di Andrea Cavazzini

Sì, a volte i pagliacci sono tristi e il cliché del pagliaccio triste ma gioioso per il pubblico assume tutta la sua estensione con quest’uomo dagli occhi così dolci, e dallo sguardo così malinconico. Robin Williams se ne è andato sette anni fa, travolto dai suoi demoni e  il successo non ha potuto nulla contro il dolore della vita. Le risate del pubblico lo facevano andare avanti, ma non sono bastate per evitargli di affondare nell’abisso della depressione. Nessun altro attore è riuscito nell’impresa di toccare i cuori attraverso il suo lavoro.

Cosa si nascondeva dietro la sua allegra maschera da clown?  Un timido ex ragazzo con una banale storia di lotta alle dipendenze: droga e alcool per intorpidire quel dolore che gli scavava nell’anima, con l’illusione di poter controllarne il consumo. Quanti di noi, come Robin Williams, ci siamo nascosti dietro le nostre maschere?  Per coprire accuratamente le nostre emozioni e la nostra sensibilità, perché ci vergogniamo troppo di provare per non apparire abbastanza forti. E la nostra educazione spesso diventa un freno per far fluire le nostre emozioni.

Sette anni fa, non solo il cinema ma tutto il mondo ha perso un essere umano speciale, compassionevole. Un grande uomo, un attore talentuoso e un cabarettista fuori dal mondo. Molti di noi sono cresciuti guardando e amando: Patch Adams, Jumanji, L’attimo fuggente, L’uomo bicentenario, Jack, Will Hunting – Genio ribelle , facendoci ridere, piangere e sentire brividi sulla pelle. Uno di cui ogni celebrità avrebbe una cosa gentile da dire: Robin Williams era una luce straordinaria, la più  brillante nel mare di stelle che è Hollywood. La sua natura gentile filtrava attraverso ciascuno dei suoi personaggi fino a quando non sentivi di conoscerlo intimamente.

Dopo aver studiato recitazione presso la prestigiosa Julliard School, ha iniziato la sua carriera con spettacoli nei cabaret e nelle discoteche. Ha lasciato il segno in un episodio della serie Happy Days  nel 1974 (chi non ricorda Fonzie interpretato da Henry Winklere poi in un film per la televisione basato sul personaggio di Mork nella serie Mork and Mindy, che gli è valso il suo primo riconoscimento in carriera, un Golden Globe. Ne ha avuti quattro in totale, compreso quello per il miglior attore per Good Morning Vietnam del 1987 diretto da Barry Levison, un ruolo che che gli ha dato fama mondiale. Storia di un irriverente conduttore radiofonico, arruolato con il compito di risollevare lo spirito delle truppe durante la guerra del Vietnam, in continuo conflitto con i suoi superiori, ma riuscendo in poco tempo a diventare il beniamino dei soldati, pazzi per il suo stile, le sue imitazioni, i suoi sberleffi.

Ha conquistato il grande pubblico di tutto il mondo con il toccante ruolo di brillante ed eccentrico professore che affronta adolescenti alla ricerca di loro stessi Nell’attimo fuggente (1989) diretto da Peter Weir, un ruolo iconico che lo proietterà nell’immaginario collettivo di un’intera generazione e in un registro comico in film come Miss Doubtfire (1993), che gli è valso anche un Golden Globe, o nella serie di film per grandi e piccini Una notte al museo.

I suoi bellissimi occhi blu da pagliaccio triste, hanno scelto di chiudersi per sempre, ma di lui ricorderemo la dolcezza infinita di questa creatura lunare intrappolata nei suoi steccati mentali a noi incomprensibili, vittima di una dolce follia che fluttuerà sempre nei cuori di tutti noi che lo abbiamo amato.

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