Romeo e Giulietta secondo John Cranko, sono loro i protagonisti del balletto scelto per l’estate del Teatro dell’Opera
Dopo l’opera, andata in scena al Costanzi la scorsa primavera, Romeo e Giulietta sono tornarti a far sognare il pubblico romano nell’estate del Circo Massimo, sul palco nelle serate del 24 e 25 luglio. Questa è stata la volta del balletto coreografato nel 1958 da John Cranko sulla musica di Sergej Prokof’ev, che a quasi settant’anni dal suo debutto continua a far sognare raccontando la storia dei due amanti veronesi, la più immortale di tutte le storie d’amore.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, Ido Arad dirige con sicurezza e misura una serata in cui ogni elemento sembra trovare il proprio equilibrio. Le scene e i costumi di Jürgen Rose, insieme al lavoro del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma, si fondono in un allestimento di grande armonia, nel quale nulla appare fuori posto.
Sarà anche il fascino delle sere estive romane – quella di sabato, piacevolmente ventilata – ma è soprattutto la qualità dell’allestimento a conquistare il pubblico, seduto davanti a una Verona viva, intensa e ricca di sfumature.
È proprio la tridimensionalità sociale a colpire; il mondo di Romeo e Giulietta si riempia non solo delle famiglie in senso stretto, ma di tutta quella comunità di Verona che vive il dramma della battaglia tra Montecchi e Capuleti. E poi, immersi in questa città che si muove e commenta, ci sono loro, quei due giovanissimi a cui il mondo da quattro secoli pensa quando parla di amore. Susanna Salvi e Michele Satriano, i due étoile dell’Opera, prendono la loro maturità artistica e la modellano fino a tornare adolescenti, dando finalmente a Giulietta e Romeo quell’età che gli sarebbe propria. Salvi vive l’amore e il tormento, è una ragazzina che sta scoprendo ora il più bello dei sentimenti e che non riesce a sottostare alla volontà familiare. Spensierata finché può sognare, il tono della sua interpretazione cambia drammaticamente nel momento il cui si dovrebbe sposare. Leggiadra sì sulle punte, ma con un peso sul cuore che impedisce alla sua anima di ballare ancora. I tentativi di Paride (Giacomo Castellana) di render quell’unione più di un mero contratto sono palpabili, ma certo come si possono apprezzare mentre vediamo Giulietta sfiorire tra le pareti che chiama casa?
Ancor più adolescente lo è il Romeo di Satriano, che per tutto il balletto ci trasmette la freschezza di quell’età. Lo esprime il suo ballo, a lui certo l’esplosività non manca, e lo esprime il volto sorridente, merito anche degli schermi installati ai lati del palco, che permettono di vedere primi piani che altrimenti perderemmo.
La differenza più grande, in questo senso, la si percepisce con Tebaldo. Claudio Cocino trattiene nella sua danza la serietà del più rigido di questi personaggi Shakesperiani. Chi l’opera l’ha vista anche in prosa o in lirica ben sente come Tebaldo non cambi tanto quanto altri: impostato, fiero, sicuro, c’è una rigidità che si mantiene anche attraverso le linee dolci della danza.
Tutto il contrario, invece, si può dire per la nutrice (Viviana Melandri) a cui invece il balletto regala un aspetto ancor più dolce e materno, rendendo la sua una delle interpretazioni più dolci. Si torna sul concetto dell’età: se questi protagonisti son poco più che ragazzini di cosa hanno bisogno se non di adulti che di cui fidarsi? La nutrice, il Frate Lorenzo di Andrea Forza. Non certo i rigidi genitori, impostati nelle loro quotidianità nobiliari, cresciuti abbastanza da sapere che la vita la si potrebbe anche voler diversa, ma certo va vissuta come prescritta. L’unica cosa per cui c’è uno spazio in più è il dolore dei dolori, la morte di un figlio. Solo davanti a questo ci si può permettere d’esser umani, di lasciarsi andare alla sofferenza e allo strazio, quello di Alessandra Amato nel ruolo di Madama Capuleti, che ora potremmo chiamare solo madre, genitrice, colei che ha dato la vita e ora la vede andar via.
A quattrocento anni da Shakespeare il rapporto della società con l’età di Romeo e Giulietta, la piena adolescenza, è profondamente cambiato, e prima del dramma riusciamo a riconoscere in loro questi pochissimi anni, questa profonda e legittima inesperienza della vita e dell’amore.
Quel che rende immortale Romeo e Giulietta è forse quel tema universale degli adulti che decidono le sorti dei giovani; ogni ventenne morto in guerra è un Romeo, ogni figlia di faida una Giulietta, ogni ragazzo a cui è tolto l’amore e il domani rientra in questo schema. Più ancora dell’amore, più dello sconvolgimento che uno sguardo provoca. Romeo e Giulietta come bellezza che prova a fiorire tra i rovi dell’odio, e che vi rimane soffocata contro tutte le belle speranze di chi crede che l’amore sia il più forte dei sentimenti.

Eppure dopo quattro secoli ci speriamo ancora; che un giorno i Romeo e le Giulietta di un mondo sempre più in conflitto ci dimostrino che la vita appartiene a chi ama, non a chi odia, a chi sceglie, non a chi segue uno schema consolidato. Che quella bellezza superi i rovi e risplenda al sole.
Il tempo delle cripte dovrà finire, l’amore merita luce.
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Romeo e Giulietta – Musica di Sergej Prokof’ev – Balletto in tre atti di John Cranko dalla tragedia di William Shakespeare Direttore: Ido Arad – Personaggi e interpreti: Giulietta (Susanna Salvi), Romeo (Michele Satriano), Tebaldo (Claudio Cocino), Rosalina (Marianna Suriano), Mercuzio (Gabriele Consoli), Benvolio (Mattia Tortora), Paride (Giacomo Castellana) – Coreografia: John Cranko – Scene e costumi: Jürgen Rose – Luci e supervisione tecnica: Steen Bjarke – Supervisione costumi: Diana Eckmann – Coreografia ripresa: da Yseult Lendvai – Supervisione coreografia: Reid Anderson-Graefe – Copyright_ Reid Anderson-Graefe – Maestro D’Armi: Renzo Musumeci Greco – Orchestra, ètoile, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma – Circo Massimo 24 e 25 luglio 2026
Ph: ©Fabrizio Sansoni





