C’è un contesto aziendale e interessi da promuovere, ma anche qualcosa di più grande: il Vangelo, la condivisione di una Parola, un messaggio che passa da uno all’altro.
A partire dal 18 marzo e nelle successive repliche fino a domenica 22, il palcoscenico del Teatro Vitaliano Brancati può essere immaginato come una scatola. Intermedia nella proporzione, inespressiva nella colorazione. La tenue sfumatura di una cromia marrone, e una celebre sceneggiatura di americana derivazione. Roger Rueff, per la precisione, e una scrittura che emerge aldilà di ogni scenografia e gradazione, e con Francesco Scianna alla direzione. Ma prima c’è la traduzione. Due donne a volgere il testo in italiano: Paola Ponti e Paola Ermenegildo, e quattro uomini a consegnarlo al pubblico del “Vitaliano”: Sergio Romano e lo stesso Scianna, Fabrizio Romano e Lorenzo Crovo.

E un asettico ritrovo: una scatola quadrata e un’imminente tavola rotonda. Uno spazio apparentemente anonimo e materiale, distaccato e impersonale, un luogo di riunione, un salotto e un salone. Una stanza: la Hospitality Suite della conversazione, della lubrificazione da promuovere e di industrie e industriali da conoscere, di affari da discutere e clienti da accogliere, con altri da rintracciare, compratori da convincere e pezzi grossi da individuare. E prodotti da smerciare. E alternative da trovare. Per guadagnare. Per inseguire il sistema sociale. Da una parte i piazzisti, i venditori; dall’altra gli acquirenti, i potenziali consumatori.
Un involucro di sorrisi e strette di mano forzosi e obbligatori, formalità e formalismi, inderogabili convenzioni di individui che non sono solo incarichi e mansioni, attività e professioni, che non sono solo automi e funzioni. Di individui umani, che dalla tenuta confortevole e sportiva a quella lavorativa e viceversa, mutano allo stesso tempo in meditazioni e opinioni, confessioni e rivelazioni. E centinaia le diramazioni di un asse tematico che è commerciale, ma anche esistenziale. E dunque, soggettivo e individuale. Da singoli che si relazionano con un’indistinta collettività a quelli che si connettono con la propria spiritualità. Fornitori operosi nella vendita ed esteriori nella parvenza, interiori nell’essenza e profondi nella sostanza.

Ed ecco allora ragionamenti con altri orientamenti. Ragionamenti, inquietudini e sconvolgimenti, probabilmente inadattabili ad ambienti che nascono con finalità differenti. Niente che riguardi la religiosità e i suoi credenti, i Sacramenti, le anime e i Santi, la Bibbia e il Redentore. Eppure sì, è in quel contenitore spento e incolore, fra ombre e paure, rabbia e dolore, che trova posto una fede da professare, una sincerità da divulgare e un sogno da raccontare: Dio, fra le macerie, a rischiarare. Dio a illuminare. Dio e il suo bagliore.
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Hospitality Suite – di Roger Rueff – traduzione italiana: Paola Ponti e Paola Ermenegildo – in accordo con: Arcadia & Ricono Ltd, per gentile concessione di: Roger Rueff – regia: Francesco Scianna – con: Francesco Scianna, Sergio Romano, Lorenzo Crovo, Fabrizio Romano – scene e luci: Angelo Linzalata – costumi: Stefania Cempini – musiche: Paolo Spaccamonti – regista assistente: Luca Bargagna – produzione: Marche Teatro, Goldenart Production, Teatro Biondo di Palermo, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – foto: Dino Stornello – Catania, Teatro Vitaliano Brancati (18-22 marzo 2026)





