Il Rosso e il Nero in scena ripropone il romanzo con qualche taglio e una profonda cura della psiche dei personaggi
Un salto indietro fino alla Francia del 1830 all’Off/Off Theatre, che dal 14 al 19 aprile ha visto in scena Il rosso e il nero, tratto dal romanzo di Stendhal e portato sul palco da Duccio Camerini assieme a un cast di under35, che ha permesso ai giovani di essere candidati al Premio Claudio Nobis.
La scelta registica è stata quella, funzionale, di concentrare la narrazione sui fatti della seconda metà del romanzo, quella che sposta il centro dell’azione dalla provinciale Verrières alla capitale Parigi. Un cambiamento che qui non si sente, perché di fatto l’ambientazione è e resta quella casalinga, il palazzo del Marchese de La Môle e della sua bella Mathilde, il secondo grande personaggio femminile del libro dopo Madame de Rênal.
Con una scenografia praticamente assente, sono pochi oggetti a darci l’idea dei luoghi, Camerini, che ha interpretato lo stesso Marchese de La Môle con un tocco di sarcasmo molto gradito, è riuscito a fare un adattamento funzionale, grazie soprattutto all’ottimo lavoro dei suoi coprotagonisti, a cominciare da Marcello La Bella nei panni del giovane Julien.
Ragazzo remissivo, capace di scatti d’animo solo nel silenzio della sua passione Napoleonica, Julien non ha in sé niente di eroico o memorabile, e di questa sua intrinseca fragilità la recitazione di La Bella fa caratteristica primaria, ricalcando il protagonista del romanzo senza dover creare forzature. Una interpretazione ancor più a tema se confrontata con quella di Francesca Alati nel ruolo di Mathilde, alla cui figura femminile forte riesce ad aggiungere un tocco di modernità caratteriale, un tono in più di quello previsto da Stendhal, che però riesce a inserirsi bene e reggere il confronto con la controparte cartacea.
Ottima anche la performance di Lorenzo Chiarusi nei panni del Marchese de Croisenois, che mischia il tono borghese all’antipatia naturale che siamo portati a provare nei suoi confronti in questo paradosso in cui lui, bello e ricco, è il nemico di Julien, antieroe per natura.
Scelta funzionale è stata anche quella di utilizzare la figura dell’Abate Pirard come narratore delle vicende di Julien e dei suoi co protagonisti. Ad interpretare il prelato Leonardo Zarra, la cui giovane età, di certo minore rispetto all’immaginario Stendhaliano, non toglie al personaggio quella profonda saggezza e conoscenza del mondo che dovrebbe caratterizzarlo. Punto di riferimento sia di Julien che degli spettatori, Pirard è l’unica voce pacata dello spettacolo, un grillo parlante a cui nessuno darà mai abbastanza retta.
Ultima, ma non per importanza, Marianna Menga, la giovane Madame de Rênal. Poco lo spazio a lei dedicato in questo adattamento che omette il periodo a Verrières, ma sufficiente per rievocare quella donna pia, divisa tra il giovane amore e la vita coniugale, destinata, in ogni caso, all’infelicità.
Lo spettacolo di Camerini è riuscito a reggere senza troppe difficoltà il confronto con il classico, puntando sulla psicologia dei personaggi prima che sugli ambienti e sugli abiti, ridotti all’evocazione delle scene e non a una vera e propria fedele riproposizione del tempo del racconto. L’attenzione alla recitazione e all’immedesimazione ha permesso così di rivedere in scena interpretazioni fedeli degli animi descritti dal romanzo, che sono di fatto il cuore puro della vicenda.
Da sottolineare, cosa che dovrebbe esser scontata ma non sempre lo è, la segnalazione, da parte del teatro, della presenza di spari nel corso dello svolgimento della rappresentazione così da preparare gli spettatori. Un gesto piccolo ma importante di attenzione al pubblico.
Cosa Stendhal avrebbe pensato di questa messa in scena non lo possiamo sapere, ma certo è che in un mondo in cui si cerca costantemente di aggiornare il classico, renderlo contemporaneo e adatto al nuovo, vedere Il Rosso e il Nero così come ce lo si era immaginati leggendolo non può che essere un piacere.
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Il Ross e il Nero di Stendhal – uno spettacolo di Duccio Camerini, con Francesca Alati – Duccio Camerini – Lorenzo Chiarusi – Marcello La Bella – Marianna Menga – Leonardo Zarra – drammaturgia Duccio Camerini, con la collaborazione di Marcello La Bella, costumi Caterina Lusena, aiuto regia Riccardo Maggiani, spazio scenico Duccio Camerini, musiche Alchimusika, fotografia di Leonardo Sorrentino, ambienti sonori Samuel Desideri – Off Off Theatre dal 14 al 19 aprile 2026
si ringrazia il Laboratorio di Arti Sceniche





