Allo Spazio Diamante va in scena una storia di minatori, che ricostruisce la tragedia del 1956 e restituisce voce e dignità agli emigranti italiani partiti in cerca di futuro.
Nel 1956 centinaia di uomini lasciarono l’Italia con una valigia di cartone e un sogno semplice: lavorare, guadagnare qualche soldo, costruire una vita migliore per sé e per le proprie famiglie. Quel sogno, però, si trasformò in tragedia l’8 agosto dello stesso anno, quando nella miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle, in Belgio, morirono 262 minatori, tra cui 136 italiani.

Lo spettacolo Marcinelle, storie di minatori, scritto e diretto da Ariele Vincenti, ripercorre proprio questo viaggio umano e storico: dalla partenza dai piccoli paesi italiani fino alla drammatica fine nelle viscere della terra. In scena cinque attori, Francesco Cassibba, Sarah Nicolucci, Giacomo Rasetti, Vincenzo Tosetto e lo stesso Vincenti, danno vita a un racconto corale capace di restituire il clima umano, sociale ed emotivo di quell’epoca.
La messa in scena colpisce per la precisione e l’intensità con cui riesce a ricreare quell’atmosfera. I quattro attori uomini interpretano diversi personaggi: un uomo del nord, due fratelli del centro Italia e un giovane siciliano, ingenuo e generoso, amante del canto. Tutti condividono lo stesso desiderio: guadagnare abbastanza per risollevare le proprie famiglie dalla povertà lasciata dalla guerra. Il pubblico segue il loro lungo viaggio verso il Belgio, iniziato con promesse di lavoro e dignità e proseguito invece tra disagi e illusioni infrante.
Particolarmente significativa è la prova di Sarah Nicolucci, unica donna in scena, che interpreta tre figure femminili provenienti da diverse parti d’Italia: una del nord, una del centro e una siciliana. Cambiano accenti, posture, atteggiamenti e mentalità. La trasformazione avviene con sorprendente naturalezza: a volte basta un gesto delle mani, un movimento delle gambe, un diverso modo di stare nello spazio per dare vita a un nuovo personaggio. Nicolucci assume anche il ruolo di narratrice, incarnando l’ansia e il dolore delle donne rimaste a casa ad aspettare i loro uomini, ma anche quello di chi decide di seguire il marito in Belgio e si ritrova improvvisamente sola, straniera in una terra che non le appartiene, a piangere un marito che una sera non farà più ritorno.
Il cuore visivo dello spettacolo è la scenografia ideata da Alessandro Chiti, complessa e suggestiva. In scena compaiono grandi cubi metallici privi di pareti che gli attori stessi spostano e ricompongono durante lo spettacolo. Con un ritmo perfettamente coordinato, queste strutture diventano di volta in volta i vagoni del treno che porta i minatori in Belgio, l’ascensore che li conduce nelle profondità della miniera o le strette gallerie di lavoro. È un dispositivo scenico dinamico che rende visibile il viaggio e, allo stesso tempo, la prigionia progressiva di quegli uomini.
Anche il lavoro sul suono è particolarmente efficace. I colpi di scalpello, i rumori del lavoro in miniera, il movimento dei carrelli e il martellare degli attrezzi si trasformano in una sorta di partitura ritmica, musicale, che accompagna l’azione scenica con grande precisione. Le luci e la fonica, curate da Stefano Pierucci, dialogano con i movimenti degli attori e con la scenografia, contribuendo a costruire un ambiente concreto, immersivo e fortemente evocativo.
Dietro lo spettacolo si percepisce chiaramente un lungo lavoro di ricerca e di costruzione scenica. Non si tratta solo di una ricostruzione storica, ma di un’operazione teatrale attenta e consapevole, nata dallo studio delle fonti e dalla volontà di restituire dignità a una vicenda che appartiene alla memoria collettiva.
Raccontare Marcinelle, infatti, significa parlare non soltanto del passato, ma anche del presente. Le storie di quei minatori sono le storie di migliaia di persone che ancora oggi lasciano il proprio paese in cerca di lavoro e di una vita migliore. Sono storie di speranze, di sacrifici e, talvolta, di inganni.
Il teatro, in questo caso, diventa uno spazio di memoria e di riflessione: un luogo in cui ricordare che la dignità della vita umana – come l’arte e la cultura – deve restare al di sopra di ogni confine, ideologia o appartenenza.

Marcinelle, storie di minatori non è solo il racconto di una tragedia del passato, ma un monito ancora attuale. Attraverso una regia rigorosa, una scenografia ingegnosa e un lavoro attoriale corale, intenso e di qualità, lo spettacolo restituisce voce a chi è partito inseguendo un sogno e ha trovato invece la durezza della storia. Un teatro che ricorda, commuove e invita a non dimenticare.
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Marcinelle, storie di minatori – scritto e diretto da Ariele Vincenti – con Francesco Cassibba, Sarah Nicolucci, Giacomo Rasetti, Vincenzo Tosetto, Ariele Vincenti – Scenografia Alessandro Chiti -Composizioni Musicali Tiziano Gialloreto – Disegno Luci E Fonica Stefano Pierucci – Costumi Agostina Imperi – Aiuto Regia Nicolò Marabini – Foto Francesco Nannarelli – produzione Alt Academy Produzioni e Teatro Stabile D’Abruzzo – Spazio Diamante di Roma dal 3 all’8 marzo 2026





