L’ultima opera di David Lowery condensa molteplici generi con l’audace tentativo di scavare nelle viscere più perturbanti dell’animo umano.
David Lowery con il suo Mother Mary aggiunge un ulteriore importante tassello alla sua ricca filmografia che constata lavori come Storia di un fantasma e Old Man & the Gun. Questa pellicola, per il regista di Milwaukee, rappresenta il ritorno a un cinema più tenebroso, allusivo e metaforico, perfettamente in linea con l’immaginario cinematografico predicato dalla potente casa di produzione A24. Dopo l’approdo al grande pubblico con opere mainstream come Sir Gawain e il Cavaliere Verde e il live action Peter Pan & Wendy, con quest’ultimo lavoro Lowery torna a cimentarsi con un film di genere di marcata autorialità (anche se per Mother Mery dovremmo parlare di più generi).
Anne Hathaway interpreta una popstar internazionale di nome Mother Mary e il richiamo all’estetica di Taylor Swift appare lampante. La cantante, in vista dell’imminente tour che sancisce il suo attesissimo ritorno sulle scene dopo un periodo di inattività, ha bisogno di un nuovo vestito per lo spettacolo. Si rifugia così nella campagna inglese per chiedere soccorso ad un’amica di vecchia data, Sam Anselm, in passato inseparabile costumista di Mother Mary e oggi stilista di fama mondiale, interpretata da una sorprendente e magnetica Michaela Coel. L’incontro-scontro tra le due donne riapre ferite mai sanate ed un turbolento passato. Da questa premessa narrativa comincia il sofferto viaggio emotivo tra angosce, paure, non detti, delusioni e sentimenti di due donne che tentano di ritrovarsi e riappacificarsi.
Lo spettatore impara a conoscere le protagoniste dalle loro stesse parole, un acceso confronto che ricostruisce il loro passato con numerosi balzi temporali e flashback, come pezzi di un puzzle destinati ad unirsi. L’iniziale impianto teatrale dell’opera, accompagnato da una regia asciutta e minimalista, è ben congegnato grazie alle brillantissime interpretazioni delle due attrici, che in un interno riescono a sprigionare tutta la loro forza espressiva, nonostante una scrittura prolissa ed eccessivamente verbosa. La rievocazione dialettica tra le due protagoniste viene più volte inframezzata da sequenze musicali in cui Mother Mary si esibisce. È in queste scene che l’estro virtuosistico e patinato dell’autore prende il sopravvento, quasi come da contraltare all’oscura sobrietà delle stanze del castello gotico che le due donne abitano. Lowery gioca, ed esagera, con i generi, mescolandoli e variando i toni del racconto: prima ci presente l’opera come uno psicodramma tutto al femminile, poi ammicca al musical, per poi giungere ad un thriller gotico e soprannaturale con echi orrorifici e scene di body horror. L’opera inizia ad assumere toni sempre più torbidi e cupi quando Mother Mary svela alla compagna il motivo del suo allontanamento dalle scene: un “malessere demoniaco” che la sta logorando. Quest’entità, se così possiamo definirla, allusiva e metafora della condizione umana, in realtà non fa altro che tentare goffamente di nascondere una confusione estetica e narrativa oramai dominante nel film.
La decisa e netta svolta metafisica della trama tenta di condurre il pubblico ad una dimensione sacrale ed ermetica, quasi a voler indagare, mediante sedicenti allegorie e metafore, l’io umano più profondo e misterico con i suoi tormenti e le sue paure, ottenendo però delle immagini ambiziose e conturbanti, eseguite con innegabile maestria tecnica, ma svuotate del loro significato. Il tentativo, indubbiamente accattivante, di coniugare l’immaginario pop contemporaneo con quello sacrale e orrorifico, a tratti esoterico, (si ricordi la poco convincente seduta spiritica delle due donne e i vari fenomeni di possessione degni dei più tradizionali film dell’orrore) appare, in fin dei conti, come mera e velleitaria posa stilistica, incapace di approfondire davvero i tanti temi solo accennati. Ciò che rimane è un agglomerato caotico e confuso di sequenze oniriche e rarefatte che tendono al tutto, ricavandone, sotto più aspetti, il nulla.
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Mother Mary – Regia di David Lowery – Sceneggiatura: David Lovery – Con: Anne Hathaway, Michaela Coel, Hunter Schafer, Sian Clifford, Atheena Frizzell, FKA twigs, Kaia Gerber, Jessica Brown Findlay, Alba Baptista, Isaura Barbé-Brown – Musiche: Daniel Harth – Montaggio: David Lowery – Fotografia: Andrew Droz Palermo, Rina Yang – Produttore: Jonathan Saubach, Jonas Katzenstein, James M. Johnston, Maximilian Leo – Casa di produzione: Homebird Productions, Augenschein, Filmproduktion – Paese: UK e USA – Anno: 2026 – Uscita nelle sale: 13 maggio 2026





