di Noemi Spasari

Penultimo spettacolo di Prosa in programma al Teatro del Giglio di Lucca per questa ricca stagione è stato Enrico IV, il celebre testo pirandelliano, riportato in scena con regia di Yannis Kokkos e l’imponente interpretazione di Sebastiano Lo Monaco. L’Enrico IV, fra i capolavori teatrali firmati da Pirandello, è uno studio sulla pazzia e sul tema caro all’autore del rapporto tra personaggio e uomo, finzione e verità, che Kokkos riporta fedelmente.

Il sipario aperto su una scena imponente (a cura del regista Yannis Kokkos) accoglie il pubblico in sala in quella che da alcuni punti di vista sarà più un’esperienza che uno spettacolo, da una parte delle postazioni da camerino, con specchi e luci, dall’altro una struttura dalle grandi dimensioni, costituita da disegni, dipinti e specchi e una porta, al centro un grande trono dorato. Sullo sfondo, che sovrasta la scena e gli attori, un orologio digitale, in perfetto orario, scandisce il tempo. E così gli spettatori prendono posto sulle poltrone rosse, gli attori salgono sul palcoscenico in silenzio uno alla volta, parlottando fra loro, iniziando ad occupare un ambiente carico di una palpabile tensione.

Mentre il pubblico ancora chiacchiera con le luci di sala accese si iniziano a distinguere figure dagli abiti diversi, alcuni medioevali, altri che richiamano la moda degli anni Venti del Novecento (l’opera fu scritta da Pirandello nel 1921). In scena viene portato anche un grande televisore che proietta alcune immagini che in parte anticipano la narrazione.

Finalmente le luci si spengono e la storia ha inizio. Saranno questi personaggi dai costumi medievali, questi consiglieri-valletti che introdurranno il pubblico al gioco di finzioni nato dalla mente pirandelliana che asseconda la follia in cui vive il protagonista che dà il nome allo spettacolo. Che sia una follia vera o presunta probabilmente non lo sappiamo neanche adesso dopo cento anni.

La storia del folle che crede di essere Enrico IV di Franconia è, come era intenzione stessa di Pirandello, un pretesto per affrontare il tema della pazzia, vera o recitata, per analizzare l’ambiguo gioco della finzione, delle maschere, dell’attore e del suo personaggio.

Attraverso folli “veri”, chi asseconda la follia, chi interpreta un personaggio, viene mostrato allo spettatore – usando quel metateatro tanto caro a Pirandello – cosa possa implicare l’indossare una maschera, e la differenza fra interpretare ed essere.
E quell’orologio che sovrasta la scena ci ricorda in ogni momento che quello a cui stiamo assistendo è una finzione, una seduta per cercare di guarire qualcuno che pazzo non è.

Uno spettacolo che lascia più domande che risposte. Una ricerca pirandelliana, a volte poco innovativa, ma sicuramente fedele ai voleri del grande drammaturgo.
Interessanti scelte registiche e scenografiche, con una divisione delle scene e un cambio d’abiti interessante e coinvolgente. Il ruolo di Enrico IV è affidato a Sebastiano Lo Monaco, che porta magistralmente e imponentemente in scena il folle re, emozionando il pubblico con il suo monologo, appassionando e “spaventando”. Al suo fianco un notevole cast, di grande bravura e di coinvolgente presenza scenica.

E con un discorso accorato al pubblico a fine spettacolo, ricordando Puccini e Catalani, il cast saluta e raccoglie infiniti applausi.

 

Foto di scena Tommaso Le Pera

Enrico IV
di Luigi Pirandello
con Sebastiano Lo Monaco, Mariàngeles Torres, Claudio Mazzenga, Rosario Petix, Luca Iacono,
e con Sergio Mancinelli, Francesco Iaia, Giulia Tomaselli, Marcello Montalto, Gaetano Tizzano, Tommaso Garrè
regia e scene Yannis Kokkos
costumi Paola Mariani
luci Jacopo Pantani
collaboratrice artistica Anne Blancard
aiuto regia Stephan Grögler
aiuto scenografo Cleo Laigret
produzione Associazione SiciliaTeatro, Teatro Biondo di Palermo, Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile del Veneto

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