Pretesti dozzinali e dozzine di iracondi e criminali: nere cronistorie in profusione, diramate in radiodiffusione.
Il 28 febbraio e il 1 marzo, il palcoscenico del Piccolo Teatro di Catania aveva già il suo catalizzatore. Ancor prima che entrassero gli attori, ancor prima che simultaneamente ed ora uno, ora l’altro fossero loro a parlare, c’era qualcosa innanzi al pubblico a polarizzare: un basamento in movimento, una triade di ingranaggi rotanti sulla parte anteriore e tre radio simbolicamente appoggiate su quella superiore, disuguali per forma e in dimensione, ma di sicuro identiche e unificate nella comunicazione. Un triplice assetto di un’installazione scenografica che era evidente che non fosse lì con l’intento di decorare.

C’era ben poco da adornare rispetto a quello che una radio dì lì a poco avrebbe avuto da raccontare. Da presentare, intervallando. Magnetizzare, riferendo. Circostanziare, rilevando. Sincronizzando e cronometrando. Soppesando distanze temporali, decennali o ventennali, da un anno all’altro, da un’ora all’altra. Da un colpevole all’altro. Dal bellicoso confinante a quello più distante. In un giorno o in un altro, in lungo e in largo. Da ogni parte e in ogni dove.
In qualsivoglia altrove, anche da quello più ideale si apprende di un male da escogitare. Un meccanismo asfittico senza scampo, una gabbia senza scappatoia. Vicoli ciechi di criminali accecati. Dall’albeggiare nel brusio della giornata all’imbrunire nel silenzio della nottata. Nell’indomani seguente, e in quello dopo ancora. Nell’apparente naturalezza che precede ciascuna efferatezza.
Radio Killers: così si intitola la radio segnatempo avanti e indietro, annunciatrice di ripicche e prepotenze, faide e rappresaglie: il dissidio e poi l’eccidio. Intanto che si lanciano ordigni dietro l’uscio e missili sulla testa, c’è chi va a spasso col coltello in tasca: “cuori di pietra” armati e scalpitanti nel sistematico cerimoniale di un male da imbottire con altro male, nel glaciale e brutale girotondo della malvagità, in un cerchio di ordinaria crudeltà. Una giostra: la giostra del dominio da esercitare discriminando, della giustizia da reclamare uccidendo e delle ferite da contraccambiare colpendo. Colpendo più forte, in una danza universale.
La perturbante danza dei buoni dal volto cattivo e dei cattivi sempre tali, ma più imbarbariti. In ogni istante, in questo mondo. Un mondo malsicuro a dimensione “d’odio”, una poltiglia indistinta di terroristi e narcisisti: non vi è differenza, del resto, se per entrambi l’unica forma di mediazione si conferma essere la pronta eliminazione. E nessuna lucida ponderazione. Tuttalpiù la distaccata simulazione di un’etica d’acciaio, giacché fa da maschera coprente di tutte le vergogne, comodamente.
A condurci negli spazi della giostra spietata, sulle tracce filosofiche e concettuali di Hannah Arendt, e per il tramite narrativo di accensione e sintonizzazione, canali e frequenze, nastri e e riproduzioni, filodiffusione, radiofonia e radiogiornale, giornale radio e segnale orario, i valenti attori Gianmarco Arcadipane e Marta Cirello, pilotati in regia da Valeria La Bua, a cui dobbiamo anche la drammaturgia, e da Davide A. Toscano, in un cooperante spalleggiamento.

Un binomio registico alla guida di un altrettanto binomio attoriale e la radio a corredare, pur senza esclusivamente allestire, ad informare senza oscurare. La radio parlante e divulgatrice, la radio che geme, la radio che dice. E frattanto canta. Paesaggi sonori, ora lenti ora veloci, nel vano tentativo di intrattenere e trarre in salvo dalla contaminazione di un male infestante, sempre più contagioso, in un pianeta oltremodo frantumato per poter essere riparato.
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Radio Killers – di Valeria La Bua – regia: Valeria La Bua e Davide A. Toscano – con: Gianmarco Arcadipane e Marta Cirello – scene: Mariella Beltempo, Rosalba Cannella – produzione: Associazione Città Teatro – in collaborazione con: Bottega del Pane, Teras Teatro – foto: Dino Stornello – stagione 2026 “Nuovo Teatro” – Catania, Piccolo Teatro della Città (28 febbraio – 1 marzo)
Foto ©dinostornello





