Torniamo alle canzoni sanremesi di quest’anno, lontano dalle polemiche, per scavare nella loro essenza e riscoprirle con uno sguardo più attento.
Diverse anime, tendenze che si completano. Dall’introspezione più viscerale all’ironia più pungente. La 76ª edizione del Festival di Sanremo è stata una partitura di sfumature ed emozioni. Le sue canzoni come sempre non hanno una tendenza univoca ma convivono in una complessità e varietà artistica di ampio spettro.
Sal Da Vinci vince con Per sempre sì, il trionfo di un amore che si sublima nel sì di una proposta di nozze, una plateale dichiarazione d’amore che immagina e festeggia un futuro di unione e simbiosi, condivisione e salita, che superi le difficoltà di un cammino ripido. Una gestualità quella di Sal Da Vinci un po’ troppo estremizzata che però è già tormentone e spunto d’imitazione, con tutte le polemiche che ne conseguono, ma nonostante sia il titolo che ha fatto più rumore il romanticismo di Sanremo non si esaurisce quest’anno certo qui.
Anche Raf porta un brano che celebra l’ora e per sempre, dedicato alla moglie. Possiamo infatti dire che la sua canzone è l’emblema dell’amore assoluto, un amore però concreto, vero e reale in un mondo problematico che incappa a ogni angolo in incertezze e criticità. Un amore talmente reale da aver visto spegnersi il proprio fuoco a favore di un sentimento più duraturo e perfino più intenso. Due persone inscindibili legate dal destino che vivono di attimi infiniti e di un per sempre giornaliero.
Levante in Sei tu narra con estrema eleganza la nascita di questo sentimento spiazzante e i suoi effetti fisiologici. Una sintomatologia che precede la consapevolezza di cosa sia questo amore che logora e confonde. Mara Sattei porta con Le cose che non sai di me la poesia di un amore corrisposto, il dialogo tra due innamorati, fatto di parole, domande, segreti e silenziosi sorrisi. Tommaso Paradiso dedica alla figlia I romantici, una ballata malinconica che esalta il temperamento romantico e sognatore, attingendo a dettagli di vita quotidiana e guardando al cielo così come a una qualunque cosa con uno sguardo diverso dalle altre persone. Un modo di essere, un calore che abita il cuore. I romantici è una promessa d’amore.
Michele Bravi mette a nudo la nostalgia di un amore passato, intonata con delicatezza e autoironia. Uno sguardo al passato pieno di sensibilità, un ritratto di un presente traballante che si compie nelle fragilità e nella goffaggine di un giovane uomo. Nostalgico anche Chiello che racconta un amore finito, mentre Fulminacci (vincitore del Premio della Critica Mia Martini con Stupida Sfortuna) evoca accuratamente uno stato di solitudine, ricorrendo a immagini suggestive di ordinaria quotidianità che sfociano poi in pianeti e buchi neri, quell’infinito che fa paura ma con cui prima o poi ci si deve confrontare.
Serena Brancale scala invece le tonalità del cuore con Qui con me, dedicata alla madre defunta. Un canto intriso di malinconia che mira al cielo per cancellare dalla pelle l’addio più doloroso e rievoca la complicità passata di una madre e una figlia. Una canzone che sospende il tempo, un brivido che attraversa, ricostruisce un legame, porta in un’altra dimensione. La lettera a una madre che non c’è più. Premio Tim e Premio della Sala Stampa più che meritati.
Arisa invece si avventura con Magica Favola nel lieto fine di una donna che riscopre la propria storia, analizzandola con sguardo introspettivo. Dal candore romantico dell’infanzia alla consapevolezza dell’età adulta. Abbraccia il mistero della vita, si perde tra le onde di un sogno che diventa realtà, incontrando la vera sé stessa, scoprendo una forza inaspettata, un coraggio e amor proprio che la illumina della luce di una principessa.
Ermal Meta rompe in parte questo idillio di sentimenti con una canzone non meno nostalgica e poetica ma dal giudizio severo e il significato profondamente sociale. Stella Stellina è una ninna nanna di sofferenza e sogno mozzato che fa riferimento ai bambini che nel mondo sono barbaramente uccisi. In Stella stellina Gaza risuona implicitamente e il peso delle stragi palestinesi si fa sentire attraverso il ritrovamento della bambola di una bambina deceduta. Un’immagine lacerante, un frammento di bellezza assassinata.
Che dire poi dell’iconica Patty Pravo che con Opera, brano esistenziale composto interamente da Giovanni Caccamo, porta avanti una riflessione simbolica e poetica sulla condizione umana e le sue contraddizioni. Un’introspezione che si congiunge a una ricerca estetica e artistica intesa anche come cuore pulsante della vita. La celebrazione dell’unicità individuale, in bilico tra solitudine e relazioni interpersonali.
Sayf conquista il secondo posto con Tu mi piaci tanto, riflettendo con ironia sulle contraddizioni dell’Italia e su quanto la sua società pesi sul singolo e sul suo equilibrio psichico: dalle alluvioni alle proteste di piazza, dalla malavita alla morte di Tenco, dal calcio alle tasse, fino a inserire una citazione di Berlusconi senza nominarlo apertamente. Ditonellapiaga spiazza e conquista con Che fastidio, un elenco sarcastico e pungente dei fastidi quotidiani, quei comportamenti usuali che risultano indigesti. L’insofferenza si fa musica e parola con questa canzone che rispecchia un forte momento di crisi personale in cui tutto appare negativo. Un brano liberatorio con cui identificarsi, uno sfogo musicale che ha raggiunto il podio del terzo posto.
Irrompe un’altra ventata di freschezza ed energia con La felicità e basta di Maria Antonietta e Colombre, i Bonnie e Clyde della felicità. Giovani e ribelli, gentili e raffinati, ci invogliano a riprenderci la nostra felicità in questa società che pretende e consuma. Il loro è un inno alla libertà di essere sé stessi, imperfetti e fragili, felicemente difettosi. Lontano dagli stereotipi di perfezione, vicino alla spontaneità di un sorriso.
Poi c’è Ai Ai di Dargen D’Amico che esplora con ironia pungente e demenzialità gli effetti della tecnologia sulla vita quotidiana, in particolare l’impatto dell’intelligenza artificiale. Le Bambole di Pezza affrontano con Resta con me questi tempi bui di odio con le loro sonorità rock/ pop punk invitando a rimanere uniti. Nayt invita con Prima che a ritrovare nei rapporti personali sentimenti autentici e dinamiche sincere, cristalline.
Si torna all’introspezione con Fedez e Marco Masini che raccontano in Male Necessario rimorso e catarsi in un abbraccio artistico che fonde due stili diversi e accoglie un sentimento di indulgenza e compassione verso i propri errori e le critiche del mondo. Come la canzone Il meglio di me di Renga, una riconciliazione con il proprio vissuto e con quel male necessario che è la sofferenza.
Nella gara dei giovani altre due canzoni meritevoli di nota: Laguna di Nicolò Filippucci e Mattone di Angelica Bove. La prima (vincitrice di Sanremo Giovani) racconta la liberazione da un amore ormai oppressivo e disfunzionale, la seconda è un flusso di coscienza onesto e introspettivo che scandaglia i sentimenti più intimi interrogandosi sulla propria sofferenza e confrontandola con le aspettative della società. Sanremo è occasione di critiche e scandali, ma in primo luogo è forse il momento più significativo della canzone italiana. Tentando di analizzare brevemente alcuni testi di quest’anno abbiamo tentato anche di tornare all’essenza di questa kermesse, alla materia prima: le canzoni.





