Da non perdere il ritorno al cinema del film di Mainetti, per sole tre date
Lo chiamavano Jeeg Robot è il capolavoro dell’allora regista esordiente Gabriele Mainetti. Uscito nel 2015, sorprende l’Italia con un genere spopolato oltre oceano, ma qui ancora scrutato a distanza. Lo fa inquadrandolo sul territorio nazionale. Aggiungendo quella nota sentimentale, drammatica, ma mai banale, che da sempre caratterizza il nostro paese. Un eroe di borgata e un Joker uscito direttamente da Romanzo Criminale. A dieci anni dal debutto, tornare al cinema è ancora la scelta migliore.

Ilenia Pastorello e Claudio Santamaria
Super poteri, manga, termosifoni piegati e bancomat portati via. Tutto ciò appare nello sfondo degradante di una periferia romana, dove sono droga, debiti e povertà a scandagliare le azioni quotidiane. A muovere il corpo della violenza.
Le sequenze e le conseguenze sono così reali da rendere perfettamente plausibile che un uomo, dopo essersi buttato in un Tevere radioattivo, ne esca personificazione di Jeeg Robot d’acciaio, un manga giapponese. E che, per questo, diventi eroe protettore di una donna che, per le violenze subite e reiterate, sembra regredita a una condizione infantile, bisognosa di una protezione paterna.
Ilenia Pastorelli (uscita dal Grande Fratello e debuttante al cinema) è struggente. Una donna dalla presenza sensuale e adulta, pervasa da un’ingenuità bambina, unica arma per combattere l’orrore che ha vissuto. La storia che unisce i due personaggi certamente non trasforma il film in una classica rom-com. Al contrario, potrebbe inserirsi in un filone d’analisi del quadro clinico di entrambi, da studiare in un manuale di psicologia.
Il protagonista, Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), d’altro canto, appare tutt’altro che un eroe. Bensì un ladruncolo, un uomo solitario, antisociale. Un reietto che inizialmente sfrutta i suoi poteri per riuscire a rubare meglio, o per fuggire dai guai in cui si è cacciato. Di certo non un Batman pronto a difendere i più deboli. Con queste premesse, risulta chiaro come fu possibile che Lo chiamavano Jeeg Robot, inizialmente, non ricevette la fiducia dei produttori. Nessuno credeva nella proiezione visionistica di un regista esordiente, che voleva ambientare un film di genere supereroistico a Tor Bella Monaca.
Mainetti però non ha mai smesso di credere in questo progetto. Lo ha riadattato, autoprodotto, riuscendo a convincere tutte e tutti, e a ragion veduta. La sua abilità registica non si esaurisce nella perfetta conduzione del cast attraverso il viaggio, quasi onirico, di questo film. La profondità di ogni personaggio permette di dipingerli tridimensionalmente, complessi e pieni di fragilità.
Lo chiamavano Jeeg Robot ci ha regalato una delle migliori interpretazioni di un villain nella storia del cinema italiano. Questo è il film che consacra il talento sconfinato di Luca Marinelli, da cui ora non possiamo più prescindere. “Lo zingaro” è un esagitato, ossessionato dalla fama, diretta traduzione di un bisogno di riconoscenza e potere che non riesce a esercitare nemmeno sulla sua banda di piccoli criminali. Un antagonista perfetto, il Joker di borgata, protagonista delle scene più iconiche e della memoria stessa del film.

Luca Marinelli
Lo chiamavano Jeeg Robot sarà al cinema il 2-3-4 marzo. A dieci anni dal suo debutto e dopo aver vinto sette David di Donatello e innumerevoli altri premi, torna in sala in versione 4K. Non perdetevelo!
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Lo chiamavano Jeeg Robot – Regia: Gabriele Mainetti – Sceneggiatura: Nicola Guaglianone e Menotti – Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli – Produzione: Goon Films e Rai Cinema – Distribuzione: Lucky Red.





