di Mario Claudio Cesario

 

Uno spettacolo divertente, che fa riflettere. Con Daniela Ioia, scritto da Massimo Andrei

Dal 12 al 13 Marzo al Teatro Testaccio l’eclettica, brillante e talentuosissima Daniela Ioia sarà la protagonista di uno spettacolo molto esilarante, per la regia di Gennaro Silvestro. Il monologo in scena, prima al Teatro Don Peppe Diana di Napoli, è figlio della penna di Massimo Andrei, un nome che vale una garanzia. Andrei anche in questa occasione, è stato ironico ai massimi livelli senza essere mai banale. Essere intelligentemente ironici è solo per pochi.

Nella piéce, la bella attrice partenopea, sola in scena, interpreta il ruolo di Enza Amato: una semplice ragazza dei giorni d’oggi alle prese con un test di gravidanza, bramosa di famiglia. Nell’attesa di questo risultato, Enza prega Santa Maria Francesca delle cinque piaghe, conosciuta a Napoli come la vergine dei quartieri cui si rivolgono le donne desiderose di maternità. In questo piccolissimo Santuario, meta di numerosissimi pellegrinaggi, vi è la ormai famosissima sedia della maternità dove le donne chiedono tale grazia per intercessione della Santa sedendosi proprio sulla sua sedia. Dopo la preghiera della sera, Enza va dormire e durante la notte sogna tre tipologie di madri: la fragile, la matrona risoluta e l’insicura.

In scena Daniela Ioia proietta tutti i pensieri che inevitabilmente affollano la mente delle aspiranti e neo mamme: “che mamma sarò?”, “sopporterò la responsabilità di una vita che dipende da me?”, le ansie per le svariate analisi cui ogni mamma del mondo occidentale è sottoposta, e le ansie forse per saper gestire la grande gioia.

Questo spettacolo è una proiezione sul mondo sotto l’ottica femminile, in cui il desiderio di maternità sfocia talvolta in insana ossessione. Massimo Andrei, con il talento dell’attrice, ora neo mamma, ha voluto raccontare con divertimento e zelo ciò che una donna contemporanea vive e ciò che si proietta nel suo futuro di madre che si barcamena tra una serie di difficoltà e sventure, partendo dall’inizio di una gravidanza con esami e visite mediche da fare per l’inseminazione, passando per il carattere insubordinato di una figlia innamorata di un uomo di colore, ma che va bene uguale pure se è “marrò” basta che al suo paese non ha un’altra donna a cui vuole bene, fino all’ingannare il tempo che passa per ingannare se stessa ricorrendo ad eccessi estetici illudendosi di ritornare adolescente e dunque piacente per gli amici dei propri figli.

Dunque Andrei prende in prestito la vita, il quotidiano, ciò che ogni giorno passa come scontato e analizza un profondo stato d’animo sociale che ogni giorno è alla ricerca di una propria identità e dalla quale poi sfugge per cercarne un’altra e un’altra ancora, fino a quando incapace di accettare con responsabilità ciò che avrebbe voluto essere, si affida a Dio ma come se questi fosse un mago.

Ovviamente tale excursus sociale coinvolge anche e soprattutto l’uomo, ma l’arguto Massimo Andrei ha scelto di mettere in primo piano la donna poiché in lei c’è l’universo.

Daniela Ioia dopo “Gomorra” e dopo aver interpretato Donna Armida ne “Il sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone e scritto da Eduardo De Filippo torna a teatro in questo ruolo comico in cui, oltre al non-quantificabile talento, sprizza chiaro in scena, il suo consapevole ed empatico rapporto di divertimento con il pubblico.

Un invito al teatro dove in un’ora si ride su un universo fragile che solo le donne con la loro complessa struttura rendono possibile.

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