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Lo sguardo di Emma: piccoli (grandi) atti di resistenza

L’anteprima stampa al cinema dei Piccoli a Villa Borghese.

Lo sguardo di EmmaÀ bras le corps segna l’esordio nel lungometraggio di Marie-Elsa Sgualdo. Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, si impone come un’opera prima di notevole rigore e coerenza. Ambientato nella Svizzera rurale del 1943, il film racconta uno spaccato di vita di Emma. La quindicenne vive in un contesto di oppressione dominato da una struttura sociale rigidamente patriarcale e una morale religiosa soffocante.

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Emma (interpretata straordinariamente da Lila Gueneau) lavora presso la casa di un pastore protestante. Conduce un’esistenza scandita da regole severe e ligio servilismo. Non c’è spazio per aspettative o ambizioni personali. Soprattutto per chi convive con il peso dello sguardo giudicante di una realtà troppo piccola per una ragazza abbandonata (apparentemente) dalla madre per un altro uomo. La figlia di una poco di buono. Il suo desiderio però è di studiare e costruirsi un futuro autonomo.

La realtà, però, sembra aver già deciso per lei. La sua condizione infatti peggiora quando subisce uno stupro dal quale rimane incinta. Un punto di non ritorno che segna permanentemente Emma. Quest’ultima vive infatti un dualismo contraddittorio. Travolta dal peso del giudizio collettivo, lotta con se stessa per salvarsi la reputazione. La risposta si cela in un matrimonio rapido, che possa coprire i resti di una vergogna che consuma da dentro la protagonista. Ben presto però, la costrizione in un contesto lontano dall’amore e sempre più vicino all’annichilimento la porta ad una svolta salvifica.

Il film costruisce un percorso di formazione doloroso. La protagonista attraversa vergogna, isolamento e imposizioni, fino a maturare una consapevolezza nuova. La sua evoluzione non è mai spettacolarizzata. Al contrario, Sgualdo sceglie una messa in scena essenziale, fatta di silenzi prigionieri, che contrastano la condizione interiore della protagonista. La natura, aspra e incontaminata, diventa uno specchio della sua solitudine ma anche uno spazio simbolico di resistenza.

Per temi e atmosfere, Lo sguardo di Emma richiama da vicino il capolavoro di Maura Delpero,Vermiglio. Condividono l’ambientazione montana, il peso del contesto storico e una riflessione sul corpo femminile come territorio di controllo e conflitto. Tuttavia, Emma appare ancora più fragile e inesperta, priva di punti di riferimento solidi, segnata anche dall’assenza della madre.

Sgualdo evita ogni forma di retorica e costruisce un racconto asciutto ma profondamente politico: il corpo della protagonista diventa luogo di oppressione ma anche strumento di affermazione. Il film si concentra molto anche sulla solidarietà tra donne. Sottile ma decisiva, contribuisce a restituire dignità anche ai gesti più piccoli, caricandoli di un significato che va oltre la dimensione individuale. Contro ogni aspettative, la sorellanza diventa proprio lo strumento di sconfitta del patriarcato. Il luogo sicuro dove rifugiarsi, come accade per Emma con la madre, nonostante tutto. Tutte le figure femminili del film, come anche Colette e sua madre, o le sorelle di Emma, sono tutte anime solidali, che alimentano la forza inarrestabile della protagonista.

Lo sguardo di Emma è quindi un coming of age severo e necessario, che racconta il prezzo delle scelte in un contesto drammaticamente rigido. È la storia di una ribellione silenziosa, radicata nel quotidiano, che trasforma una ferita in un atto di resistenza. Un esordio che colpisce per maturità regista e che restituisce con lucidità la lunga e ancora incompiuta lotta per l’autodeterminazione femminile.

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Lo sguardo di Emma – Regia di Maria Elsa Sgualdo – Sceneggiatura: Marie-Elsa Sgualdo, Nadine Lamari Con: Lila Gueneau, Aurélien Patouillard, Grègoir Colin, Thomas Doret, Aurelia Petit, Sandrine Blancke, Sasha Gravat Harsch, Étienne Fague, Cyril Metzger, Raphaél Thierry, Jean-Marc Roulot, Caroline Imhof – Tamara Semelet – Colonna sonora: Nicolas Rabaeus – Montaggio: Karine Sudan – Fotografia: Benoît Dervaux – Produzione: Box Productions, Hélicotronc, Offshore – Paese: Belgio, Francia, Svizzera – Anno: 2025 – Nei cinema dal 2 aprile 2026

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