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Massimiliano Caiazzo debutta con “Il Giocattolaio”

Intervista all’attore di “Mare Fuori”, protagonista insieme a Cristina Cappelli del thriller psicologico diretto da Michèle Lonsdale Smith al PignetOff.

di Elisa Fantinel

Dal 22 al 24 maggio al Pigneto Off, Massimiliano Caiazzo noto al grande pubblico per la serie tv Mare Fuori, sarà il protagonista insieme a Cristina Cappelli de Il Giocattolaio, un testo di Gardner McKay diretto dalla regista newyorkese Michèle Lonsdale Smith

Lo spettacolo, prodotto dalla Gracemoon Art, è ambientato nella Roma degli anni ’90, tra le atmosfere di Ponte Milvio, dove vive e lavora la psichiatra Maude Cristoforo.

Una notte, il giovane che poco prima l’ha aiutata a rimettere in moto l’auto si presenta alla sua porta chiedendo di poter fare una telefonata. Quello che sembra un incontro del tutto casuale si trasforma presto nell’inizio di una notte imprevedibile, destinata a cambiare per sempre il corso delle loro vite.

Il lavoro di ricerca e approfondimento svolto dagli attori insieme alla regista, tra Roma e New York, è stato intenso e meticoloso: un percorso umano ed emotivo volto a scavare nella psicologia dei personaggi per restituirne tutta la complessità e l’autenticità in scena.

In questo spettacolo “Il Giocattolaio” interpreti il ruolo di un manipolatore violento. Che cosa vuol dire vestire i panni di un personaggio tanto negativo?

Non è facile rispondere a questa domanda perché ci sarebbe molto da raccontare. Quello che posso dire è che vestire i panni di un personaggio come quello del giocattolaio, vuol dire andare ad esplorare le parti più buie dell’essere umano, mostrare quando si rompe in mille pezzi al punto tale da non riuscire a gestire più pensieri ed azioni. Per affrontare un personaggio così c’è bisogno di cura per restituire un personaggio reale e non stereotipato, per poter dire la verità sulla nostra umanità mostrandone anche gli aspetti negativi. 

Hai trovato un punto in comune, un gancio emotivo con lui?

Per trovare il gancio emotivo con Rocco, il personaggio che interpreto, ho dovuto incontrarlo: ho dovuto congiungermi con le mie parti rotte, le mie ferite, e da qui sono partito per poter poi creare un ponte entrando in contatto con la sua ferita e la sua parte più rotta che per fortuna è molto più in frantumi della mia. 

Quali sono state le indicazioni della regista Michèle Lonsdale Smith per interpretare il difficile ruolo di Rocco Sabato?

Le indicazioni di Michèle sono state tante: lei oltre ad essere la regista di questo spettacolo è anche la mia insegnante e il mio mentore. Abbiamo innanzitutto fatto lunghissime conversazioni per cercare di andare ad intercettare il personaggio in quanto essere umano. Per farlo, ci siamo ispirati ai rettili, in particolar modo al coccodrillo, proprio per andare a studiare comportamenti come la manipolazione ed un certo tipo di seduzione e di violenza psicologica. Animali come il coccodrillo sono dei veri e propri killer di natura: osservandoli cacciare si capisce che non sono dei predatori che attaccano velocemente, ma sfruttano la loro straordinaria capacità mimetica per cogliere di sorpresa e tendere agguati muovendosi con lentezza ed astuzia. 

Abbiamo, inoltre, guardato documentari a non finire per studiare la vita di serial killer realmente esistiti come Ted Bundy o Jeffrey Dahmer, sviluppando così una ricerca molto ampia approfondendo cosa accade nella realtà e cercando di comprendere il più possibile le dinamiche che portano i serial killer ad agire.  

Com’è stato lavorare con la tua collega Cristina Cappelli? Come avete trovato un punto comune?

Lavorare con Cristina Cappelli è stato un regalo: è un’artista dotata di un’umanità incredibile, è una donna estremamente sincera, onesta, infine è una guerriera. Cristina è tutto quello che posso desiderare da un partner in scena, a maggior ragione affrontando tematiche così complesse e delicate, c’è bisogno della massima fiducia reciproca che noi abbiamo. Con Cristina ci spalleggiamo, è diventata un’amica, addirittura quasi una sorella. Siamo entrambi guidati dallo stesso amore e dalla stessa passione nei confronti di questa forma d’arte, e dalla stessa fame di verità rispetto a questa storia. Questo ha creato un terreno fertile per uno scambio onesto e per fare arte insieme.

Raccontaci della Gracemoon Art Italia, una compagnia che viaggia tra New York e Roma

La Gracemoon Art è una compagnia che nasce dall’amore per l’arte dell’attrice, insegnante e regista Michèle Lonsdale Smith, dal suo approccio alla recitazione che è figlio di oltre 20 anni di esperienza, di ricerca e di studio ispirata ai grandi maestri del passato. L’esigenza è la ricerca, l’indagare il modo di amare l’altro attraverso l’arte della recitazione e non solo: considerando la verità come la forma d’amore più profonda. La ricerca della verità è l’obiettivo primario di tutti i progetti che Gracemoon decide di sposare. 

Cosa ami di più di questo lavoro d’attore?

Questo lavoro mi ha regalato la libertà: esprimo me stesso a tal punto da creare qualcos’altro, e questo è qualcosa di estremamente liberatorio. Mi permette di conoscermi a fondo, mi consente di studiare i miei comportamenti, di saperli decodificare, per poi poter raccontare delle storie sincere di esseri umani. Tutto ciò mi libera oltre ad estremamente divertente.

Cosa sogni per il tuo futuro?

Per il mio futuro mi auguro di continuare a fare questo lavoro a livelli sempre più alti per poter condividere questo amore e questa dedizione. 

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