Al Teatro Torlonia un monologo intenso racconta la guerra attraverso la tutela dell’arte e la determinazione di una donna fuori dal tempo.
Al Teatro Torlonia, Palma Bucarelli e l’altra resistenza si presenta come un attraversamento teatrale della memoria, più che una semplice ricostruzione biografica. Il monologo ideato e interpretato da Cinzia Spanò si muove su un crinale preciso: quello in cui la tutela dell’arte diventa atto politico, scelta etica, presa di posizione dentro la Storia. Al centro, la figura di Palma Bucarelli emerge non tanto come eroina celebrata, ma come presenza operativa, concreta, immersa in una quotidianità fatta di decisioni urgenti e responsabilità gravose. La narrazione evita il tono agiografico per privilegiare una prospettiva più aderente al dato umano: una giovane direttrice alle prese con l’imprevedibilità della guerra, chiamata a proteggere un patrimonio fragile e insostituibile.

La costruzione drammaturgica segue una linea temporale mobile, che si adatta all’evoluzione degli eventi bellici. Non c’è una scansione rigida, ma piuttosto un fluire che alterna momenti di tensione operativa ad altri di sospensione, restituendo la percezione di un tempo instabile, continuamente minacciato. In questo contesto, il trasferimento delle opere – da Roma verso luoghi ritenuti più sicuri – assume i contorni di una vera e propria corsa contro il tempo, segnata da ostacoli materiali e incertezze strategiche.
Il merito dello spettacolo è quello di riportare alla luce una rete di azioni spesso rimaste ai margini del racconto storico ufficiale: il lavoro silenzioso di chi, lontano dal fronte armato, ha contribuito a preservare l’identità culturale del Paese. Non si tratta solo di salvare quadri e sculture, ma di difendere un’idea di civiltà minacciata su più fronti, dai bombardamenti alleati alle requisizioni sistematiche operate dall’esercito tedesco.
In scena, Spanò costruisce un equilibrio tra dimensione pubblica e privata. Accanto alla funzionaria determinata, prende forma una donna attraversata da sentimenti più intimi: l’assenza dell’uomo amato, evocato attraverso lettere, forse, mai consegnate e una quotidianità fatta anche di piccoli gesti, come la presenza discreta del cane che abita gli spazi del museo. Sono dettagli che alleggeriscono la tensione narrativa senza disperderla, offrendo allo spettatore punti di accesso emotivo.
La regia, firmata dalla stessa Spanò, costruisce un dispositivo scenico essenziale ma efficace, in cui le luci giocano un ruolo decisivo nel modulare il racconto. Tagli netti e mirati isolano oggetti simbolici e guidano lo sguardo dello spettatore, mentre tonalità più soffuse accompagnano i momenti intimi, come le lettere rivolte a Paolo, figura amata e distante, evocata in un dialogo epistolare che restituisce una dimensione privata e fragile della protagonista. A questi frammenti si affiancano inserti filmici d’epoca, che ampliano il quadro storico e introducono un contrappunto visivo: dalle immagini legate alla propaganda nazista fino a incursioni più inattese, come uno sketch di Ettore Petrolini o delle prime apparizioni di Mickey Mouse, a segnare simbolicamente l’avvicinarsi delle forze alleate.
Dal punto di vista attoriale, la prova di Spanò si distingue per energia e controllo. Nei momenti di maggiore intensità quando la parola si fa incalzante, quasi urgente – l’elenco delle opere da salvare che diventa quasi un atto di resistenza verbale – e restituisce con efficacia la pressione delle circostanze, arriva chiara al pubblico che ne percepisce la portata con applausi a scena aperta. Più discontinua, invece, la resa delle sfumature caratteriali: quella combinazione di eleganza, fermezza e spirito anticonvenzionale che caratterizzava Bucarelli affiora, ma non sempre si definisce con nitidezza.
Dal punto di vista caratteriale, infatti, Palma Bucarelli fu una donna di straordinaria modernità: indipendente, colta, dotata di un forte senso dell’autorità ma anche di una sensibilità raffinata, capace di coniugare rigore istituzionale e apertura alle avanguardie artistiche. Celebre per il suo stile impeccabile e per un temperamento deciso, seppe muoversi con lucidità in ambienti dominati dagli uomini, imponendosi per competenza e visione. In questo senso, la sua “resistenza” non fu soltanto storica ma anche culturale ed esistenziale. È proprio questa stratificazione che lo spettacolo intercetta solo in parte, privilegiando la dimensione epica dell’azione rispetto a quella più sottile della personalità.

Lo spettacolo si chiude con una dichiarazione esplicita proiettata sul grande schermo alle spalle della protagonista: “VIVA L’ITALIA ANTIFASCISTA”, forse a suggello del valore politico dell’operazione. Palma Bucarelli e l’altra resistenza si configura così come un lavoro di teatro civile, capace di intrecciare arte e memoria storica, restituendo dignità a una vicenda collettiva attraverso lo sguardo di una protagonista esemplare. Uno spettacolo che, pur con qualche sbilanciamento, riesce a riportare al centro una domanda ancora attuale: quale responsabilità ha la cultura nei momenti di crisi?
_________________________
Palma Bucarelli e l’altra resistenza – di e con Cinzia Spanò, aiuto regia Valeria Perdonò, video a cura di Francesco Frongia, scene e costumi Saverio Assumma De Vita, produzione originale del Teatro dell’Elfo, produzione Effimera srl, Teatro Torlonia dal 26 al 29 marzo 2026
Foto ©Grazia Menna





