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A Kabul esistono ancora uomini buoni

No good men”: il ritratto intimo di una donna che sfida patriarcato, paura e censura

No good men non è solo il titolo dell’ultima opera della cineasta afghana Shahrabanoo Sadat, scelta come film d’apertura della 76esima edizione della Berlinale, ma un vero e proprio assioma inciso sulla pietra per ogni donna afghana.

Quando si parla di Sadat, si ha a che fare con la regista più giovane mai selezionata per la Cinefondation Residence del Festival di Cannes con il suo lungometraggio d’esordio Wholf and Sheep (2016), all’età di 19 anni, insomma una vera enfant prodige.

Di conseguenza le aspettative sulla promettente regista, residente in Germania, si sono rivelate sin da subito altissime. Nonostante la giovane età, Sadat aveva già le idee molto chiare e la sua opera prima sarebbe stata solamente il primo tassello di un progetto ben più ambizioso: realizzare cinque lungometraggi sui cinque capitoli del manoscritto autobiografico dello scrittore e attore Answar HashimiNo good men rappresenta quindi il terzo capitolo della “saga”, preceduto da The Orphanage (2019) presentato a Cannes.

Con No good men la giovane regista porta sul grande schermo la sua storia fino ad adesso più autobiografica ed intima; risulta così coerente la scelta di interpretare lei stessa la protagonista del racconto.

Siamo a Kabul, 2021, e il ritorno dei talebani nella capitale sembra imminente. In questo tumultuoso contesto politico seguiamo la storia di Naru, una giovane donna, madre di un bambino che cresce da sola, ed unica operatrice della televisione afghana. Interpretata dalla stessa regista con una naturalezza disarmante, non è la tradizionale figura femminile musulmana relegata a casa, ma una donna emancipata e indipendente che vuole lavorare e vivere la propria vita in libertà: non è disposta a stare in silenzio e soggiacere alla retrograda oppressione maschile. È una donna che alza la voce e rifiuta di essere confinata a un ruolo di subordinazione.

Eppure, non ha pretese rivoluzionarie: desidera semplicemente raccontare, attraverso la sua telecamera, le storie delle persone che incontra per strada, trasformando la propria passione in un lavoro, esattamente come fanno ogni giorno i suoi colleghi uomini. È convinta che non ci sia nulla di sbagliato in questo, e rivendica il diritto di esercitare la professione di operatrice in quanto donna e, prima ancora, essere umano.

Le umiliazioni e la diffidenza dei colleghi sono costanti, ma non bastano a piegarla. In un ambiente dominato dagli uomini, è costretta a confrontarsi ogni giorno con una realtà soffocata da retaggi culturali profondamente radicati, che la obbligano a dimostrare continuamente il proprio valore.

Convinta che a Kabul non esistano uomini davvero capaci di rispettare una donna — emblematica, in questo senso, la sequenza in cui realizza un servizio televisivo per San Valentino interrogando passanti sul significato dell’amore — finirà però per ricredersi quando incontrerà Qodrat, noto giornalista di Kabul News interpretato dallo sceneggiatore Answar Hashimi. Dopo iniziali attriti, tra i due nascerà un legame profondo e affettuoso.

No good men è un film stratificato che, attraverso la quotidianità della protagonista, esplora la condizione femminile nei suoi molteplici aspetti: maternità, lavoro, amicizie e libertà personale. Pur muovendosi entro i codici della commedia sentimentale, la storia d’amore tra i due protagonisti finisce inevitabilmente per intrecciarsi con il drammatico contesto socio-politico della Kabul del 2021, sospesa nell’attesa del ritorno talebano.

Lo sguardo della giovane regista restituisce una città oppressa dalla paura, accentuando il realismo attraverso l’inserimento di immagini documentaristiche della Kabul di quei mesi. In questo scenario, l’incontro con Qodrat assume un valore ancora più significativo: per la prima volta, la protagonista trova accanto a sé un uomo capace di mettere in discussione le convenzioni patriarcali e religiose del proprio paese, trattandola con rispetto e dignità.

La regista non rinuncia neanche a puntare il dito contro la censura di stampa e il giornalismo di regime, osteggiato in primis da Answar Hashimi, che impersonifica ciò che resta di quel giornalismo libero e non irregimentato. No good men dimostra come oggi sia ancora possibile fare del cinema impegnato nel politico e nel sociale che sia al contempo accessibile a tutti. 

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No good men – Scritto e diretto da Shahrbanoo Sadat – con: Shahrbanoo Sadat, Anwar Hashimi, Liam Hussaini, Torkan Omari, Fatima Hassani, Yasin Negah – Musica: Therese Aune – Katja Adomeit – Prodotto da: Katja Adomeit, Balthasar Busmann, Maxi Haslberger – Paesi: Germania, Francia, Norvegia, Danimarca , Afghanistan – Uscita nella sale: 28 maggio 2026

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