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Prima che arrivino, se non è già successo

All’ OFF/OFF Theatre la riflessione è politica e sociale, ma ha l’aspetto di un videogioco.

Gli stranieri, la sessualità, i vaccini, le scie chimiche, il piano Kalergi. Sono tanti i complotti e le paure che sul web diventano certezze inattaccabili, sicurezza d’aver capito tutto, gruppi chiusi che spesso si autoalimentano e che diventano parte del discorso democratico con un’idea di democrazia tutta loro. 
Parte da qui Stanno arrivando, io spettacolo di Umberto Marino andato in scena il 17 e 18 febbraio all’ OFF/OFFTheatre

Protagonista Pierfrancesco Poggi, eroe del mondo virtuale, personaggio di un videogioco in cui i nemici sono tutti là fuori, dagli stranieri ai politici della sinistra. Le sue armi sul palco sono giocattolo, plasticose, fucili pop da videogioco per bambini, ma quando sparano sanno colpire, come i commenti sui social che possono ferire più delle pistole vere. 

L’eroe-non-eroe di Poggi urla, si muove veloce, non ha un attimo da perdere. Lui ha molti nemici, uno per ogni comportamento umano che gli sembra uscire dalla normalità. Sono i colpevoli, i responsabili di questa vita che vive e che non gli piace, una vita in cui non si trova a suo agio. Ha un mito solo, la Capa, riferimento più che ovvio. Lei è la donna delle meraviglie, salvatrice della patria, signora del futuro. Con lei si potrà vincere il videogioco, certo, poco importa del resto. 

Gli ultimi anni della vita politica italiana sono così ripercorsi con attenzione da una voce che sa anche indicarne gli errori. Politicamente schierato, sicuro delle sue posizioni, il personaggio riesce a dare una valutazione quasi critica ad alcuni momenti e avvenimenti, riuscendo a uscire da sé e a guardarsi con gli occhi degli altri. Così non ha bisogno di un contraddittorio, se lo fa in autonomia. Tanto chi ha dall’altra parte? Cosa c’è oltre lui, la Capa e i suoi?

Scritto per raccontare una parte del paese, Stanno arrivando parla in realtà all’altra, a chi in sala siede ridendo dell’ironia di cui è pervaso l’intero spettacolo. A riempire lo spazio scenico è l’urgenza, che ha guidato l’intera interpretazione di Poggi. Proprio come in un videogioco deve correre, girare, saltare. Una prova fisica e attoriale da sottolineare, durante la quale la stanchezza del corpo si unisce man mano a quella della mente. E più il corpo fatica più l’animo si fa rabbioso, perché anche il dolore è carburante per l’odio.

Poco per volta la critica alla deriva antidemocratica si fa così critica a chi quella democrazia non ha saputo difenderla. Dove erano quelli che ora strillano? Chi si indigna e si straccia le vesti che cosa ha fatto per evitare che loro arrivassero? 

Il giustiziere armato, il personaggio che si salva bevendo distillati vitali dei suoi beniamini, non è lì per farsi prendere in giro e basta. La superiorità morale iniziale, quella che fa sentire meglio chi non crede a false promesse, chi sa che la realtà “è un po’ più complessa”, deve svanire, se si vuol cogliere il cuore dello spettacolo. Il testo di Marino non sembra doversi risolvere in una mera “presa in giro” di chi riempie la rete e le piazze di teorie strampalate e sogni dittatoriali, sarebbero risa sprecate quelle che davanti a queste parole non fanno nascere riflessioni. Stanno arrivando, forse sono già arrivati. E ora? Oltre al commento sarcastico davanti al post, al meme sulla dichiarazione del ministro, cosa resta da fare? 

Con movenze da videogioco e linguaggio da social, Pierfrancesco Poggracconta una parte di contemporaneità occidentale che preoccupa ma obbliga alla riflessione. Le sue parole le abbiamo già sentite e lette, a volte hanno fatto sorridere, altre spaventato. Chi le urla, però, porta con sé l’angoscia di un mondo in cui non si sente capito, in cui vede ovunque motivo di rabbia e terrore e reagisce come può, disilluso da quella democrazia che sembra non inglobarlo e che – quindi – non merita il suo rispetto. 
Non c’è niente da ridere, fuori dall’ambiente protetto del teatro. C’è, piuttosto, un mondo da prendere sul serio e da ricostruire. Oltre l’ironia e la satira.

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Stanno arrivando di Umberto Marino – Con Pierfrancesco Poggi – Aiuto regia Francesco Andolfi – Costumi Elena Giordani – Luci Stefano Rampa- Grafica Edoardo Boccasile – Foto Francesca Marino – Produzione LVF – Teatro Manini di Narni – Off Off Theatre 17 e 18 febbraio 2026

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