuro e mai compiaciuto: oltre alla sua veracità, ciò che colpisce è la suggestione di una patina arcaicheggiante che affiora in diversi termini e modi di dire, restituendo con efficacia il sapore di una lingua popolare ormai sul punto di cambiare insieme al mondo che la parla. In questo contesto prende forma, inizialmente quasi sottotraccia, il desiderio dei protagonisti di compiere un vero salto nel vuoto: imbarcarsi per l’America e tentare altrove quella fortuna che a Roma sembra impossibile trovare. È proprio questo progetto taciuto — radicato nell’antico detto del romano medievale non dicere illa secreta a bboce — a costituire la chiave del racconto. Il timore di nominare ad alta voce i propri desideri fa emergere una dimensione profondamente scaramantica, simbolo di un mondo antico che sta per infrangersi contro l’irrompere del progresso — e delle grandi sofferenze — del secolo moderno.
Il tema della partenza verso l’America inserisce lo spettacolo in una tradizione letteraria profondamente radicata nella cultura italiana, quella che ha raccontato il grande esodo tra il XIX e il XX secolo. Dalle pagine di Edmondo De Amicis in Sull’Oceano a quelle di Baricco in Novecento (qui in una recente suggestiva versione, con un cast d’eccezione), tante sono state le opere hanno restituito la miscela di speranza, paura e miseria che accompagnava chi decideva di lasciare tutto per cercare fortuna dall’altra parte dell’Atlantico. In questo senso Non dirlo ad alta voce guarda a quel patrimonio letterario senza trasformarlo in citazione diretta, ma recuperandone piuttosto lo spirito umano e popolare.

Lo spettacolo rappresenta inoltre il primo tassello di un progetto narrativo più ampio ideato da Emiliano Guido, intitolato Trilogia della miseria, che intende raccontare — attraverso storie diverse ma legate da uno stesso sguardo sugli ultimi — le vite di chi si muove ai margini della società, sospeso tra sopravvivenza quotidiana e desiderio di riscatto.
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Non dirlo ad alta voce – regia di Emiliano Guido Con Gianluca Bruni, Matteo Matronola, Simone Lilliu, Stefano de Stefani – Teatro Trastevere di Roma dall’11 al 15 marzo 2026





