“Per futili motivi” di Andrea Muzzi, diretto da Marco Carniti, trasforma l’ironia in uno specchio inquietante del presente e invita a riflettere sulle radici culturali ed emotive che plasmano la società.
Nell’ambito di Radici, il festival estivo dell’Accademia Filarmonica Romana, diretto da Domenico Turi, trova spazio uno spettacolo capace di coniugare leggerezza e riflessione con acuta efficacia. Per futili motivi, testo di Andrea Muzzi diretto da Marco Carniti e interpretato da Carlotta Proietti ed Ermenegildo Marciante, propone una visione surreale e distopica del futuro, che affonda però le proprie radici nelle contraddizioni del presente.

Carlotta Proietti
Il tema scelto dal festival – le radici intese come memoria, tradizione, esperienze intime e valori che formano l’identità individuale e collettiva – attraversa sottilmente l’intera rappresentazione. Lo spettacolo immagina un futuro prossimo in cui l’odio non è più una deviazione da correggere, ma il principio fondante della convivenza civile. Una premessa paradossale che genera situazioni comiche e assurde, ma che, proprio per questo, finisce per risultare inquietantemente credibile.
La scena si sviluppa su una struttura lignea che richiama una nave, immagine evocativa di una traversata verso territori sconosciuti. Il pubblico osserva da terra questo viaggio simbolico all’interno di una società deformata, dove la gentilezza è considerata una minaccia all’ordine costituito. Anche i dettagli scenici assumono un valore simbolico: l’azione si svolge nell’Ufficio 8, numero che richiama l’infinito, proprio come infinito sembra essere il ciclo dell’odio che domina il mondo immaginato dall’autore.
In questo universo distopico, la funzionaria Costanza è incaricata di far rispettare la nuova costituzione fondata su un principio tanto assurdo quanto inquietante: l’odio rende i cittadini più forti, più uniti e più sicuri. La donna, rigida e inflessibile, è determinata a raggiungere la tanto ambita promozione completando la sua millesima pratica amministrativa. Il destino, però, le pone davanti un caso inatteso. Nel suo ufficio arriva Pietro Marconi, colpevole di una gravissima infrazione: fermatosi per trentasette secondi al semaforo verde, non ha reagito agli insulti ricevuti dall’automobilista alle sue spalle. Con la sua mancata risposta aggressiva ha interrotto la catena del contagio dell’odio, mettendo in crisi il sistema. Da questo incontro prende forma un confronto serrato ed esilarante, nel quale Costanza tenta in ogni modo di provocare una reazione violenta nell’uomo. Pietro, però, continua a opporre una disarmante e ostinata gentilezza.
La regia di Marco Carniti valorizza il ritmo del testo e costruisce una tensione crescente, sostenuta da una colonna sonora che accompagna e amplifica il senso di sospensione. Lo spettacolo mantiene costantemente viva l’attenzione dello spettatore, alternando momenti di comicità a passaggi più amari e riflessivi.
Determinante è il lavoro degli interpreti. Carlotta Proietti conferisce a Costanza una presenza scenica autorevole e incisiva. Attraverso una gestualità controllata e una recitazione precisa restituisce tutta la rigidità ideologica del personaggio, trasformandolo in una figura quasi grottesca. Ermenegildo Marciante, dal canto suo, costruisce un Pietro credibile e profondamente umano. La sua postura, le esitazioni, le inflessioni della voce e il disagio fisico che attraversa il personaggio restituiscono efficacemente la fragilità di un uomo semplice che si trova improvvisamente sotto processo per la propria bontà.
La forza dello spettacolo risiede soprattutto nella capacità di utilizzare il paradosso come strumento di analisi della realtà. La domanda che emerge progressivamente non riguarda tanto il futuro immaginato sulla scena quanto il presente che viviamo. Quanto siamo davvero lontani da una società in cui aggressività, intolleranza e conflitto diventano forme ordinarie di comunicazione? Basta osservare il linguaggio che attraversa molti dibattiti pubblici, i social network o persino la cronaca quotidiana per riconoscere segnali che rendono meno improbabile di quanto si vorrebbe ammettere il mondo descritto nello spettacolo.
In questo senso, Per futili motivi si collega perfettamente al tema di Radici del Festival. Attraverso il racconto di Pietro e della sua educazione familiare emerge infatti un ulteriore livello di lettura: le radici non sono soltanto memoria culturale, ma anche valori trasmessi nell’infanzia, l’amore ricevuto, l’esempio quotidiano che contribuisce a formare il carattere di una persona. È proprio da quelle radici che nasce la sua capacità di resistere alla logica dell’odio.

Ermenegildo Marciante
Marco Carniti porta in scena uno spettacolo agile ma denso di significati, capace di divertire e al tempo stesso di interrogare il pubblico. Con ironia tagliente e intelligenza narrativa, Per futili motivi ricorda che la gentilezza può apparire fragile, ma resta una delle forme più radicali di resistenza contro ogni deriva disumanizzante.
_______________________
Per futili motivi di Andrea Muzzi – regia Marco Carniti – aiuto regia Francesco Lonano- con Carlotta Proietti ed Ermenegildo Marciante – costumi Susanna Proietti -Produzione Politeama s.r.l. – Filarmonica Romana – Roma 24 giugno 2026





