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L’Arte come Respiro del Quotidiano: Il Corpo va in Scena all’Art Forum Würth Capena

Oltre il concetto di ufficio: la collezione privata si apre al pubblico e ai dipendenti per celebrare vent’anni di bellezza condivisa

Il 15 maggio scorso, le porte dell’Art Forum Würth di Capena si sono schiusi per un’anteprima riservata ai media, svelando il progetto espositivo “Dalla Testa ai Piedi. Il corpo nella Collezione Würth”. L’evento, che ha preceduto l’inaugurazione ufficiale , con apertura al pubblico del 18 maggio 2026, non celebra soltanto una rassegna di respiro internazionale, ma suggella il ventennale di un avamposto culturale che ha saputo fondere l’eccellenza industriale con la sensibilità artistica.

Dalla Testa ai Piedi – Collezione Würth

A delineare i contorni di questa iniziativa sono stati la Dott.sa Valentina Spagnuolo , direttrice dello spazio espositivo, e il Dott. Norman Atz, direttore Comunicazione e Pubblicità di Würth Italia, i quali hanno agito come veri custodi di una visione d’impresa illuminata. Il fulcro del loro intervento non ha riguardato esclusivamente il prestigio dei nomi in catalogo, ma la vocazione filantropica dell’azienda. La scelta di rendere fruibile una selezione così preziosa della raccolta privata Würth risponde a una precisa volontà: democratizzare lo stupore. L’arte, in questo contesto, smette di essere un ornamento elitario per farsi compagna quotidiana dei dipendenti e risorsa gratuita per la collettività. L’idea portante è che l’immersione nella bellezza, proprio nei luoghi dedicati alla produzione e alla professionalità, non sia un lusso, bensì un fattore di benessere psicologico e di elevazione spirituale. Abitare uno spazio lavorativo arricchito da capolavori significa, in ultima istanza, riconoscere la centralità dell’individuo, trasformando l’obbligo del “fare” in un’opportunità di crescita interiore.

Il percorso espositivo, illustrato dalla Dott.sa Spagnuolo, che si sviluppa su due piani espositivi, si dipana attraverso oltre un secolo di creatività, coprendo un arco temporale che va dal tardo Ottocento fino ai giorni nostri. La rassegna mette a confronto più di cinquanta opere che, pur nella diversità dei linguaggi – dalla pittura alla fotografia, dalla scultura al collage – convergono sul tema universale della fisicità umana, intesa come unità di misura del progresso e dei traumi della civiltà moderna.

La curatela ha sapientemente ripartito l’indagine somatica in quattro nuclei concettuali. Il primo segmento celebra il corpo come matrice generatrice. Qui la figura femminile viene spogliata di ogni contingenza per essere restituita alla sua dimensione di archetipo, una forza vitale e primigenia che pulsa nelle forme plastiche di maestri come Hans Arp e nelle provocazioni di Marc Quinn. In questo ambito, la carne si fa sostanza mitica, principio da cui tutto ha inizio.

Proseguendo, l’osservatore viene condotto nel territorio dell’alterazione e del sogno. Il corpo subisce qui una metamorfosi, perdendo i propri confini certi per frammentarsi in visioni oniriche e scomposizioni che richiamano tanto il surrealismo quanto il cubismo. Le opere di Giorgio de Chirico e Louise Bourgeois dialogano in un gioco di specchi dove l’anatomia diventa un alfabeto simbolico, un territorio di indagine psichica che sfida le leggi della logica formale.

Il baricentro della mostra si sposta poi verso una dimensione più etica e sofferta, dove la figura umana si fa teatro di conflitti storici e tensioni politiche. La corporeità non è più un ideale estetico, ma una superficie vulnerabile, segnata dalle ferite del tempo e dalle lacerazioni sociali. Le mani sapienti di Georg Baselitz, Antoni Tàpies e Magdalena Abakanowicz restituiscono immagini di una potenza brutale, in cui la lacerazione della forma diventa denuncia e testimonianza della fragilità dell’esistenza di fronte ai grandi drammi del Novecento.

Un’ulteriore prospettiva riguarda il corpo come strumento d’azione. In questa sezione, l’opera d’arte non è più un oggetto statico, ma il residuo di un movimento, l’impronta di un’energia vitale che ha attraversato la materia. Se le strutture di Antony Gormley evocano una presenza solida che sfida il vuoto circostante, le sperimentazioni di Kazuo Shiraga e Arnulf Rainer portano la pittura ai confini della performance fisica, dove il gesto dell’artista rimane impresso sulla tela come prova tangibile di una lotta creativa tra corpo e sostanza.

Infine, la mostra esplora la deriva del corpo verso l’icona pop e il canone contemporaneo. In un dialogo serrato tra riferimenti alla tradizione classica e reinterpretazioni audaci, artisti del calibro di Andy Warhol, Alex Katz e Francesco Clemente analizzano come la nostra immagine sia diventata un modello culturale di identità, oscillando tra il desiderio di una bellezza eterna e l’accettazione di forme anti-convenzionali che sfidano i parametri tradizionali.

Dalla Testa ai Piedi – Collezione Würth

Il sigillo finale di questo itinerario è affidato alla monumentalità di Fernando Botero. Il suo “Adamo ed Eva”, scelto come effigie del progetto, rappresenta la sintesi perfetta dell’intera esposizione: un ritorno alla genesi attraverso volumi che, nella loro esuberanza non convenzionale, celebrano il corpo come narrazione eterna, punto di partenza e di approdo di ogni riflessione umana. Visitare la mostra, che resterà aperta fino all’11 settembre 2027, significa dunque partecipare a un esperimento sociale e artistico di rara lungimiranza, dove l’Art Forum Würth si conferma non solo come spazio espositivo, ma come laboratorio di umanità.

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Dalla Teasta ai Piedi: il corpo nella collezione Würth- Mostra collettiva dalla collezione privata Würth, in copertina in primo piano parte dell’opera Kiss di Marc Quinn Capena dal 18 maggio all’11 settembre 2027

Foto ©Grazia Menna

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