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Nessuno si salva da solo

Intervista ad Arianna Ninchi, prossimamente in scena nel ruolo di Ellida ne “La Donna Del Mare” di Ibsen al Fontanone del Gianicolo

Arianna Ninchi, attrice figlia e nipote d’arte, torna a confrontarsi con Ibsen e con uno dei suoi testi più affascinanti, La donna del mare. Dopo il debutto dello scorso aprile al Teatro di Documenti di Roma, lo spettacolo torna in scena in una nuova veste, questa volta all’aperto, nella cornice dei Giardini dell’Acqua Paola al Fontanone del Gianicolo. A dirigere la compagnia è Rosario Tronnolone, anche interprete dello spettacolo insieme ad Arianna Ninchi, Marco Bellizi, Stefano Licci e Luca Manneschi. L’appuntamento rientra nel programma di Eventi a Fontana, manifestazione diretta artisticamente da Gabriele Manili, ed è fissato per 26 settembre alle ore 21.00.

Il testo di Ibsen narra la struggente storia di Ellida, la donna del mare, che ha sposato un vedovo e vive con lui sulle rive di un fiordo. Ma dentro di sé continua a sentire il richiamo del mare aperto, dell’Infinito e dell’amore di uno Straniero, un marinaio che le ha promesso di amarla per sempre e di tornare a prenderla. Avvolta da una malinconia profonda, Ellida guarda da anni verso l’orizzonte, sospesa tra la vita che ha scelto e quella che continua a desiderare.

Arianna, cosa significa per te tornare a dare voce a un personaggio complesso, malinconico e sfuggente come Ellida?

Prima di farlo sono andata al mare. Avevo bisogno di farmi trasportare dalle onde. Ellida è costantemente percorsa da flutti e marosi, che la rendono veramente sfuggente. Questo è l’aspetto per me più difficile da recuperare. Ciò detto, interpreterei questo ruolo ogni sera, se dipendesse solo da me. Ad aprile mi sembrava impossibile dovermene separare.

Quali emozioni ti ha regalato finora interpretare una donna come Ellida?

Una gran paura ma anche una gran felicità. Solo interpretando Carla, l’amante ne “La coscienza di Zeno” (ruolo che ho rivestito in giovane età), avevo provato emozioni simili. Forse perché anche lì mi sentivo veramente “in parte” e quindi proprio senza alibi.

Pensi che Ellida abbia ancora qualcosa da donarti, da insegnarti e da regalarti?

Certamente sì. Tra gli insegnamenti supremi, il fatto che estraniarsi dalla lotta è impossibile: tutte e tutti siamo chiamati prima o poi a scegliere e ad assumerci le nostre responsabilità. Trovare un proprio posto nel mondo, sia pur all’ombra, è faticosissimo. Le persone, di cui ti circondi, sono la tua rete di conforto e protezione e vanno scelte con la massima attenzione. Nessuno si salva da solo.

“Una donna che si è dovuta molto adattare, che chiede amore e comprensione e che ora vuole essere libera di scegliere”, così hai descritto Ellida. La storia di una donna senza tempo, come se fosse simbolo della storia di tutte le donne.

In effetti, Ellida è davvero un personaggio fuori dal tempo. Ogni donna potrà riconoscersi, se non nel suo percorso, almeno nel suo bisogno di essere libera di scegliere.

Quanto c’è di te in Ellida?

Come lei, so cosa sono i fantasmi del passato. E so quanto sia complesso liberarsene.

In cosa tu ed Ellida siete distanti?

È più concreta e molto meno romantica di me.

C’è un aspetto di questo lavoro diretto da Rosario Tronnolone che credi non sia ancora emerso attraverso la critica teatrale pubblicata finora?

Molta attenzione da parte della critica mi sembra sia andata agli aspetti esteriori dell’allestimento, da tutti riconosciuto come esteticamente appagante. L’invito che volentieri farei è quello di mettersi in sintonia spirituale con le vibrazioni che certamente gli attori cercano di far passare anche attraverso i silenzi e il non detto, elementi veramente essenziali in questo testo di Ibsen.

Oppure, se vuoi sottolineare maggiormente il rapporto tra spettacolo e luogo: “Come cambia lo spettacolo nel passaggio da uno spazio raccolto e non convenzionale come il Teatro di Documenti a un luogo aperto e monumentale come il Gianicolo?” Questa, secondo me, ha un taglio ancora più da intervista culturale.

Lo spettacolo è nato al Teatro di Documenti, un luogo dalla forte identità, in cui la vicinanza con il pubblico e la natura stessa dello spazio portano gli attori ad abitare la scena più che semplicemente a recitare. Al Fontanone del Gianicolo ci confronteremo invece con un contesto completamente diverso, aperto e monumentale, quasi cinematografico.

La distanza dagli spettatori sarà maggiore, ma il nostro obiettivo resta quello di conservare la stessa intensità e lo stesso coinvolgimento emotivo. Credo anzi che il panorama possa diventare parte integrante dello spettacolo, contribuendo a creare quella sospensione dalla realtà che il racconto cerca: una sorta di sogno a occhi aperti condiviso con il pubblico.

Con Rosario abbiamo già lavorato insieme diverse volte, sempre con grande sintonia. Per me, invece, sarà la prima volta al Fontanone del Gianicolo, e sono molto felice di affrontare questa nuova esperienza. Ringrazio gli organizzatori della rassegna per l’invito e Quarta Parete per questa intervista. Vi aspetto.

Interviste
Elisa Fantinel

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