di Edoardo Vezzi

 

I Menecmi: Pappone, Messenio e Moana sono tra i personaggi che Francesco Montanari ha portato in scena -da solo- nel suggestivo Teatro Romano di Ostia Antica. L’attore di Romanzo Criminale rilegge in chiave moderna e ironica “I Menecmi” di Plauto, con la regia di Enrico Zaccheo.

Tra le splendide rovine romane il protagonista traghetta gli spettatori attraverso un viaggio nella commedia latina, la prima storica commedia degli equivoci. L’opera presenta tantissimi personaggi che scandiscono una storia in realtà molto semplice: le peripezie capitate a due fratelli gemelli che, dopo essere stati separati da piccoli, si ritrovano da adulti.

Durante un viaggio al mercato di Taranto il padre dei due fratelli aveva perso tra la folla il figlio Menecmo (nella storia sarà Menecmo 1). Tornato a casa si era ammalato per il dolore ed era morto e il nonno del bambino aveva deciso di chiamare il nipote come il fratello, Menecmo (Menecmo 2). Intanto però il gemello scomparso era stato rapito e in seguito adottato da un uomo originario di Epidamno. La storia parte quindi con l’arrivo nella città di origine greca di Menecmo 2 e il suo schiavo, che da tempo sono alla ricerca del fratello smarrito da piccolo. Non sanno che in realtà Menecmo 1 gode una sua vita tra pranzi abbondanti, mogli e amanti. I due verranno inevitabilmente scambiati, dando vita a incredibili situazioni comiche.

Montanari rivisita completamente l’opera di Plauto declinandola in chiave moderna, recitando tutti i personaggi –sia uomini che donne- con una grandissima versatilità e credibilità: l’attore romano si ritrova così a recitare i diversi personaggi interpretandoli con diversi accenti, dal romano al siciliano, al milanese. Forse nell’affrontare i ruoli delle donne la recitazione risulta essere leggermente stereotipata, ma  la scelta registica propone una lettura diversificata dall’originale.

Lo spettacolo si concentra in particolare su quattro scene -che risultano essere gli episodi più umoristici- in cui l’attore dà vita a Menecmo 1 che si destreggia tra una moglie ossessiva e un’amante avida. Il clou dello spettacolo è però rappresentato dalle scene successive, con l’arrivo a Epidamno di Menecmo 2 e il suo schiavo. Il pover’uomo si ritrova davanti dapprima l’amante e poi la moglie di Menecmo 1, che, ovviamente, lo scambiano per il fratello, creando così una serie di situazioni equivoche su cui si basa l’intera opera del commediografo latino.

Montanari si sveste per qualche minuto dei panni latini per lanciare un monologo sul valore del teatro, della commedia in particolare, elogiando l’essenza della comicità. “I Menecmi” è un’opera di 2200 anni fa, che ha introdotto veri e propri archetipi narrativi, influenzando tanti commediografi a venire. Shakespeare stesso nel suo “The comedy of errors” si è ispirato a Plauto. Nella splendida cornice di Ostia Antica l’incontro tra i due fratelli chiude uno spettacolo divertente, grottesco, moderno.

In chiave di commento, Francesco Monanari, mattatore del presente allestimento  ci fa notare sagacemente che  “la commedia altro non è che il lato B della tragedia”:  una definizione che non vuole certo sminuire il genere, anzi, porlo in maniera ironica sull’altra faccia della medaglia del dualismo rappresentativo.

Una lode alla commedia che riporta una storia antica in una chiave di lettura assolutamente attuale.

 

 

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