di Andrea Cavazzini

 

 

Chi puo dire che il teatro di Shakespeare è noioso? E chi puo dire di aver visto tutte le 37 opere del drammaturgo piu famoso d’Inghilterra,  tenendo presente che: uno ci vorrebbe una vita intera e secondo che alcune delle opere meno conosciute raramente vengono rappresentate.

Ergo chiunque abbia avuto l’idea di distillare in 90 minuti le opere del Bardo va considerato un genio;  ed è strano a dirsi ma gli autori contrariamente a quello che si pensi non provengono da oltre Manica, bensì da oltre oceano!! Paradossi del teatro.

Dalla California ci potremmo aspettare  un’ingegnere informatico, un analista di Google, magari  un novello Steve Jobs, ebbene no ,tali Adam Long, Daniel Singer e Jess WInfield hanno sovvertito i luoghi comuni e consci che la Silicon Valley può produrre altro oltre  che l’IT , eccoli  sfornare  una farsa intelligente e sagace su tutto   scibile shakesperiano.

Il concetto di Shakespeare in formato “Bignami” . può essere chiaramente usato come introduzione alle opere dello stesso Shakespeare.  Allo stesso modo, può essere vista come una commedia buona il cui argomento è abbastanza irrilevante o potrebbe  consentire ad alcuni appassionati shakespeariani di rivedere la vita e prendersi un po ‘ meno sul serio. Quel che è certo è che nell’era della televisione e dei social network  in cui  tenere l’attenzione  più di cinque minuti è considerata un’impresa titanica, l’umorismo esce di gran lunga vincente.

Oltretutto al  pubblico non è richiesto di conoscere minuziosamente  le opere di William Shakespeare  per apprezzare questo tipo di parodia che si regge da sola. Considerando   anche  i tentativi sortiti da Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli, Lorenzo Degl’Innocenti(La Bignami Shakespeare Company geniale anche questo),  protagonisti assoluti della pièce,  decisamente scoraggianti sulle evidenti lacune “sfoggiate” ieri sera dal pubblico presente  al Globe di Villa Borghese, sulle opere di Sir WIlliam.  Per la serie va in scena: “Chi sa come si chiamava il padre di Amleto?”…….

E loro fenomenali  e di grande talento, clown magistrali , interpretano  tutti i ruoli , inclusi  se stessi, davanti a un pubblico che diventa il pubblico di questo spettacolo, uno spettacolo senza quarta parete, vomito compreso….! La chimica tra i tre attori è incredibile, amano i loro ruoli,  li interpretano con un’energia tanto positiva  quanto  contagiosa da irradiarla verso  tutto  il pubblico. Per un attimo  è sembrato di assistere ad una straordinaria commistione tra Groucho Marx e i Monty Python.

Il  fascino di questo spettacolo in conclusione è  dato dalla sua completa irriverenza e volontà di spingere all’estremo assoluto ogni personaggio. Le loro continue trasformazioni sono volutamente  ridicole, fatte per ridere ad alta voce. attraverso, gags, schiaffi, doppi sensi, beffe già inclusi nelle opere di Shakespeare  e contaminati  da riferimenti sociali e  politici attuali  ma anche  da  riferimenti culturali pop moderni Strepitoso ed estremamente esilarante l’Otello in versione rap!

Dividendo idealmente lo spettacolo in due parti la prima parte  e una rapida carrellata  delle maggiori commedie di Shakespeare iniziando da  Romeo e Giulietta . continuando con  Tito Andronico stile Masterchef , per poi procedere con  Otello. come  già detto, a seguire un’interpretazione scozzese del Macbeth, una compilation a tema calcistico che tratta principalmente di opere teatrali basate sulla storia di Shakespeare. mentre la seconda parte è dedicata interamente alla saga di Amleto!

E in conclusione il padre di Amleto come si chiamava?

 

 

 

 

Condividi su: