Al Politeama, il comico romano porta in scena un monologo capace di trasformare la vita di tutti i giorni in una comicità condivisa e senza filtri.
Lo spettacolo di Maurizio Battista, andato in scena il 28 e il 29 aprile 2026 al Politeama Genovese, si è confermato un appuntamento all’altezza delle aspettative. Capace di conquistare il pubblico con una comicità diretta e quotidiana, Battista riporta sul palco il suo stile inconfondibile. Un flusso continuo di aneddoti, osservazioni sulla vita di tutti i giorni e riflessioni ironiche sui cambiamenti della società.
Si parte sempre dal classico leitmotiv – quel nostalgico e universale “ai miei tempi…” – che diventa il pretesto per un viaggio tra generazioni, abitudini e contraddizioni moderne, sempre filtrato attraverso una lente dissacrante ma mai banale. Si scherza su tutto, tutte e tutti, permettendo a una platea variegata di ridere insieme, gli uni con e delle altre.
La forza dello spettacolo sta proprio nella sua autenticità. Battista non costruisce personaggi, ma amplifica sé stesso, instaurando un dialogo continuo con la platea. Il pubblico genovese ha risposto con entusiasmo, tra risate frequenti e partecipazione calorosa, segno di un ritmo comico ben calibrato e di una grande capacità di improvvisazione. Il pubblico sale simbolicamente sul palco diventando parte attiva dello spettacolo. Come se ognuno riuscisse a ritagliarsi un ruolo, una collocazione, che permette a Battista di poter scherzare facendo sentire che la persona stia facendo autoironia, come fa lui stesso, e pertanto, legittimandolo a continuare. Il rischio dell’offesa è quasi nullo a quel punto.
Perché di fatto, l’operazione che fa Maurizio Battista non è altro che leggere la propria realtà, soprattutto nella sua parte più drammatica, e farne uscire il lato comico. E qui Charlie Chaplin verrebbe in nostro soccorso con la celebre frase: La vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo.
La genuinità con cui Battista parla al pubblico fa si che egli risulti perfettamente comprensibile. Gli permette di prenderlo per mano e aiutarlo a ridere di sé e della vita stessa. Per questa ragione, una buona parte di pubblico ama Battista. Perché sembra che voglia utilizzare il palco solo come strumento pratico per far sì che la sua voce arrivi a tutto il teatro, ma che in realtà starebbe meglio seduto in una poltrona rossa in mezzo alla platea. Il clima che si respira durante tutto lo spettacolo è, pertanto, familiare.
Dal punto di vista scenico, l’allestimento è essenziale, lasciando spazio alla parola e alla presenza scenica dell’artista, vero motore dello show. Una scelta coerente con il tipo di comicità proposta: immediata, senza filtri, basata su tempi comici solidi e una narrazione fluida.
Maurizio Battista, nonostante si caratterizzi per un tipo di comicità romana che sembrerebbe parlare per la maggior parte proprio a un pubblico romano, si può dire non sia rimasto affatto confinato alla capitale. Tra interventi e richieste di sketch iconici dal suo repertorio classico, la platea genovese ha potuto dimostrare tutto l’affetto e la considerazione nei suoi confronti. Una serata leggera, in cui la risata può diventare anche occasione di riconoscersi nelle piccole “follie” quotidiane. Battista conferma ancora una volta la sua capacità di parlare a un pubblico trasversale, mantenendo viva quella comicità popolare che lo ha reso uno dei nomi più amati del panorama italiano.
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