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Management del Dolore Post Operatorio, un’ora di rock senza anestesia

La band di Lanciano a Roma nell’ambito del “Terra! Festival” alla Città dell’Altra Economia nell’ultima data del loro tour estivo 2026 “Gli anni di strapiombo”

C’è un filo rosso che lega il passato e il presente dei Management del Dolore Post Operatorio: la capacità di trasformare il disagio in musica, l’inquietudine in energia, la provocazione in una forma di libertà. E forse non è un caso che il nome della band continui a suonare così attuale, anche a distanza di anni da quel debutto che li aveva portati al centro della scena indipendente italiana.

A Roma, alla Città dell’Altra Economia, il gruppo abruzzese ieri sera è tornato sul palco nell’ambito del Terra! Festival, giunto alla sua terza edizione, regalando al pubblico un concerto breve ma tutt’altro che contenuto.

Un’ora di musica, praticamente senza tempi morti, nella quale Luca Romagnoli e compagni hanno ripercorso alcuni dei momenti più significativi della loro storia, alternando brani più recenti ai pezzi che hanno contribuito a costruire l’identità della band. Un set forse troppo breve per chi avrebbe voluto lasciarsi trascinare più a lungo dal vortice sonoro del Management, ma sufficientemente intenso per ricordare perché, ancora oggi, il loro nome rappresenti una delle esperienze più riconoscibili e irriverenti del rock italiano.

Il viaggio parte idealmente da lontano, da AUFF!, il debutto del 2012 che in poco tempo diventò una sorta di manifesto della band. Un disco in cui era già nitida la loro idea di musica: punkrock ed elettronica mescolati a parole scomode, sarcasmo, rabbia e improvvise aperture malinconiche. Riascoltare oggi dal vivo alcuni di quei brani significa inevitabilmente misurare la distanza dagli anni in cui sono nati, ma anche accorgersi di quanto sia rimasta intatta l’urgenza che li attraversava. Il tempo è passato; quella tensione, molto meno.

Sul palco, infatti, il Management non sembra avere alcuna intenzione di indulgere nella nostalgia. I brani del passato tornano in scaletta con una vitalità intatta, senza assumere il peso delle reliquie. Convivono naturalmente con il resto del repertorio e ritrovano forza nel rapporto con il pubblico, che li riconosce fin dalle prime note e spesso li canta insieme alla band.

E poi c’è Luca Romagnoli, elemento centrale di quella particolare miscela che da sempre caratterizza il gruppo. Più che un frontman tradizionale, Romagnoli è un narratore irrequieto, capace di passare dalla provocazione alla riflessione con quella naturalezza che ha sempre rappresentato uno dei marchi di fabbrica del Management. Il suo modo di stare sul palco conserva qualcosa di volutamente scomposto, quasi anti-rockstar, ma proprio per questo tremendamente efficace. Non c’è bisogno di costruire un personaggio: il personaggio è già dentro le canzoni.

La dimensione live conferma così la natura profondamente fisica della musica del gruppo. Chitarre, batteria e voce costruiscono un muro sonoro che non ha bisogno di dilatarsi troppo nel tempo per arrivare a destinazione. I brani si susseguono con ritmo serrato, lasciando poco spazio alle pause e molto all’interazione con il pubblico. È un concerto che non cerca la perfezione patinata, ma il contatto diretto, quasi carnale, tra palco e platea.

La Città dell’Altra Economia offre del resto uno scenario particolarmente adatto a questo tipo di esibizione. L’atmosfera è quella delle grandi serate estive romane all’aperto, con il pubblico raccolto davanti al palco e quella sensazione di comunità che spesso è uno degli elementi più belli dei festival. Il contesto della serata passa quasi in secondo piano rispetto alla musica: quando partono i primi accordi, a parlare sono soprattutto le canzoni.

Ed è proprio questo il punto di forza del Management: essere riusciti, nel corso degli anni, a costruire un repertorio nel quale l’ironia non è mai soltanto una posa e la rabbia non diventa mai semplice esercizio di stile. Dietro la provocazione c’è spesso una riflessione sul presente, sulle relazioni, sulle contraddizioni della società e soprattutto sulle inquietudini di una generazione che continua a sentirsi fuori posto.

Il concerto scivola verso la fine quasi troppo in fretta. Poco meno di un’ora che, per una band con un repertorio così ampio, sembra appena un assaggio. Eppure è sufficiente per restituire una fotografia nitida del Management: una band ancora capace di suonare ruvida, diretta e scomoda, senza rincorrere mode né sentire il bisogno di addolcire il proprio linguaggio.

Forse è proprio questa la loro forza più grande. A più di dieci anni da AUFF!, il Management continua a portarsi dietro quella stessa attitudine: partire dal rock, sporcarlo con l’elettronica, intrecciarlo alla parola, alla provocazione e all’ironia, per poi restituirlo al pubblico senza anestesia.

Una performance breve, dunque, ma abbastanza intensa da ricordarci che certe band non hanno bisogno di occupare un palco per tutta la notte per lasciare il segno. A volte basta un’ora. Purché sia un’ora suonata alla maniera del Management.

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