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Marilyn, una continua ricerca di autenticità. 

Natalia Simonova racconta la donna dietro il mito, tra fragilità, sogni e verità nascoste.

Dopo aver dato vita a due icone immortali del cinema, Greta Garbo e Marlene Dietrich, Natalia Simonova porta in scena, in questi giorni al Teatro Porta Portese, uno dei miti femminili più celebri e affascinanti di Hollywood: Marilyn Monroe, proprio nell’anno del centenario della sua nascita. Attrice e regista dello spettacolo, Simonova offre al pubblico un ritratto intimo e profondo della diva, svelandone aspetti meno conosciuti, segreti mai raccontati e verità autentiche che restituiscono tutta la complessità della donna dietro il mito.

Natalia, il tuo viaggio nella fabbrica dei sogni di Hollywood termina con la storia della meravigliosa Marilyn Monroe. Cosa ti ha colpito delle icone femminili di Hollywood e in particolare della vita di Marilyn?

Le grandi icone di Hollywood mi hanno sempre affascinata perché dietro l’immagine perfetta, dietro il mito, si nasconde quasi sempre una donna che ha dovuto lottare, soffrire e reinventarsi continuamente. Greta Garbo, Marlene Dietrich e Marilyn Monroe sono molto diverse tra loro, ma condividono una straordinaria forza interiore. Di Marilyn mi ha colpito soprattutto il contrasto tra la donna che il mondo credeva di conoscere e la persona che realmente era: intelligente, sensibile, colta, assetata d’amore e di riconoscimento.

Quanto c’è di te in questo personaggio?

Ogni volta che interpreto un personaggio cerco inevitabilmente qualcosa che mi unisca a lui. In Marilyn ritrovo la fragilità che appartiene a ogni essere umano, il desiderio di essere compresi e accettati per ciò che si è veramente. Mi riconosco nella sua ricerca continua di autenticità, nella sua volontà di andare oltre le apparenze e la sua voglia di apprendere e di arricchirsi culturalmente. Ovviamente le nostre vite sono molto diverse, ma le emozioni profonde parlano una lingua universale.

Cent’anni dalla nascita di una donna bellissima quanto fragile. Come hai messo in scena l’aspetto più intimo della Monroe?

Ho cercato di allontanarmi dall’immagine stereotipata della diva bionda e seducente per restituire al pubblico la donna. Attraverso parole, musica, ricordi e confessioni emerge una Marilyn che racconta le proprie paure, le proprie speranze e le proprie ferite. Non volevo imitare Marilyn Monroe: volevo ascoltarla. Lo spettacolo è un viaggio nella sua anima, nei suoi sogni e nelle sue contraddizioni.

Com’è stato confrontarsi con le oscurità profonde dell’animo umano che Marilyn portava con sé?

È stato un percorso intenso e a tratti doloroso. Marilyn ci obbliga a guardare dentro quelle zone d’ombra che spesso preferiamo ignorare: la solitudine, l’abbandono, l’insicurezza, la paura di non essere abbastanza. Studiando la sua vita ho scoperto una donna che combatteva ogni giorno contro i propri fantasmi. Portare tutto questo in scena richiede grande rispetto e molta sincerità emotiva.

Marilyn era un’anima tormentata bisognosa d’amore. Perché non è mai riuscita a trovare la strada che colmasse questo vuoto?

Credo che alcune ferite dell’infanzia possano accompagnarci per tutta la vita. Marilyn cercò l’amore in molte forme: negli affetti, nei matrimoni, nel successo, nell’ammirazione del pubblico. Ma quando una mancanza è così profonda, nessun riconoscimento esterno riesce davvero a colmarla. La sua storia ci ricorda che la fama non protegge dalla sofferenza e che il bisogno di essere amati è forse il più universale dei bisogni umani.

ll tuo viaggio tra le grandi icone di Hollywood continua: ci saranno altre stelle del cinema nei tuoi prossimi progetti?

Assolutamente sì. La rassegna “Hollywood – La Fabbrica dei Sogni” è nata proprio per raccontare donne straordinarie che hanno lasciato un segno nella storia del cinema e della cultura . Dopo Greta Garbo, Marlene Dietrich e Marilyn Monroe, sto già valutando nuove figure femminili che meritano di essere riscoperte. Mi affascinano le artiste che hanno saputo trasformare la propria vita in arte e che ancora oggi hanno qualcosa di importante da raccontarci. Il viaggio, dunque, non finisce qui: è solo l’inizio di nuove storie e nuove emozioni.

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