Fino al 12 aprile al Teatro Vascello un’opera spiazzante e intimista che riflette sul tema della colpa e si interroga sulla necessità o meno di un’espiazione.
Al Teatro Vascello va in scena La sorella migliore, un intenso dramma familiare dove il non detto si divincola per liberarsi dalla compressione dell’occultamento di sentimenti celati e verità omesse. Così lentamente una tempesta di emozioni represse e tenute a bada per anni si abbatte su un nucleo familiare sconvolto tempo prima dalla tragedia di un terribile incidente stradale. Non la famiglia della vittima che ha perso la vita, ma del carnefice. Coloro che devono convivere con i sensi di colpa e la vergogna. Una pressione emotiva tale da esplodere nei momenti più inaspettati, quando tutto sembra finito. Dall’altra parte del dolore, quella del colpevole e dei suoi affetti più cari.

Vanessa Scalera
La sorella migliore è una profonda riflessione morale sul tema della colpa e del rimorso, un costante interrogarsi sul peso degli sbagli, sulla legittimità o meno di eludere il castigo. Un’inquadratura fissa sulla frammentazione di una famiglia, apparentemente coesa eppure così turbata e scissa da segreti e rancori. Il disagio della prossimità al colpevole si trasforma in ricerca di un rigore morale, si concretizza in un’espiazione avvertita come necessaria e urgente.
Un salotto domestico ospita questo turbinio di emozioni che sembra usurare l’unità familiare in favore di una disgregazione irreparabile. Un’enorme tenda gialla dividendo come fondale il visibile dal tralasciato, ingigantisce le sensazioni dei presenti e i loro sottointesi fatti di silenzi, così come il loro sfogo sovrabbondante di parole. Colori vivaci e colori caldi la cui positività, quell’unione familiare un tempo vissuta, viene macchiata da un terribile sbaglio. Una poetica del contrasto tra detti e non detti, tra colori rassicuranti e tensioni lancinanti che emergono dirompenti. Cone se nell’immaginazione quel fondale venisse squarciato dalla devastazione della colpa e del dolore.
Vanessa Scalera, dopo l’addio a Imma Tataranni, torna al teatro con quest’opera di Filippo Gili diretta da con semplicità ma efficacia da Francesco Frangipane, che riesce a rendere tangibile e respirabile, vera e percepibile, la quotidianità dei personaggi e l’intimità delle loro interrelazioni. L’effetto di dinamicità e credibilità dei movimenti degli attori si accompagna all’uso disinvolto degli oggetti di scena e alla potenza di una regia che mette al centro la recitazione e il peso di ogni gesto e parola, come lo sguardo di Vanessa Scalera che nell’ombra osserva la stanza vuota piena dei fantasmi di ricordi sia felici che dolorosi e degli spettri esistenziali gettati in quell’ambiente da lei stessa pochi minuti prima.

Ogni attore è valorizzato e scardina con intensità e bravura interpretativa le certezze dello spettatore. Aurora Peres e Alessandro Tedeschi aprono e chiudono lo spettacolo con incisività, punti fermi nella presenza fisica ma stravolti, cambiati, da quanto avvenuto. Prima vicini e uniti, poi così distanti e chiusi in se stessi, legati da una nuova incomunicabilità mai ancora sperimentata. La recitazione della Scalera si distingue per quella amabile ruvidezza e onestà che la contraddistingue, una spigolosità piacevole, una schiettezza e impulsività che travolgono. È lei il motore dell’azione, la scintilla, l’irrequietezza non domata. Porta sul palco dubbi e contraddizioni, teorie e ferocia in questa parabola sul dilemma del castigo e sui conflitti interiori del colpevole e di coloro che gli sono vicini.
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La sorella migliore di Filippo Gili – regia Francesco Frangipane – con Vanessa Scalera, Alessandro Tedeschi, Aurora Peres e Michela Martini – scene Francesco Ghisu – disegno luci Giuseppe Filipponio – musiche Roberto Angelini – costumi Eleonora Di Marco – una produzione Argot Produzioni – in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito – durata 100’ – Teatro Vascello dall’8 al 12 aprile 2026





